“Incontinenza, basta vergogna!”

4 Marzo 2019
“Incontinenza, basta vergogna!”

Maurizio Serati, professore associato di Gineologia e ostetricia all’università dell’Insubria e vicepresidente di Euga (European Urogynaecology Association), dà alcuni consigli per migliorare la qualità della vita della popolazione femminile: “Quattro su dieci soffrono di perdite e prolasso genitale e in 20 anni il dato raddoppierà”

di Maurizio Serati

Sempre di più la medicina ha come obiettivo quello di promuovere, da tutti i punti di vista, la salute dell’individuo. Ciò significa garantire non soltanto l’assenza di malattia, ma anche il benessere e quindi la qualità di vita, come da definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità. In questo scenario, le disfunzioni del pavimento pelvico, come il prolasso genitale, l’incontinenza urinaria, le disfunzioni sessuali, le infezioni ricorrenti delle vie urinarie, sono tra i disturbi che più negativamente impattano sulla qualità di vita di una donna. Fra l’altro le proiezioni epidemiologiche dicono che se già oggi più del 40% della popolazione è affetta da prolasso genitale e/o incontinenza urinaria, nei prossimi 20 anni questo dato è destinato addirittura a raddoppiarsi.

Serve uno stile di vita sano

Le disfunzioni urinarie (incontinenza e infezioni) possono essere parzialmente prevenute mediante un sano stile di vita basato su adeguata idratazione, adeguato numero di minzioni (pessima l’abitudine delle donne giovani di lasciare riempire esageratamente la vescica per evitare di andare a urinare in bagni pubblici), limitando le bevande alcoliche, il tè e la caffeina, eliminando il fumo, mantenendo un ottimale peso/forma e praticando esercizio fisico.

Soltanto un terzo chiede aiuto allo specialista

Qualora però l’incontinenza sia ormai comparsa, la cosa più importante è riferire la sintomatologia al medico curante, al ginecologo, o ancor meglio all’uroginecologo. Una tempestiva e corretta diagnosi del particolare tipo di incontinenza (da sforzo, da urgenza, mista…) e della severità del problema permette nella maggior parte dei casi di risolvere l’incontinenza in modo conservativo, basato sulla fisioterapia, talvolta su terapie farmacologiche e solo nel 30% dei casi su interventi chirurgici, che sono comunque praticamente sempre di tipo mininvasivo. Purtroppo tuttora, solo una minoranza di donne, vincendo imbarazzo e vergogna, si rivolge allo specialista (circa il 30%) e questa cosa porta la donna a vivere per anni con una compromissione importante della qualità di vita.

La diagnosi precoce facilita interventi mininvasivi

Non diverso è il discorso del prolasso. Quante donne aspettano a rivolgersi a noi fino a che il prolasso, l’abbassamento dell’utero e/o delle pareti vaginali non diventa clamoroso e insopportabile. In questo modo ci si preclude la possibilità di risolvere i sintomi da prolasso (senso di peso, di ingombro vaginale, di corpo estraneo, sintomi urinari, dolore ai rapporti, infezioni urinarie…) con un percorso di fisioterapia e anche quella di poter guarire con interventi conservativi di correzione del prolasso eseguibili mediante approccio vaginale (quindi senza tagli e senza buchi sull’addome) e senza comportare l’asportazione dell’utero.

Un disturbo che non ha età

Le disfunzioni pelviche e urinarie sono un po’ un disturbo “per tutte le stagioni” perché possono colpire donne di qualunque età. Sono molto diffuse e spesso fortemente invalidanti sulla qualità di vita, ma per fortuna, se diagnosticate e gestite tempestivamente (quando non sia possibile addirittura prevenirle), hanno ottime possibilità di essere curate.

In foto: Maurizio Serati

 

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