SVILUPPO AL FEMMINILE

di admin

Donne più attente all’ambiente

Nell’ultima puntata della trasmissione Varese, diamo i numeri, in onda il secondo venerdì del mese alle 20.00 su Rete55 (canale 88 del digitale terrestre), si è parlato delle ricerche che evidenziano una maggiore propensione femminile al risparmio delle risorse naturali

“Più propense a cambiare stile di vita”

Chiara Milani

La sostenibilità è femmina. Lo dicono i dati. Diversi studi di ricerca, tra cui LifeGate, si sono infatti confrontati col tema, come conferma alla trasmissione Varese, Diamo i numeri l’economista Massimiliano Serati: “La sintesi è che 8 donne su 10 pongono l’ambiente al centro della loro scala dei valori e questo dato è significativamente superiore a quello dei maschietti, se così possiamo dire, nelle sue diverse declinazioni”. Quindi, prosegue il nostro interlocutore, “l’attenzione all’ambiente spazia dal tema dell’utilizzo di materiali riciclati alle misure per ridurre l’inquinamento atmosferico fino al contenimento degli sprechi energetici ed è quindi un valore trasversale”. Una tematica più che mai d’attualità di questi tempi, viste le bollette alle stelle e la crisi economica legata a guerra e pandemia, oltre che alla crisi energetica. 

Pronte al cambiamento

Peraltro, proprio per via di questa maggiore sensibilità, le donne sarebbero più propense a cambiare i propri stili di vita. Dunque, anche a ridurre i consumi rispetto agli uomini. “Pare che anche in questo caso sia proprio così”, annuisce il responsabile della Ricerca applicata della Liuc Business School: “Gli studi segnalano quanto una significativa percentuale di donne, che a seconda dei casi varia tra il 60 e il 75%, sia disposta a modificare la propria mappa dei consumi guardando preferenzialmente a cibi biologici, tessuti naturali, l’utilizzo dei mezzi pubblici al posto dell’auto privata e via discorrendo”. Pure in tal caso, con numeri che sono significativamente superiori a quelli dei maschi.

Quando lo stereotipo non è soltanto un danno

Ma non è finita qui. Sembra infatti che questa maggiore inclinazione del genere femminile e verso la sostenibilità sia in qualche modo legata agli stereotipi di genere. “Questa è una parte di un problema più generale: è abbastanza noto, infatti, che la struttura dei consumi femminili sia diversa, nel senso che è più orientata a situazioni che sono di tutela dell’ambiente. In molti casi, come detto prima, ciò avviene appunto per scelta, per vocazione, per sentimento… in altri è invece proprio il risultato di diversi stili di vita che risentono un po’ di stereotipi di retroguardia, tra cui il fatto che le donne abbiano la  vc  a spendere il loro tempo più in casa rispetto ai maschi, si spostino meno, e quindi da qui ne deriverebbe un consumo minore, per esempio, di carburanti a naturalmente un’implicazione ambientale”. 

Una lezione dura da imparare

Viene naturale, perciò, chiedersi a questo punto che cosa succederebbe se ci fossero più donne in posizioni decisionali, nelle aziende così come governi. “Su questo c’è una letteratura molto ricca, che prescinde anche dal tema della sostenibilità: per sintetizzare i risultati, diciamo che se noi avessimo un 20% in più di quote rosa in posizione direzionali e di alto management, noi avremmo anche un significativo aumento della redditività, dei profitti delle aziende. Ciò emerge sia da studi americani sia da ricerche collegate alle aziende europee”. Di qui, la conclusione del professore di Politica economica dell’ateneo di Castellanza: “Quanto detto è diventato quasi un dato assodato, purtroppo ancora in letteratura e non sempre nella realtà dei fatti”.

La sfida italiana

Certo, in Italia abbiamo attualmente un bel banco di prova: con la prima donna Capo di Governo, vedremo infatti che cosa succederà. 

La mela del Terzo Millennio

Nell’attesa, a sintetizzare la situazione ci pensa come sempre la matita del cartoonist bustocco Tiziano Riverso: “Penso che oggi per le donne la nuova mela sia il mondo intero”. Che dire? Speriamo che stavolta finisca meglio rispetto a quando la morse Eva

Ambiente

8

Secondo diverse ricerche, tra cui quella condotta da LifeGate, 8 donne su 10 pongono l’ambiente al centro della loro scala dei valori 

80%

Secondo un’indagine commissionata da Unilever, l’80% di donne tra 35 e 44 anni (dunque, tante mamme) guarda alla difesa dell’ambiente come un valore assoluto

76%

3 donne intervistate su 4 sono preoccupate per la lotta all’inquinamento ambientale e allo spreco delle risorse naturali (69%)

60%

Sei donne su dieci indicano come valore la promozione di un’agricoltura sostenibile e il 65% è preoccupata per la deforestazione

75%

Studi evidenziano come tra il 60 e il 75% della popolazione femminile sia disposta a modificare la propria mappa dei consumi 

Leadership

39%

Nel mondo del lavoro le donne sono sottodimensionate: sono il 39% della forza lavoro, ma detengono soltanto il 27% delle posizioni manageriali

20% 

E’ il tasso di quote rosa in posizione direzionali e di alto management necessarie nei CdA per un significativo aumento della redditività delle aziende

8,9%

Secondo fonti Eurispes, le aziende con un’autentica diversità di genere, hanno l’8,9% in più di probabilità di ottenere risultati aziendali migliori

38%

E’ stato calcolato che i Paesi con una massa critica di legislatori donne superiore al 38% sperimenteranno un aumento della copertura forestale pro capite

 

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