macché GIRL power [VIDEO]

di Andrea Mallamo

Dopo l’ultima tornata di elezioni amministrative, che hanno interessato anche il nostro territorio, analizziamo il rapporto tra il genere femminile e gli incarichi per l’amministrazione della vita pubblica a livello locale, nazionale e internazionale

di Chiara Milani

Altro che girl power. Lo slogan che inneggia l’indipendenza, l’emancipazione, la fiducia e la forza delle donne mal si addice non soltanto al nostro territorio. Bensì, più in generale, alla realtà globale. Lo dicono le ultime statistiche dell’UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa proprio della parità di genere, prese come punto di partenza della puntata della nostra trasmissione tv Varese, diamo i numeri, in onda su Rete55 a ottobre.

Battuta d’arresto

E vero, queste statistiche ci dicono che i ritmi di progressione del girl power sono fortemente rallentati negli ultimi anni: l’ultimo ultimo dato disponibile è quello del 2021, in base al quale si evince che il numero delle donne nel mondo che hanno incarichi ministeriali è cresciuto solo di mezzo punto percentuale e quindi siamo intorno al 22%, mentre il numero delle donne parlamentari è 1 su 4”, conferma Massimiliano Serati, docente di Politica economica all’Università Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza.

Se anche l’Onu non è molto “rosa”

Peraltro, persino l’assemblea dell’Onu, che è l’ente che promuove i Global Goals da raggiungere entro il 2030, tra cui l’empowerment femminile, non è molto rosa. “Effettivamente, è emblematico che l’istituzione per eccellenza che si è fatta protagonista di questo tipo di battaglia abbia avuto soltanto 4 presidenti donne in 76 anni di storia e che non ci sia mai stata alcun segretario generale di genere femminile delle Nazioni Unite. Quindi, diciamo che forse il predicare bene e razzolare meno bene sta anche lì, ahimè”, commenta in proposito Serati.

Okay, il percorso è giusto!

Già. Unfortunately, cioè sfortunatamente, come direbbero gli anglofoni. Torniamo però in Italia, dove qualcosa sta cambiando, anche se abbastanza lentamente. Seppure l’esperto faccia notare “la vecchia distinzione tra statica e dinamica: a livello statico, il nostro Paese è ancora indietro rispetto alla media europea, mentre a livello dinamico il divario si sta accorciando e l’indice diciamo di gender inequality, cioè di disparità di genere, che è un po la sintesi di tutto ciò, è in miglioramento forte, tanto da averci fatto guadagnare 12 posizioni in graduatoria dal 2005 ad oggi e 8 dal 2010 a ora”. Di qui, la riflessione: “Quindi, c’è ancora molto da fare, ma forse il percorso è davvero finalmente quello giusto, anche se con qualche incertezza”.

Il sindaco rimane un mestiere da uomo

Se stringiamo però ancora di più l’obiettivo e lo puntiamo sulla provincia di Varese, vediamo che tra i neo eletti sindaci le donne sono pochissime e che comunque pure i ballottaggi sono stati al maschile. “Non vorrei fare del Varesotto un caso particolare in negativo rispetto alla media nazionale: non abbiamo elementi per dirlo”, chiarisce il nostro interlocutore, che però aggiunge: “E’ comunque oggettivo il fatto che solo 4 sindaci su 33 eletti nell’ultima tornata elettorale siano di genere femminile, il che ovviamente ci dà un pochettino da pensare su quanto le donne stiano trovando ancora pochissimo spazio nella politica nazionale”.

Quando le candidate subiscono violenza

A proposito di politica, in questo caso (almeno sulla carta) più che altro all’estero, in vista della Giornata internazionale contro la violenza di genere, che si celebra ogni anno il 25 novembre, c’è un altro dato che colpisce negativamente. Non si può infatti dimenticare che, soprattutto in alcuni Paesi del mondo, le donne candidate sono vittime di violenza. “Questo è un tema ovviamente delicatissimo, molto eterogeneo a seconda delle aree del mondo”, analizza Serati: “Un dato però è indubbio ed è che la percentuale di donne che subiscono violenze di qualunque natura, dalla molestia sessuale alla discriminazione di genere nella politica, è più alto che nella vita sociale”. Il che vuol dire che “all’atteggiamento sessista diciamo di base, di default, si sovrappone poi l’ulteriore elemento per cui l’abbinamento donna e politica o comunque attivismo scatena le discriminazioni più negative, più odiose”, conclude l’accademico. Ciò, aggiungiamo noi, deve far riflettere, anche perché sappiamo benissimo che finché non ci saranno più donne nelle istituzioni, il cambiamento sarà più lento.

Disegniamo la speranza

Un tocco di speranza arriva però dal nostro cartoonist, Tiziano Riverso, che dopo aver ascoltato l’analisi, crea un disegno con i simboli di maschio e femmina, che commenta così: “E’ un tema complesso, di cui purtroppo ci ritroviamo spesso a parlare. Io credo che sia molto più semplice coniugare il lato maschile dal lato femminile. Quindi, ritengo che se le donne lo vogliono, riusciamo ad avere una novità: un cambiamento non dovrebbe essere un’operazione così complessa”. In effetti non dovrebbe esserlo, ma al momento purtroppo ancora lo è.

 

 

Mondo

22%

Secondo le statistiche 2021 dell’Un Women, si è registrato soltanto un piccolo aumento (dal 21,3 al 21,9) nella percentuale di donne che sono ministri

¼

Stando agli ultimi dati dell’Agenzia dell’Onu che si occupa di gender equality, soltanto il 25,5% dei parlamentari è di genere femminile, rispetto al 24,9% del 2020

6%

Le donne nel mondo che ricoprono il ruolo di Capo di Stato sono 9 su 152, mentre quelle capo di governo sono 13 su 193, ossia il 6,7%

4

Le presidenti donna in 76 anni di storia dell’assemblea delle Nazioni Unite, che non hanno mai avuto e alcun segretario generale di genere femminile

25

Il giorno di novembre dedicato alla Giornata internazionale contro la violenza di genere, che purtroppo in molti Paesi riguarda anche le candidate a cariche politiche

Italia

12

Le posizioni nella graduatoria della gender equality scalate dal 2005 ad oggi, mentre dal 2010 sono pari a 8

63,5

Su 100, il punteggio ottenuto dall’Italia nell’indice sull’uguaglianza di genere elaborato dall’Eige: è un risultato inferiore alla media dell’UE di 4,4 punti

2017

Da 4 anni non si riscontrano progressi di rilievo dell’Italia nella graduatoria europea per la partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale

4

I sindaci di genere femminile eletti nel Varesotto in questa tornata elettorale, su un totale di 33. Anche i ballottaggi sono stati al maschile

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