La chiave del successo [GUARDA]

di admin

Il talento al centro

Nell’ultima puntata di Varese diamo i numeri, in onda ogni secondo venerdì del mese in prima serata su Rete55 (canale 88), si è parlato delle nuove tendenze del mondo del lavoro e di come evitare il preoccupante turnover aziendale di questo periodo

di Chiara Milani

“Servono formazione, flessibilità e innovazione”

Se la sua valorizzazione è la chiave del successo di molte aziende, al contrario la sua frustrazione genera costi molti elevati, anche in termini di turnover, particolarmente alto in questo periodo. Ecco, dunque, che il talento torna giocoforza al centro della vita lavorativa. Mentre si sta per concludere l’Anno europeo dei giovani e sta iniziare quello delle competenze, alla trasmissione Varese, diamo i numeri (in onda in prima serata il secondo venerdì del mese su Rete55, canale 88), Massimiliano Serati, economista della Liuc Business School, conferma questa tendenza: “Ci sono numerosi studi in questo periodo sul tema, ma tutti convergono verso il medesimo risultato: circa il 30-35 % dei professionisti che oggi operano nel sistema aziendale, desidererebbe nuove nuove opportunità professionali. Non tutti poi praticano questa opzione, ma questo è il segnale di quanto sia forte la spinta”. 

Costi non solo economici

Un impulso che, appunto, che generato e sta generando meccanismi di avvicendamento nel personale molto forti all’interno delle aziende, “con costi che sono economici, perché la perdita di un talento è sempre diciamo un costo misurabile, costi umani, perché le relazioni di fidelizzazione rispetto alle persone sono essenziali e costi produttivi e di innovazione”, sottolinea il nostro interlocutore, che prosegue: “Questi professionisti sono alla ricerca evidentemente di quello che nella loro azienda non trovano e quindi di situazioni di upskilling, reskilling, nuove dimensioni organizzative”. 

La grande svolta

Il momento di svolta è stato il lockdown: “E’ un fenomeno ha preso il via con la pandemia, quando molti professionisti hanno toccato con mano la possibilità di avere all’interno delle mura domestiche o del proprio studio nuove dimensioni di approfondimento e nuove dimensioni di espressione del loro talento”, evidenzia infatti l’esperto. Insomma, niente più compromessi, niente più gratitudine incondizionata a chi offre un lavoro, come avveniva un tempo. Bensì, tra le leve del cambiamento, il forte desiderio di coniugare vita privata e lavorativa. Con i conseguenti fenomeni della Great resignation o del Quite quitting, come definiscono Oltreoceano la mole di persone, spesso giovani, che si sta licenziando. 

I 3 ingredienti-chiave

Di qui, la domanda: quali sono gli ingredienti per coltivare il talento? “Ciò che queste persone stanno cercando e quindi, se vogliamo guardarlo dall’altro lato, ciò che le aziende dovrebbero offrire loro per trattenerle a sé sono sostanzialmente 3 cose: formazione, quindi spazi di crescita del proprio know-how e del proprio sistema di conoscenze e competenze, flessibilità nella possibilità di coniugare la vita personale e familiare in modo più efficiente con quella lavorativa e infine innovazione, ossia un contesto di lavoro dinamico orientato appunto a innovare, alle nuove esperienze, alla frontiera”, risponde il docente universitario.

L’importanza d’investire

Al netto di tutto ciò, nonostante il periodo sfidante, bisogna poi anche essere disposti a investire e quindi a mettere mano al portafogli. Non soltanto per i senior, ma anche per chi si affaccia al mondo del lavoro. “Diciamo che fin qui abbiamo parlato di persone che hanno già diciamo una loro rotondità professionale, poi ci sono i talenti da crescere e da questo punto di vista, al di là della limitatezza delle risorse che è un dato cronico, c’è una sensibilità crescente”, riflette il professore, citando un esempio concreto nel campo della ricerca: “Recentemente Fondazione Cariplo e fondazione CDP, che da tempo operano con l’intento di sviluppare i talenti, hanno messo sul tavolo più di un milione e 300 mila euro per lo sviluppo di 16 giovani talenti assegnando praticamente a ciascuno di loro quasi 100 mila euro per far crescere la propria attività di ricerca e orientarla in modo da produrre esiti finalizzati, tangibili e utili per il mondo produttivo”. 

Senior

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Circa il 30-35 % dei professionisti che oggi opera nel sistema aziendale, desidererebbe nuove nuove opportunità professionali

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Per trattenere i talenti l’azienda deve offrire loro principalmente 3 cose: formazione, flessibilità e innovazione

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I ruoli che convivono in ogni lavoratore: in famiglia, con gli amici, gli hobby, le passioni, il volontariato

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E’ sempre più forte l’esigenza di conciliare i due lati della medaglia della vita, ossia quella professionale e quella privata

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Oltre 7 persone su 10 sono caregiver, cioè hanno ruoli di cura di bambini, anziani, malati o altre persone care

Junior

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Fondazione Cariplo e Fondazione CDP hanno messo sul tavolo più di un milione e 300 mila euro per lo sviluppo di 16 giovani talenti 

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Negli ultimi 7 anni la Liuc Università Cattaneo ha quadruplicato il numero degli assegni di ricerca destinati ai talenti più giovani

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