Senza tabù

2 Marzo 2020
Senza tabù

Maurizio Serati, professore di Ostetricia  e Ginecologia dell’Università dell’Insubria, è stato coinvolto nel controllo del Female sexual function index, che finora è l’unico test di questo genere validato anche in italiano: “Il medico deve indagare con rigore scientifico, consapevolezza e delicatezza”

di Maurizio Serati

La sessualità, in particolare quella femminile, rappresenta un universo sicuramente non facilmente indagabile e standardizzabile. Già la definizione di sessualità data dall’Organizzazione mondiale della sanità ci mostra la complessità della tematica. Per l’Oms, infatti, una buona funzione sessuale non può essere definita come la semplice assenza di disfunzioni sessuali, ma come uno stato di benessere fisico, emozionale, mentale e sociale correlato alla sfera sessuale.

Un problema diffuso

Le disfunzioni sessuali purtroppo sono particolarmente diffuse, anche se la precisa prevalenza non è chiara perché esiste una ampia fetta di popolazione femminile che, per pudore o vergogna, preferisce non parlare dei propri disturbi sessuali con il personale medico. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che durante normali visite ginecologiche di routine solo il 3% delle donne in età fertile riferisce spontaneamente disfunzioni sessuali, ma, se interrogate in modo specifico dal ginecologo, tale dato sale almeno al 20%. L’aspetto più interessante è che nessuna donna, in questi studi, ha dichiarato di sentirsi “violata” nella propria intimità dal medico, ma anzi che riteneva un dovere del ginecologo occuparsi anche di questo aspetto della vita della donna, anche se spesso ciò viene messo in secondo piano dal professionista. Pertanto è evidente che è indispensabile che il ginecologo indaghi sempre questa funzione e questa tematica e che lo faccia nel modo più rigorosamente scientifico possibile. Esistono per esempio alcuni questionari validati a livello internazionale che permettono di ottenere degli scores numerici relativi ai disturbi sessuali di una donna con poche semplici domande. Il Female sexual function index è l’unico di questi test che sia stato validato anche in italiano. Non si fa certo diagnosi di problematiche sessuali femminili con una semplice serie di domande, ma è fondamentale per rompere il ghiaccio e per lavorare su uno strumento che possa darci un’idea di come anche poi le nostre terapie possano migliorare i punteggi della sessualità di queste donne.

Disturbi senza età

Le disfunzioni sessuali, dominate soprattutto dal dolore durante i rapporti, la cosiddetta dispareunia, ma anche dalle cistiti post-coitali, dal calo del desiderio sessuale, e dalla incontinenza coitale, cioè la perdita di urine o anche solo la paura di una perdita di urine durante il rapporto, non hanno età e se è vero che risultano particolarmente frequenti nella donna giovane, compromettono la qualità di vita anche della donna in menopausa. E di certo non è esente da queste problematiche quell in gravidanza e in allattamento.

Ottime soluzioni

Le soluzione disponibili per queste disfunzioni sessuali sono molte, alcune di facile esecuzione e caratterizzate da immediato beneficio (farmacologiche locali e/o sistemiche, comportamentali, laser e solo molto raramente chirurgiche); altre invece richiedono tempi più lunghi e costanza di applicazioni, come per le tecniche di riabilitazione del pavimento pelvico, ma i risultati possono essere comunque utili.

Per avere ottimi risultati i due aspetti più importanti sono:

  • Saperne parlare, e ciò vale per la donna che ne è afflitta, ma soprattutto per il professionista che deve affrontare la tematica con rigore scientifico, consapevolezza, delicatezza.
  • Se necessario, sapersi appoggiare ad altri professionisti o ad altre figure professionali di supporto che abbiano competenza ed esperienza nell’ambito.  

in foto: Maurizio Serati

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