Sguardi nel Buio

Mentre tensioni e divisioni crescono nel mondo, la pittrice Manuela Chinetti dà voce al linguaggio silenzioso degli sguardi attraverso un’opera nata dal buio più profondo. La sua tela dimostra come arte e resilienza umana possano ancora fare la differenza nei momenti di maggiore crisi.

di Redazione VareseMese

Non sempre il percorso artistico nasce da studi accademici. A volte prende forma da un’urgenza interiore, da un bisogno profondo di esprimersi. È il caso di Manuela Chinetti, artista che vive e lavora a Cairate, la cui ricerca pittorica si è costruita passo dopo passo, intrecciando esperienza, sensibilità e incontri decisivi.

Come nasce il suo percorso artistico e quando trova la sua cifra espressiva?
«Fin da giovane mi sono avvicinata a diversi linguaggi creativi seguendo più un istinto che un percorso strutturato. La svolta è arrivata circa dodici anni fa, con l’ingresso nel gruppo di pittori “La Tavolozza” di Cairate, dove ho iniziato a confrontarmi con altri artisti. Lì il maestro Gianfranco Mancon mi ha guidata nei primi passi all’acquarello. Dopo due anni sono approdata alla pittura a olio: una tecnica che ho sentito subito mia e che mi ha permesso di tradurre in immagini ciò che porto dentro».

Quali sono i soggetti che predilige?
«All’inizio ho dipinto paesaggi, come spesso accade. Ma la mia vera passione è il ritratto. Sono i volti, e soprattutto gli sguardi, a catturare la mia attenzione: non semplici rappresentazioni, ma territori emotivi da esplorare. Negli occhi in particolare si concentra una narrazione silenziosa, capace di stabilire un dialogo diretto con chi osserva».

Oggi fa parte anche di nuove realtà artistiche?
«Sì, recentemente sono entrata nel gruppo “CONTEMPORARY Arte&Ambiente” di Varese. Questo mi permette di ampliare il mio raggio d’azione e partecipare a esposizioni collettive. Anche quando affronto temi diversi, mantengo centrale il ritratto, cercando connessioni tra il volto umano e le suggestioni proposte».

Il suo percorso espositivo è già uscito dai confini locali?
« Ho presentato opere a Roma e, più recentemente, a Taranto in una collettiva per la Pasqua. In questo contesto ho realizzato un’opera dedicata alla Passione, interpretata da un punto di vista femminile, rappresentando il dolore della Madre, la Madonna. Il lavoro è stato dipinto su una forma lignea dalla sagoma ispirata a un antico strumento musicale, la troccola, tipico dei riti della Settimana Santa pugliese».

Quali sono i suoi obiettivi futuri?
«Mi piacerebbe che alcune mie opere entrassero a far parte di collezioni importanti, esporre in gallerie di rilievo ed essere riconosciuta da chi, nel mondo dell’arte, sappia cogliere nei miei lavori la capacità interpretativa e il messaggio che cerco di trasmettere».

 

 

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