L’amazzone “purosangue”

2 Dicembre 2019
L’amazzone “purosangue”

Virginia Tavazzani eredita una tradizione di famiglia importante nel mondo dell’equitazione.  Alla mattina è ad allenarsi a Milano, il pomeriggio lo trascorre con i suoi genitori a Castelverde, nella loro scuderia a Caravate

a cura della redazione

I cavalli sanno garantire emozioni e rappresentano un modello estetico, come sapeva bene Honoré de Balzac. Per il romanziere francese è il connubio tra grazia e movimento a esprimere la vera bellezza, incarnata da tre immagini paradigmatiche: una bella donna che danza, una barca a vele spiegate sotto vento e, appunto, un purosangue al galoppo.
La bellezza dei cavalli e le emozioni che suscitano in pista sono gli ingredienti di Mondo Galoppo: la trasmissione tv di Filippo Brusa, dedicata non solo al panorama nazionale ma anche a quello internazionale dell’ippica e alle storie dei protagonisti indimenticabili, si è arricchito con il volto di Virginia Tavazzani, giovane amazzone di successo, erede di una illustre tradizione equestre.

Virginia, che cosa significano per lei i purosangue?
Dire che sono i miei animali preferiti sarebbe scontato. I cavalli sono dei compagni, non solo di lavoro ma di vita, a tutti gli effetti, con cui entrare in sintonia quotidianamente e con cui condividere tante soddisfazioni. Dietro a un primo posto in una corsa c’è un lungo impegno giornaliero, un’assidua frequentazione, durante la quale si cementa con l’animale un impagabile rapporto di fiducia. Questo legame straordinario si costruisce rispettando il cavallo, allenandolo con giudizio, senza chiedergli cose esagerate, ma procedendo secondo i suoi tempi perché ogni purosangue è dotato di estrema sensibilità: percepisce tutto immediatamente.

Tocca a lei portare avanti la dinastia dei Tavazzani, nome illustre non solo del galoppo, ma anche dell’equitazione e dell’allevamento italiano. È pesante chiamarsi così?
Sono profondamente orgogliosa del cognome che porto e fiera dei modelli che ho. Innanzitutto c’è mio papà Aldo: cavaliere di livello internazionale, buonissimo allenatore, proprietario assennato, insegnante e istruttore impareggiabile. È lui che mi ha messo in sella a Castelverde, nella nostra scuderia di Caravate, quando ero una bimba: io amavo la velocità, sognavo le corse al galoppo e mi vedevo già in pista ma è stato fondamentale partecipare ai concorsi di salto a ostacoli con la fortuna di avere di fianco un mito come mio papà. Mi ha fatto capire come si lavora con gli animali, mi ha insegnato a calcolare le distanze e tutti i segreti necessari per saltare nel modo migliore con i cavalli che mi ha messo a disposizione, come l’indimenticabile ed esperto The Jeweller, anche lui così prezioso per imparare da soprannominarlo “il professore”. Mio padre Aldo è stato inoltre un grande allevatore: insieme a nonno Attilio ha dato vita al più imponente allevamento del cavallo maremmano da ostacoli in Italia.

Citava suo nonno Attilio, imprenditore tessile e fratello di Maria Pia, che sposò Amintore Fanfani, per cinque volte presidente del Consiglio. Proprio di recente la sua prozia è mancata: come se la ricorda?
Era una donna molto generosa e impegnata. Sempre in prima linea nell’ambito del volontariato e per la Croce Rossa, mi raccontò che, una volta, doveva partecipare a una missione umanitaria in una zona di guerra e suo marito Amintore, preoccupato per la sua incolumità, le aveva vietato di prendere parte alla spedizione. Maria Pia non lo ascoltò e partì per essere, ancora una volta e come sempre, in prima linea. Amava i cavalli e seguiva mio nonno Attilio alle premiazioni dei maremmani. Quando andavo a trovarla a Roma parlavamo per pomeriggi interi: il tempo volava mentre lei mi raccontava mille cose e non dimenticava mai le sue visite, insieme ad Amintore, al maneggio di Castelverde, dove c’era un buonissimo ristorante, tanto caro ai miei prozii.

È vero che anche a sua mamma Rosella piacciono i cavalli?
Sì, grazie a loro ha conosciuto mio papà che, le regalò un purosangue della nostra Scuderia Antares, quando era prossimo al ritiro: Ince Boy.

Lei è sempre stata una ragazza molto determinata. Come ricorda i suoi inizii da amazzone e cosa significa esserlo?
Come ho già detto, più che i concorsi io sognavo le corse. A 11 anni ho stressato talmente tanto mio padre Aldo da convincerlo a regalarmi Lasco Corsaire, il mio primo cavallo da pista. A 16 anni ho preso il patentino e nel luglio del 2016 ho conquistato la prima vittoria con Midnight Mistery, femmina di tre anni allenata da papà che in sabbia, sui mille metri delle Bettole, ha dato dieci lunghezze agli avversari. Ho montato in Germania e Norvegia, ho vinto tappe del circuito internazionale Fegentri, con la giubba della Razza Montalbano di Guido Borghi e mi alleno tutti i giorni insieme ai miei cavalli, perché anch’io devo essere sempre al top. Alla mattina sono in scuderia a Milano, il pomeriggio lo trascorro coi miei a Castelverde. Insomma, come ho detto all’inizio, è proprio vero che i cavalli sono compagni di vita.


Gian Marco Zanzi, firma ippica
Insieme a Filippo Brusa, ideatore e conduttore del programma, e all’amazzone Virginia Tavazzani, alla trasmissione tv Mondo Galoppo c’è Gian Marco Zanzi, opinionista tecnico e firma ippica di Prealpina dal 2014, quando ha raccolto il testimone dal collega Roberto Serra.
Soprannominato “Il Principe”, Zanzi non si occupa soltanto di cavalli, ma è anche istruttore di minibasket alla Robur et Fides. Ai tanti bambini con cui interagisce ogni giorno prova a far conoscere un’attività che è stata per lui scuola di vita, mettendoci entusiasmo sia sul parquet sia nelle palestre scolastiche di 18 plessi primari della Città Giardino: “Ho saltato solo una partita con il gruppo dell’annata 2007 della Robur, alla prima esperienza da istruttore”, racconta: “Stavamo prendendo parte a un torneo a San Giovanni Valdarno e in contemporanea i ragazzi della serie D del Campus, a cui faccio tutt’oggi da assistente, erano a Sondrio per giocarsi la qualificazione ai playoff. Lasciati i bambini al mio assistente Mattia Balzaretti, ho preso i treni necessari per poter essere per tempo in Valtellina. Risultato? Turno superato e alle 9 del giorno dopo ero già in Toscana”.

In foto: Virginia Tavazzani, con la giubba gialloblù della Razza Montalbano di Guido Borghi, vince, in sella a Meyandi la corsa Fegentri andata in scena a San Siro il 23 giugno di quest’anno

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