Se la bandiera (non) è blu

5 Luglio 2021
Se la bandiera (non) è blu

di Massimiliano Serati e Niccolò Comerio

In ambito economico il colore Blu è associato al concetto di fiducia. “Un’azienda con il logo bianco è vista come sincera, il logo rosso è associato all’entusiasmo, mentre l’azienda con il logo blu è stata giudicata di gran lunga la più competente”: così conclusero nel 2011 i ricercatori Labrecque e Milne della Loyola University Chicago e della University of Massachusetts. Ma il blu sa anche essere “rassicurante” e “dare un senso di protezione”, di “solidità e fiducia”, come dichiarato da Pantone, azienda di riferimento nel mondo dei colori, che ha scelto la tonalità Classic Blue come colore dell’anno 2020. Non stupisce che oggi il blu sia il colore preferito dalla maggior parte delle persone, tanto che alcuni scienziati ritengano vi sia una “preferenza naturale e universale per il blu”.

Quando il turismo è sostenibile

Anche il settore turistico è permeato dal blu. Bandiera Blu è il più comune eco-label volontario assegnato dalla Foundation for Environmental Education alle località turistiche balneari, sia marittime sia lacustri, che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. Oltre alla qualità delle acque e delle spiagge, rilevano la modalità di gestione della raccolta differenziata dei rifiuti, l’arredo urbano, la mobilità dolce, l’estensione delle aree pedonali e la presenza di percorsi di educazione ambientale. 

Risorse di pregio

Nel 2021, in Italia, sono stati 201 i Comuni e 416 le spiagge ad aver conseguito il vessillo, a conferma che il Bel Paese non è ricco soltanto di arte, cultura ed enogastronomia, ma anche di risorse naturalistiche e ambientali di pregio. Tra le località lombarde dominate dal blu dell’acqua, solo Gardone Riviera ha ottenuto il riconoscimento: una bella sfida per il territorio dei Sette Laghi, chiamato a investire in questa direzione e tutelare al meglio un patrimonio naturalistico-ambientale, ma anche turistico-economico di indiscutibile rilevanza. 

Una sana competizione

La competizione tra territori può fare da incentivo per diffondere globalmente questo approccio: del resto, portare il mondo sulla strada della sostenibilità entro il 2030 è la finalità del programma d’azione sottoscritto nel 2015 dai Paesi membri dell’Onu, nel quale 3 degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) sono espressamente orientati a favorire la diffusione di un turismo rispettoso dell’ambiente, ma anche in grado di creare lavoro e promuovere la cultura e i prodotti locali. 

Meno rifiuti, più biodiversità

Anche il programma One Planet dell’Unwto va in questa direzione: rendere sostenibile l’impatto del settore turistico entro il 2030, promuovendo pratiche di consumo e produzione che utilizzino in modo efficiente le risorse naturali, producendo meno rifiuti nel nome della preservazione della biodiversità, ma anche favorendo una distribuzione più equilibrata delle ricchezze generate. 

Economie “colorate”

Promuovere un settore turistico “più blu” diventa quindi un obiettivo ormai non più postergabile, anche nell’ambito della cosiddetta economia blu (blue economy), nata come evoluzione della ormai consolidata green economy: mentre quest’ultima domanda alle imprese di investire risorse nella riduzione dell’impatto ambientale, la prima si prefigge l’obiettivo, per certi versi utopistico, di eliminare del tutto le emissioni dannose per il pianeta, “imitando” i processi biologici e biomeccanici della natura e degli esseri viventi per il miglioramento delle attività e tecnologie umane.

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