Cultura della Lagozza

Una civiltà neolitica della Pianura Padana fiorita intorno al 2800 a.C. a Besnate e Arsago Seprio, nota per villaggi palafitticoli, ceramica nera e tessitura del lino con legami culturali europei.

di Redazione VareseMese

Ricostruzione dell’insediamento palafitticolo della Cultura della Lagozza (Lagozza di Besnate, Varese, circa 2800 a.C.).Vista prospettica del villaggio neolitico su piattaforma di bonifica lignea (strati incrociati di tronchi, rami e canne ricoperti da argilla pressata) al centro di una palude poco profonda. Sono visibili circa 70 capanne rettangolari (6×4 m) disposte in formazione circolare o a U, con pareti in graticcio e tetti in paglia. Sullo sfondo la passerella lignea di accesso al villaggio. Ricostruzione basata sulle evidenze archeologiche (scavi del 1877 e indagini recenti della Soprintendenza), sulle dimensioni riportate dal cartello didattico Pro Loco Besnate e sulle tecniche di consolidamento del fondo fangoso documentate nel sito.Questa immagine riassume fedelmente la vita quotidiana di una delle prime comunità agricole organizzate della Pianura Padana, famosa per l’agricoltura, la tessitura del lino e la ceramica nera levigata.

Questa panoramica sulla Cultura della Lagozza esplora le origini del sito palafitticolo tra Arsago Seprio e Besnate, la vita quotidiana e le innovazioni tecnologiche della comunità, i reperti più enigmatici come la ceramica e i ciottoli incisi, oltre ai collegamenti con la Francia e la conservazione attuale dei materiali.

Dove e come fu scoperta la Cultura della Lagozza e qual era la struttura del villaggio?

La Cultura della Lagozza deve il suo nome al sito della Lagozza di Besnate, una conca palustre e torbosa nel territorio tra Arsago Seprio e Besnate, all’interno del Parco del Ticino. Nel 1877, durante i lavori di asportazione della torba per la bonifica voluti dal conte Ottavio Cornaggia-Castiglioni, emersero i resti di un villaggio palafitticolo del Tardo Neolitico databile intorno al 2800 a.C.

  • Il bacino palustre misurava circa 40.000 metri quadrati con fondale di 50-70 centimetri d’acqua.
  • L’abitato centrale occupava 5.400 metri quadrati e comprendeva circa 70 capanne rettangolari di 6×4 metri, disposte in forma circolare o a U, per una comunità stimata in circa 350 persone.

Quali erano le principali attività economiche, le innovazioni nella tessitura e l’architettura del villaggio?

La comunità praticava un’agricoltura organizzata con coltivazione di orzo, frumento e leguminose, servendosi di zappe ricavate da palchi di cervo e falcetti in selce. Allevava ovini e bovini e integrava la dieta con caccia e pesca. Particolarmente evoluta era la tessitura del lino, con coltivazione della pianta, macerazione nella palude e tessitura su telai verticali con pesi in terracotta. Le condizioni anaerobiche della torba hanno conservato tessuti, fusi e aghi in osso. Le capanne poggiavano su piattaforme di tronchi incrociati e strati di argilla pressata per isolare gli abitanti dall’umidità.

Quali sono le caratteristiche della ceramica nera della Lagozza e il mistero dei ciottoli incisi?

La ceramica si distingue per il colore nero o grigio scuro uniforme, ottenuto con cottura in riduzione e brunitura energica della superficie. Le forme principali comprendono scodelle carenate con prese forate sotto la carena (per un trasporto sicuro tramite cordoncini), piatti a tesa larga e vasi a colletto con coperchio.

I ciottoli incisi sono piccoli supporti silicei piatti, decorati su un solo lato con reticoli geometrici astratti, linee parallele e griglie. Gli archeologi ipotizzano usi rituali legati alla fertilità della terra, funzioni mnemoniche per conteggi di beni o un legame simbolico con la tessitura (per l’analogia con trama e ordito). Esistono paralleli con altre culture preistoriche.

Quali sono i legami con la cultura francese e la Stele del Rocher des Doms, e come viene valorizzato oggi il sito?

La Cultura della Lagozza era collegata alla cultura di Chassey in Provenza grazie a scambi di ceramiche, tessuti di lino e idee artistiche che attraversavano le Alpi. La Stele del Rocher des Doms di Avignone (stele antropomorfa del 3000-2800 a.C. con decorazioni geometriche simili ai ciottoli), conservata al Museo Calvet, testimonia questi contatti pur non provenendo dal territorio lombardo.

Un pannello didattico della Pro Loco Besnate illustra il villaggio con ricostruzioni della vita quotidiana, dell’interno delle capanne e del telaio, oltre alle foto dei reperti. I materiali originali sono esposti a Milano, Como e Gallarate; riproduzioni didattiche si trovano al Civico Museo Archeologico di Arsago Seprio. La Palude Pollini (toponimo da famiglia locale) è un archivio palinologico che documenta l’inizio dell’agricoltura intorno al 3000 a.C. La Lagozzetta (2400 a.C.) mostra piattaforme con tronchi disposti radialmente. Le immagini satellitari confermano le posizioni dei bacini.

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