Amor “sacro”

4 Febbraio 2019
Amor “sacro”

Monsignor Claudio Livelli, già prevosto di Busto Arsizio, ci parla del Santo per chi ha il cuore in fiamme

di Claudio Livetti

La storia
Valentino nacque a Terni circa l’anno 176 d.C. da una famiglia patrizia. Convertito al cristianesimo, fu consacrato Vescovo (o Presbitero?) della sua città a soli 21 anni. Trasferitosi a Roma, portò soccorso ai cristiani imprigionati in attesa del martirio e fece molti proseliti. Per questo fu denunciato all’imperatore Claudio II il Gotico, il quale convocò Valentino, cercando di convincerlo ad abiurare e ad offrire incenso alle statue degli Dei pagani, per avere salva la vita. Dopo il rifiuto di Valentino l’imperatore lo condannò alla decapitazione, ma successivamente lo graziò, mettendolo a domicilio coatto presso una famiglia nobile. Valentino continuò la sua opera evangelizzatrice e poiché avrebbe celebrato il matrimonio tra un legionario e una cristiana, attirò le attenzioni del nuovo imperatore Aureliano. Costui lo fece arrestare e flagellare e, poiché in Roma Valentino era amato e venerato, volle che fosse decapitato fuori città, sulla via Flaminia il 14 Febbraio 273. Aveva 97 anni.

Tre gustose leggende
Valentino celebrò il matrimonio tra Sabino, legionario pagano, e Serapia, giovane cristiana. I due erano follemente innamorati e volevano essere sposi a tutti i costi, nonostante la gravissima malattia di Serapia. Il Santo battezzò lo sposo, benedisse le nozze, quasi subito seguite dalla morte della sposa.
Un giorno Valentino incontrò lungo la strada una coppia che stava litigando. Andò incontro ai due, porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i due si allontanarono riconciliati.
Un’altra versione della precedente leggenda narra che Valentino sia riuscito a riconciliare quella coppia, facendo volare attorno a loro numerose coppie di piccioni, che si scambiavano dolci gesti di affetto. Forse da questa leggenda deriva la diffusione dell’espressione “piccioncini”.

Il culto del Santo
Il martirologio romano ricorda San Valentino il 14 Febbraio, con la sola qualifica di Martire: era questo il titolo più importante a quei tempi, più che non Vescovo o Presbitero. Nel IV secolo, sul luogo dell’uccisione, sorse una Basilica, che ne custodisce le reliquie. I monaci benedettini diffusero il culto del Santo in tutta Europa. Egli è venerato dai cattolici, dagli ortodossi e dagli anglicani. È patrono degli innamorati e degli epilettici.
A Terni, città di cui San Valentino è patrono, come Sant’Ambrogio a Milano, tra i numerosi eventi e le diverse celebrazioni, è conservata un’usanza simpatica: la Domenica prima del 14 Febbraio si celebra la festa della promessa. Molti giungono a Terni ad affidare a San Valentino il Matrimonio programmato nei mesi seguenti.

La festa degli innamorati
Come il Natale cristiano ha sostituito la festa pagana del Dio Sole, così la festa degli innamorati ha sostituito quella pagana del Dio della fertilità: Luperco. Essa ricorreva il 15 Febbraio e prevedeva festeggiamenti sfrenati, apertamente in contrasto con l’idea cristiana dell’amore come tenerezza, generosità, dedizione alla persona amata. Papa Gelasio I nel 496 decise di “battezzare” la festa pagana dell’amore, anticipandola al giorno precedente: il 14 Febbraio, martirio di San Valentino. Da 15 secoli egli è diventato il patrono degli innamorati. È una festa importante perché l’essere umano si nutre di affetto e di tenerezza. Purtroppo oggi la festa è alterata da una incrostazione di regali, messaggini, tentativi di adescamento con i social, cene, danze, avventure strane … Di Maria di Nazareth, la fidanzata innamorata di Giuseppe, il falegname, si dice che “custodiva tutto nel suo cuore”. La festa di San Valentino dovrebbe riportare l’amore alla sua vera identità: “Cosa del cuore”.

​​​​​​​​​Foto: Monsignor Claudio Livetti

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