Punture pericolose

1 Luglio 2019
Punture pericolose

Paolo Antonio Grossi, professore ordinario dell’Università degli Studi dell’Insubria, direttore della Clinica delle Malattie infettive e tropicali e del Dipartimento Trapianti dell’Asst-Sette Laghi di Varese, ci parla di alcuni virus trasmessi dagli insetti, nonostante i più moderni metodi per tenerli alla larga

di Paolo Antonio Grossi

Non c’è rimedio che tenga. Dai vecchi metodi della nonna, come i gerani o le piante aromatiche sul balcone, alle App degli smartphone, che emettono suoni repellenti: possiamo adottare diversi sistemi per tenerli alla larga, ma con l’arrivo dell’estate tornano a infastidirci numerosi insetti che, oltre a provocare scoccianti punture possono, in alcuni rari casi, trasmetterci malattie infettive e in particolare infezioni che appartengono alla numerosa famiglia delle arbovirosi. Possono essere trasmessa dagli animali (tranne l’uomo) all’essere umano e sono causate da oltre un centinaio di virus – tra quelli contratti all’estero e gli autoctoni – che vengono inoculate tramite le punture di zanzare e flebotomi o il morso di zecche. Eccone di seguito alcuni presenti in Italia.

Febbre West Nile
I serbatoi sono gli uccelli selvatici e viene trasmessa dalle zanzare. La maggior parte delle persone non mostra alcun sintomo. Circa il 20% presenta febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Quelli più gravi interessano in media 1 persona infetta su 150, e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. In circa 1 paziente su mille il virus può causare un’encefalite letale.
Non esiste un vaccino: bisogna proteggersi dalle punture. Alcuni consigli: usare repellenti e indossare camicie e pantaloni lunghi quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; dotare le finestre di zanzariere; svuotare di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (come i secchi) con acqua stagnante; cambiare spesso il liquido nelle ciotole per gli animali e tenere le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Febbre bottonosa del Mediterraneo
È la rickettsiosi più diffusa nell’area del Mediterraneo e in Italia con circa 1.200 casi all’anno soprattutto nelle regioni centro-meridionali. La febbre viene trasmessa da diverse specie di zecche dure e un parassita abituale di cani e altri animali domestici e selvatici (conigli, lepri, ovini, caprini e bovini). Generalmente ha un periodo di incubazione fra 5 e 7 giorni. L’esordio della malattia è improvviso, con sintomi simili a quelli dell’influenza. Dal terzo al quinto giorno di incubazione, si manifesta con un’eruzione cutanea che interessa anche le piante dei piedi e i palmi delle mani. Talvolta può anche essere visibile un’area ulcero-necrotica (tache noire) in corrispondenza del morso. Nei casi non complicati, un trattamento antibiotico riesce a fermare la febbre nel giro di 2-3 giorni.
È letale in meno del 3% delle volte, in assenza di terapia. I rischi sono maggiori per le persone in condizioni di salute già compromesse. Tra il 2001 e il 2015 in Italia sono stati notificati quasi 6mila casi corrispondenti a un’incidenza media annuale di 0,88 per 100 mila abitanti (Diana Gomez-Barroso Ticks and Tick-borne Diseases 2019;10:43–50).

L’encefalite da morso di zecca (Tbe: Tick Borne Encephalitis)
E’ stata identificata per la prima volta in Italia nel 1994, in provincia di Belluno. Oggi la Tbe è presente in focolai endemici in molti Paesi dell’Europa centro orientale e settentrionale. Nel corso del 2018 si sono verificati nel nostro Paese una quarantina di casi, concentrati tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
Sette volte su dieci, si manifesta un’infezione senza o con sintomi poco rilevanti. Nel restante 30% dei casi, dopo 3-28 giorni dal morso di zecca si ha una prima fase con sintomi simil influenzali per 2-4 giorni. Poi la temperatura scende. Nel 10-20 % delle volte, però, dopo un intervallo senza disturbi di 8-20 giorni, inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi a carico del sistema nervoso centrale (encefalite, paralisi flaccida a esito mortale nell’1% dei casi). Il decorso si fa più severo col progredire dell’età.

Infezione da virus Toscana
Il Tosv prende il nome della regione in cui è stato isolato all’inizio degli anni Settanta. Si tratta di un virus non molto conosciuto, trasmesso da flebotomi (pappataci). Le larve si sviluppano in luoghi asciutti, umidi e bui (sotto cumuli di foglie, detriti vegetali o letame). Nella maggior parte dei casi provoca una forma febbrile lieve e autolimitante. Nelle forme più gravi, l’inizio della sintomatologia è improvviso e caratterizzato da mal di testa, febbre, nausea, vomito e dolori muscolari.
Soprattutto nei mesi estivi, il virus ha causato meningite in almeno 5 regioni italiane, con epidemie anche in anni recenti. Lo scorso anno nella nostra nazione sono stati identificati 90 casi tra Emilia Romagna, Toscana, Marche, Piemonte e nel Lazio e Abruzzo.

Borreliosi di Lyme
E’ oggi la più diffusa e rilevante patologia trasmessa da vettore con diffusione nelle zone temperate ed è seconda solo alla malaria tra le malattie trasmesse da artropodi. Questi germi ci arrivano attraverso la puntura di zecche, forse anche del cane. I principali serbatoi sono gli animali selvatici (roditori, caprioli, cervi, volpi, lepri). L’infezione, di origine batterica, colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni. Può manifestarsi con sintomi gravi, persistenti e, se non viene curata, assume un decorso cronico. Le Regioni più interessate sono il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige.

L’evoluzione della diagnosi

Oggi l’attuale disponibilità di metodiche diagnostiche biomolecolari, che consentono l’amplificazione del genoma virale, può risultare particolarmente utile nella diagnosi rapida di infezioni in passato difficili da scoprire. Inoltre, la possibilità di sequenziare il genoma degli agenti infettivi può consentire l’individuazione di specie finora non note.

 

Articoli Correlati

Vuoi iscriverti alla nostra newsletter mensile?