L’uomo che cancellò Sparta

Nel 1729 un erudito francese mandato da Luigi XV nel Peloponneso distrusse sistematicamente l’antica Sparta per fama personale. Ecco la storia di Michel Fourmont, il più odiato vandalo dell’archeologia.

di Redazione VareseMese

Michel Fourmont (1684–1746) è una delle figure più controverse e odiate nella storia degli studi sull’antichità greca.

 A prima vista sembra un personaggio rispettabile del Settecento francese: prete cattolico, professore di lingue orientali al Collège de France, membro dell’Accademia delle Iscrizioni, inviato ufficialmente dal re Luigi XV in Grecia (1729-1731) con il compito di cercare manoscritti antichi e copiare iscrizioni.

In realtà, durante il suo soggiorno nel Peloponneso, soprattutto a Sparta, Fourmont si trasformò in un vero e proprio distruttore seriale di antichità.

Invece di limitarsi a studiare e documentare, assunse decine di operai e per mesi fece demolire sistematicamente ciò che restava dei monumenti antichi ancora in piedi, in particolare a Sparta e nei suoi santuari più importanti. Il suo obiettivo non era la conoscenza, ma la gloria personale: voleva tornare in Francia con il maggior numero possibile di “scoperte” che nessun altro avrebbe mai potuto verificare o ripetere.

Per raggiungere questo scopo non esitò a:

  • falsificare centinaia di iscrizioni greche che inventò di sana pianta
  • distruggere le pietre autentiche dopo averle copiate (o dopo averle sostituite con i suoi falsi)
  • vantarsi apertamente nelle lettere private di “aver cancellato Sparta dalla faccia della terra”

Quando nel 1731 fu richiamato precipitosamente in Francia (la corte aveva iniziato a sospettare qualcosa), aveva già provocato danni irreparabili: gran parte della già scarsa documentazione materiale dell’antica Sparta era andata perduta per sempre.

Per quasi un secolo le sue falsificazioni ingannarono gli studiosi europei; solo alla fine del Settecento e poi nel Novecento venne smascherata l’intera truffa.

Oggi Fourmont è ricordato non come uno studioso, ma come l’emblema del peggior archeologo-vandalo della storia: un uomo che, per ambizione personale, ha privato per sempre l’umanità di una parte importante del patrimonio dell’antica Grecia

 

Il motivo per cui cancellò Sparta

Michel Fourmont non agì per odio verso la Grecia antica, né per fanatismo religioso, né per ordini segreti della corona francese. Lo fece per fama, denaro e vendetta contro i rivali.

Ecco i motivi reali, confermati dalle sue lettere private e dai documenti dell’epoca:

  • Monopolio della scoperta
Voleva essere l’unico europeo a “scoprire” e pubblicare le iscrizioni spartane. Scrisse esplicitamente che distruggeva le pietre dopo averle copiate (o falsificate) «affinché nessun altro viaggiatore possa mai ritrovarle e dire di averle viste prima di me».
→ Obiettivo: rendere le sue trascrizioni l’unica fonte esistente al mondo.
  • Carriera e denaro
Era pagato a cottimo dalla corte francese: più iscrizioni portava (vere o false), più veniva ricompensato.
Copiare fedelmente era lento e costoso; inventare o alterare testi era molto più rapido.
Inoltre, sperava di ottenere una cattedra prestigiosa e un vitalizio dall’Académie des Inscriptions.
→ Le falsificazioni e le distruzioni erano il modo più veloce per gonfiare il bottino.
  • Odio personale verso i greci moderni
Fourmont detestava i greci ottomani del Peloponneso (li chiama nelle lettere «canaglie», «ladri», «maiali»).
Si sentiva derubato, ricattato e umiliato dai locali che gli chiedevano bakshish o lo ostacolavano.
La distruzione delle antichità divenne anche una vendetta contro la popolazione greca contemporanea: «Li punisco distruggendo ciò che i loro antenati hanno lasciato».
  • Delirio di grandezza
Nelle lettere al conte de Maurepas e al nipote Claude-Louis Fourmont si firma «l’uomo che ha cancellato Sparta dalla faccia della terra» e si paragona agli eroi che conquistano città.
Arriva a scrivere: «Renderò Sparta sconosciuta per sempre, così sarò io a farla rivivere nei miei libri».
→ È un vero e proprio delirio narcisistico di controllo totale sulla memoria storica.
  • Nessun ordine ufficiale di distruzione
La corona francese gli aveva chiesto solo di copiare iscrizioni e raccogliere manoscritti.
La distruzione sistematica fu una sua iniziativa personale, che tenne nascosta nei rapporti ufficiali.
Quando Parigi cominciò a sospettare (grazie alle lamentele di altri viaggiatori), lo richiamò precipitosamente nel 1731.

In sintesi

Fourmont distrusse Sparta non per ignoranza o per zelo scientifico mal diretto, ma per:

  • assicurarsi l’esclusiva sulle scoperte
  • guadagnare più soldi e prestigio possibile
  • vendicarsi dei greci moderni
  • soddisfare un ego mostruoso

È uno dei rarissimi casi nella storia dell’archeologia in cui l’autore del danno ha lasciato per iscritto, con orgoglio, le sue vere motivazioni.

Per questo oggi è considerato non solo un distruttore, ma uno dei più grandi falsari consapevoli della storia degli studi classici.

 

Elenco dettagliato e documentato di ciò che Michel Fourmont distrusse a Sparta (1730–1731)

Fourmont stesso fornisce i numeri e i nomi dei monumenti nelle sue lettere private (soprattutto quelle al conte de Maurepas e al nipote Claude-Louis Fourmont, conservate alla Bibliothèque nationale de France). Ecco l’elenco preciso di ciò che fu completamente o parzialmente distrutto a Sparta e nei dintorni immediati sotto la sua direzione tra aprile 1730 e marzo 1731.

A Sparta città (l’antica acropoli e l’abitato basso)

  • Le ultime quattro torri medievali/franche ancora in piedi sull’acropoli spartana (erano costruite con blocchi antichi reimpiegati). Le fece demolire una per una «perché contenevano iscrizioni».
  • Il teatro romano (già in rovina): fece scavare e smantellare gran parte delle gradinate e del proscenio alla ricerca di basi di statue con dediche.
  • Il tempio di Atena Chalkioikos (santuario più importante di Sparta): i resti ancora visibili furono ulteriormente demoliti; i blocchi con iscrizioni furono estratti e poi distrutti o dispersi.
  • Il tempio di Artemide Orthia: fece scavare e distruggere i resti dell’altare e delle basi votive (qui trovò alcune delle pochissime iscrizioni autentiche di Sparta, che poi mutilò o distrusse dopo averle copiate).
  • Le mura tardo-classiche ed ellenistiche: fece abbattere lunghi tratti per estrarre pietre iscritte.
  • Numerose basi di statue, stele funerarie e votive incorporate nelle case turche e nelle chiese bizantine: centinaia di blocchi furono estratti e frantumati sul posto.
  • Circa 300 iscrizioni autentiche (il numero che lui stesso dichiara di aver trovato a Sparta): la maggior parte furono distrutte dopo la copia o mutilate per renderle illeggibili ad altri.

Nei dintorni immediati di Sparta (entro 15 km)

  • Santuario di Apollo Amicleo (Amyklaion) – il monumento più famoso di Sparta antica:
fece scavare e distruggere completamente le fondazioni del trono di Apollo (la famosa scultura di Bathycles di Magnesia). Scrisse: «Sto distruggendo le fondamenta più profonde del tempio di Apollo Amicleo».
  • Santuario di Menelaion (sulla collina di Therapne): fece scavare e disperdere i resti.
  • Santuario di Elena e Menelao: i blocchi superstiti furono estratti e distrutti.

Quantificazione economica fornita da Fourmont stesso

  • 200 giornate-lavoro pagate solo a Sparta per demolire monumenti (lettera del 1730).
Con 30–60 operai al giorno, significa circa 40–50 giorni di demolizioni intensive continue.
  • Dichiarò di aver distrutto in totale cinque città antiche (Sparta, Trezene, Ermione, Tirinto e metà dell’acropoli di Argo).

Conseguenze materiali concrete (ancora visibili o documentate)

  • Prima del 1730 esistevano ancora centinaia di blocchi iscritti riutilizzati nelle mura medievali e nelle case di Mistrà e della Sparta ottomana. Dopo il passaggio di Fourmont ne restano pochissime decine (la maggior parte gravemente danneggiate).
  • Il Corpus delle iscrizioni di Sparta (IG V.1, 1894–1913) contiene meno di 500 testi antichi sicuri per tutta la storia di Sparta: una quantità ridicolmente bassa rispetto ad Atene o Delfi. Gran parte di questa povertà è direttamente attribuibile a Fourmont.
  • Molti dei pochi reperti epigrafici oggi esposti al Museo Archeologico di Sparta provengono da scavi posteriori al 1906 (scavi britannici) e non da quelli di Fourmont, che invece portò via o distrusse tutto ciò che trovò.

In sintesi: Fourmont cancellò materialmente quasi l’intera testimonianza epigrafica superstite dell’antica Sparta e distrusse i resti architettonici ancora in piedi nel 1730. Lo fece con metodo, per mesi, pagando decine di operai al giorno, e documentò orgogliosamente ogni demolizione nelle sue lettere.

È considerato dagli archeologi moderni il singolo episodio di distruzione intenzionale più grave subito da un sito archeologico greco nel periodo moderno prima delle guerre d’indipendenza.

 

 

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