Tra ago, filo e reti metalliche leggere, l’arte di Emily Little si colloca tra pittura e scultura, dove la materia diventa struttura e immagine. L’artista neozelandese-britannica, incontrata in occasione della mostra W?re Threads – Il filo in viaggio a Palazzo Cicogna di Busto Arsizio, racconta la propria ricerca e riflette sull’evoluzione dell’arte tessile contemporanea.
Il suo percorso nasce dalla pittura di paesaggio e dalla ceramica, per approdare in Italia allo studio della scultura, approfondendo spazio, composizione e tridimensionalità . Oggi queste esperienze si intrecciano in una ricerca che unisce pittura, scultura e pratiche tessili contemporanee, esplorando il rapporto tra superficie, luce, ombre e paesaggio.
Come definirebbe la sua ricerca artistica?
«Per me l’arte nasce dall’utilizzo di materiali e metodi semplici, come fili e reti metalliche, per costruire opere che possono diventare complesse e stratificate. Attraverso il gesto dell’ago e del filo si possono creare forme che hanno anche una forte carica emotiva».
Che ruolo hanno il filo e le reti metalliche nel suo linguaggio?
«Le reti sono una struttura fondamentale del mio lavoro. Insieme al filo permettono di costruire superfici leggere, quasi trasparenti, che trattengono immagini e spazio. Lavoro continuamente tra pieno e vuoto, tra ciò che si vede e ciò che resta sospeso».
La sua pratica viene spesso definita arte tessile contemporanea. Che cosa significa per lei?
«L’arte tessile è un linguaggio molto accessibile e, in questo senso, profondamente democratico. È economica, sostenibile e permette una grande libertà di sperimentazione. Oggi però mette anche in discussione la distinzione tra tecniche artigianali e arti cosiddette “alte”, restituendo valore a saperi tradizionali».
Nella sua ricerca convivono tradizione e innovazione. In che modo?
«Il mio lavoro nasce proprio in questo spazio. Le tecniche tessili si intrecciano con materiali contemporanei come le reti metalliche, aprendo nuove possibilità per la scultura e per la costruzione dell’immagine».
Su quali aspetti della sua ricerca si sta concentrando oggi?
«Mi interessa sviluppare forme di scultura non permanenti, basate su materiali più leggeri e sostenibili. È un modo per mettere in discussione l’idea di permanenza e per lavorare su opere che vivono in relazione diretta con lo spazio e con la luce».

Emily Little
Nata a Paraparaumu, in Nuova Zelanda, Emily Little è cresciuta nel Regno Unito.
Vive e lavora tra Edimburgo, Roma e Dublino.
