Mal, alias Paul Bradley Couling, è un’icona del rock italo-britannico. A 81 anni, il cantante gallese racconta in esclusiva la sua carriera, dai gloriosi anni ’60 al recente album “Reunion” con i Primitives, riaffermando il suo legame indissolubile con l’Italia e la musica.
Come ricordi gli esordi a Oxford con i Meteors e gli Spirits?
Ero un sognatore, poco incline agli studi. A 16 anni lavoravo come elettricista, ma la musica mi chiamava. Con i Meteors ho preso il microfono per caso, brillo a un matrimonio. Gli Spirits mi hanno dato professionalità, portandomi a girare l’Inghilterra con il rock di Elvis e Chuck Berry.
Cosa ha significato il Piper Club per la tua carriera?
Il Piper è stato la svolta. Nel ’66, Alberico Crocetta mi ha visto a Londra e portato in Italia. A Viareggio il pubblico impazziva, sembrava di essere i Beatles. Da lì è nato “Blow Up”, un disco live che ha segnato l’inizio del mio amore per l’Italia.

“Furia” è un’icona: come è nata la sua magia?
Nel ’77 la sigla di “Furia” è esplosa, vendendo 1,5 milioni di copie. È stato un fenomeno inaspettato. Cantarla mi ha trasformato in un idolo per i bambini, un ruolo che ho abbracciato con gioia. Ancora oggi mi chiedono di quel cavallo!
Cosa rappresenta l’album “Reunion” con i Primitives?
“Reunion” è un sogno realizzato. Nel 2024, con Dave Sumner e David Withers, abbiamo riportato in vita i Primitives. “Go Slow” è un brano che invita a riflettere, un messaggio per la vita. È un ritorno alle radici, ma con occhi al futuro.
A 81 anni, cosa ti spinge a continuare?
La passione non si spegne. L’Italia mi ha dato tutto: amore, famiglia, successi. Canto per i fan, per i miei figli Kevin e Karen, e per me stesso. Ho ancora storie da raccontare, magari a Sanremo 2026!

