Ode al Varesotto

5 Nov 2018
Ode al Varesotto

Lo charme della provincia dei sette laghi raccontato attraverso le parole di grandi scrittori e le sfumature di famosi pittori che l’hanno avuta come musa ispiratrice. Un suggestivo viaggio alla scoperta della dimensione poetica della nostra natura, ma anche dei nostri centri abitati, a cura di Massimiliano Serati, coordinatore dell’osservatorio Travel della Liuc Business School

di Massimiliano Serati

Le tecnologie digitali e i nuovi strumenti di comunicazione hanno profondamente modificato l’approccio al marketing turistico, producendo un impatto significativo sul linguaggio con cui vengono raccontati i territori. In alcuni casi addirittura lo storytelling è in grado di creare quasi dal nulla attrattori turistici di rilevanza internazionale. Ci sono però bellezze assolute, ad elevato impatto emotivo, la cui forza intrinseca sa colpire l’immaginario collettivo e innescare splendidi esempi di narrativa, sin da prima che il turismo diventasse un fenomeno globale e a prescindere dalla scelta della tecnologia espressiva.

La Luino di Chiara e il Sacro Monte di Stendhal
Provate a uscire per strada, a piedi, in auto, in bicicletta e attraversare il nostro territorio.
Incontrerete la bellezza in forma di armonia nella Luino di Piero Chiara: “Il più bel paese del mondo, il luogo di tutte le delizie” con “davanti il bel golfo azzurro sempre ravvivato dal vento fresco delle Alpi”. Ma anche quella delicata e al contempo maestosa del Sacro Monte varesino di Stendhal: “L’aspetto del borgo disposto tutt’intorno alla chiesa è singolare. Le montagne grandiose. Insieme magnifico: al calar del sole, noi vedemmo sette laghi. Credetemi, cari amici, ho potuto girare in lungo e in largo Francia e Germania senza ricavare simili sensazioni.”

Il Lago Maggiore di Flaubert e l’Alto Varesotto di Sereni
Emozioni e vibrazioni interiori aggiungono pathos all’armonia della pura bellezza nelle parole che Flaubert dedica al Lago Maggiore, definendolo “il luogo più voluttuoso che io abbia mai visto al mondo. La natura incanta con mille seduzioni sconosciute e ci si sente in uno stato di rara sensualità e raffinatezza”. E verso nord, in un equilibrio sottile tra pace e dinamismo, tipico delle terre di confine, ecco ancora Luino a cui Vittorio Sereni si rivolge emozionato e colmo di ammirazione: “Ti distendi e respiri nei colori, nel golfo irrequieto, nei cumuli di carbone irti al sole sfavilla e s’abbandona l’estremità del borgo. Colgo il tuo cuore se nell’alto silenzio mi commuove un bisbiglio di gente per le strade”. Per il poeta di notte “il paese è frugato dai fari, lo borda un’insonnia di fuochi vaganti nella campagna”, ma all’alba la scenografia per Piero Chiara muta e “il lago, come una donna che cambi abito, perde i suoi colori tenui e leggeri per vestirsi di azzurro intenso e qualche volta di scuro turchino, se al mattino lo spazza la tramontana e lo ripettina al pomeriggio l’inverna”.

I borghi di Bacchelli
Ma il varesotto, si sa, sin dalle epoche passate, è uomo dall’estremo senso pratico, anche quando si parla di accoglienza. Così il nostro capoluogo non dimentica la concretezza dei suggerimenti di Stendhal sul fatto che “la prima necessità di una città è di avere portici dove si possa passeggiare in pace quando tira vento o piove..”, tanto che “Varese, in Lombardia, come Brescia, hanno eccellenti portici a destra e a sinistra del teatro, portici bassi dove la pioggia non può penetrare, qualunque sia la forza del vento». E ad accogliere il turista con la medesima gentilezza misurata, ecco i borghi di Riccardo Bacchelli, raccolti e intimi, con la loro compostezza, nei quali “ci sono viottoli e stradette antiche, piene di un garbo agreste e gentilmente austero, di quella naturale ritrosia che conferisce un carattere sobrio e segreto, di idillica rusticità”.

L’arte di Guttuso, Tosi e Bonetti
Che sia nelle cromie vibranti di Renato Guttuso, nelle morbide sfumature di Arturo Tosi, o nel dinamismo delle aeropitture di Uberto Bonetti, narrare il fascino del nostro territorio, in fondo, è operazione semplice e di impatto, senza l’obbligo di ricorrere ad ogni costo alle sovrastrutture della modernità.

Foto: Lago Maggiore (Ph Roberto Bosio)

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