Il treno dei fiori

3 Febbraio 2020
Il treno dei fiori

Se la kermesse canora compie 70 anni, la storia della floricoltura nella cittadina ligure ha radici ancora più profonde, come ci spiega il floral designer gallaratese Marco Introini, tra i 3 giurati del concorso per stabilire l’autore dei cadeaux floreali omaggiati sul palco dell’Ariston

di Marco D. Introini

Quando arriva febbraio “sbocciano” le notizie su Sanremo. E, quando si sente il profumo di questa cittadine ligure, due sono le associazioni mentali immediate: canzoni e fiori.

Una produzione che profuma di storia

Se il festival soffia quest’anno su 70 candeline ed è quindi ormai entrato nell’immaginario collettivo per aver segnato un’epoca canora italiana, quando si parla di fiori bisogna tornare ancora più indietro nel tempo. Almeno fino all’Ottocento.

Nel diciannovesimo secolo, infatti, grazie al clima favorevole, la floricoltura si sviluppò soppiantando limoni e ulivi. Già nel 1870 esistevano le coltivazioni dei fiori, ma il commercio era in mano a pochissimi soggetti. Così, i produttori iniziarono a portare le produzioni a Ospedaletti, Bordighera e Ventimiglia: mercati che erano piuttosto piccoli, ma strategici, in quanto vicini alle stazioni ferroviarie. Soltanto nel 1922 Sanremo realizzò un proprio mercato, che poi durante le guerre trovò varie collocazioni, fino a finire negli anni Novanta a Valle Armea, dov’è tuttora.

Le fermate lungo i binari del successo

In attesa di capire che ne sarà esattamente del suo futuro, è giusto ricordare che, nei periodi di massimo splendore di questa realtà, il commerciante Kahnemann era riuscito a fare giungere i fiori persino in Russia, a San Pietroburgo, alla corte degli zar.

Fu proprio per accontentare la passione dello zar Nicola II e della zarina Alexandra Fedorova che i fiori di Sanremo diventarono un must in tutto il vecchio continente e che il Mercato dei fiori di Sanremo divenne celebre in tutto il mondo.

L’imballaggio curato dai cestai toscani era fatto di canne di bambù lavorate, foderati di carta di giornale e trucioli. Il contenuto floreale, posizionato a scaletta, veniva poi intervallato da pezzi di ghiaccio affondati nel muschio e giungeva a destinazione perfettamente conservati con questa sorta di cella primordiale.

Il cosiddetto “treno dei fiori”, ben conosciuto dai vecchi sanremesi, attraversava tutta l’Europa, distribuendo il frutto della terra della riviera passando per Vienna e dividendosi poi per Brema, Amburgo e Copenaghen, Budapest e Praga, nonché Varsavia e San Pietroburgo.

Ambasciatori dell’Italian style fiorito

I binari di questa affascinate storia ci portano fino all’inizio del Terzo Millennio. Tra la fine degli anni Novanta e il 2012, infatti, ha operato l’ormai disciolto Sanremo Italian Style: un gruppo di 18 floral designer che ha promosso i prodotti floricoli del Mercato di Sanremo in Europa e nel mondo, con dimostrazioni e workshop da Chicago a Tokyo, passando per tutte le nazioni europee fino, naturalmente, alla Russia.

Floral art sotto i riflettori

Tra questi “ambasciatori” dei fiori Made in Sanremo figurava anche chi vi scrive, che ancor oggi frequenta la cittadina ligure in qualità di uno dei tre giurati del concorso per stabilire l’autore dei bouquet che, ogni anno, vengono omaggiati sul palco dell’Ariston.

A legare ancora tutti e tre a questa cittadina è l’amore per i magnifici prodotti della nostra riviera, che ancora adesso cerchiamo di promuovere al meglio nelle più importanti fiere ed eventi europei. Il mercato floricolo soffre, è indubbio, ma abbiamo ancora delle eccellenze straordinarie che tutto il mondo ci invidia. Semplicemente, dobbiamo saperle valorizzare. Come in un variopinto mazzo di fiori.

in foto: Valentina Rossi di Lainate con il suo bouquet vincitore del concorso sanremese per il Festival

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