La finanza che verrà

3 Dic 2018
La finanza che verrà

L’anno che sta per iniziare si preannuncia cruciale per gli istituti di credito. Una rivoluzione che sta entrando nelle nostre aziende e nelle nostre case. Ecco che cosa ci aspetta

di Chiara Milani

Un invito a ragazzi ad essere “fortemente curiosi, perché la tecnologia si può imparare, ma la cosa importante è risolvere i problemi in modo innovativo, visto che quello che vuole oggi il consumatore è semplicità nel fare le cose complicate”. E un’esortazione agli imprenditori ad avere “maggior coraggio nel lavorare con operatori giovani, perché è l’unico modo per aiutarli a crescere e anche per poterne acquisire cultura e comportamenti, nonché maggior attenzione alle esigenze del cliente”. E il doppio consiglio di Pasquale Ambrosio, Fintech lead di KPMG Italia e referente per i servizi di Customer experience nell’Industry financial services, di fronte al fatto che le aziende hanno bisogno di reperire professionisti in grado di guidare le trasformazioni in atto nel mondo del Fintech, ma fanno fatica a trovarli.

Ora Facebook, a cui in Italia sono iscritti 31 milioni di utenti, diventa banca: entro il primo trimestre 2019 sembra che in Europa si potrà pagare con Messenger e Whatsapp. Quello che sta per iniziare sembra essere un anno cruciale per il futuro degli istituti di credito…

Sarà un anno-chiave per tutta una serie di evoluzioni normative che vedono la loro messa a regime, in primis la Psd2 (la direttiva europea sui pagamenti digitali, ndr), c’è un’evoluzione di logica di supporto alle banche da parte della Bce, ci sono Fintech che iniziano anche ad allargarsi oltre i confini nazionali. C’è grande fermento e grande movimento. Ovviamente il fatto che Facebook entri nell’ambito dei servizi di pagamento, cosa che nel silenzio generale già fa in Irlanda, avrà l’effetto d’innalzare un po’ l’asticella, nel senso che tutto coloro che vorranno erogare un servizio finanziario alla clientela avranno un nuovo benchmark di riferimento di qualità che inizierà a metterli un po’ più in difficoltà. Quindi sarà un anno veramente strong per capire chi sopravviverà e come.

Intanto il 2018 è stato l’anno dell’Open banking in Europa…

Diciamo che è stato l’anno in cui se ne è parlato molto, anche se ancora poco è stato fatto. Il grande problema che hanno gli operatori non è quello di non conoscere la tecnologia, ma di vederla come un elemento di discontinuità tecnica, anziché del modello di business e della modalità intrinseca con cui si fanno le cose. Oggi iniziano a capire che non si tratta soltanto di un cambiare un sistema, bensì la mentalità: soltanto quando si sposerà l’Open banking con questa nuova filosofia d’interagire tra soggetti se ne riuscirà a valorizzare il pieno potenziale.

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