Un lago acquistato per sete industriale, un canale che non scorre mai, paludi bonificate, malaria debellata e il più antico villaggio palafitticolo d’Italia salvato per sempre. Ecco la vera storia di Andrea Ponti (1821-1888).
Chi era Andrea Ponti?
Andrea Ponti nacque a Gallarate il 12 marzo 1821 e morì a Milano il 5 dicembre 1888. Erede della “Antonio Ponti & Figli”, una delle più potenti imprese seriche e cotonière del Regno Lombardo-Veneto, trasformò l’azienda familiare in un impero industriale ante litteram. Nel 1860 contava oltre 3.000 operai distribuiti tra gli stabilimenti di Gallarate, Solbiate Olona, Cairate e il grande cotonificio di Fara Gera d’Adda. Fu senatore del Regno d’Italia dal 1881 e membro di numerose società scientifiche.
Perché un industriale tessile aveva bisogno di un intero lago?
I filatoi continui e i telai meccanici Jacquard richiedevano acqua in quantità costante 365 giorni l’anno. Il fiume Olona, nonostante le numerose ruote idrauliche della valle, soffriva di magre estive disastrose. Ponti calcolò che solo un grande serbatoio naturale poteva garantire la forza motrice necessaria alla sua espansione industriale.
Quando e a che prezzo acquistò il Lago di Varese?
Il 22 aprile 1865, con rogito notarile a Varese, acquistò per 3.200.000 lire austriache (equivalenti oggi a circa 60-70 milioni di euro) l’intero Lago di Varese (allora ufficialmente “Lago di Gavirate”), di proprietà privata del demanio imperiale austriaco. L’acquisto comprendeva 1448 pertiche milanesi di specchio d’acqua (circa 950 ettari) e tutte le rive.
Qual era il progetto tecnico iniziale?
Abbassare il livello del lago di circa 4 metri e deviare le acque verso l’Olona attraverso un canale emissario lungo 11 km, progettato dall’ingegnere bergamasco Alessandro Pestalozza. Il canale avrebbe dovuto funzionare per sola gravità e alimentare perennemente le ruote idrauliche degli stabilimenti Ponti.
Perché il grande canale non funzionò mai?
La geologia locale rese il progetto irrealizzabile: il fondo del lago è argilloso e quasi perfettamente impermeabile; la differenza di quota tra lo sbocco naturale (Bardello) e il punto previsto di immissione nell’Olona era di soli 1,2 metri su 11 km. Il canale “Ponte di Vedano” (ancora visibile tra Biandronno e Cazzago Brabbia) non riuscì mai a far defluire l’acqua in modo significativo.
Quanto perse economicamente Ponti?
Oltre 5 milioni di lire dell’epoca (circa 100 milioni di euro attuali) tra acquisto del lago, progettazione, scavi e manodopera (arrivò a impiegare contemporaneamente 800 operai).
Come trasformò il fallimento in una delle prime grandi operazioni ecologiche italiane?
Invece di abbandonare il lago, tra il 1870 e il 1885 finanziò di tasca propria la bonifica di circa 400 ettari di paludi rivierasche, la costruzione di argini, la regimentazione dei torrenti immissari (Brinzio, Tinella, Piantella, ecc.) e l’introduzione di colture intensive (riso “nano” e gelso). Convertì un disastro industriale in una delle più precoci operazioni di risanamento ambientale del Paese.
Quale fu l’effetto sanitario più importante?
La malaria, endemica nella zona (mortalità infantile fino al 40-50% in paesi come Cazzago Brabbia, Bodio e Schiranna), crollò drasticamente già entro il 1890, decenni prima dell’arrivo del chinino di Stato e delle bonifiche littorie.
Cosa emerse durante i lavori del 1863 sull’Isolino Virginia?
Durante gli scavi per il canale emissario sull’Isola di San Biagio (detta anche Isola Camilla), affiorarono migliaia di pali di quercia infissi verticalmente e resti di ceramiche neolitiche. Era il villaggio palafitticolo più antico dell’intero arco alpino.
Come reagì Ponti alla scoperta archeologica?
Interruppe immediatamente i lavori, contattò i maggiori archeologi dell’epoca e finanziò di persona campagne sistematiche di scavo dal 1864 al 1875, dirette da Luigi Pigorini (fondatore del Museo Pigorini di Roma) ed Enrico Regazzoni.
Quali reperti vennero alla luce?
Oltre 5.000 oggetti: vasi a bocca quadrata della cultura di Fiorano, frecce in ossidiana provenienti dal Monte Arci (Sardegna), pugnali in rame del tipo Remedello, resti di canoe monossili, pesi da telaio e resti faunistici. Il villaggio è datato 4200-2500 a.C.
Cosa creò Ponti sull’isola?
Realizzò il primo museo preistorico all’aperto d’Italia, con bacheche, diorami, reperti esposti e persino animali imbalsamati del lago. Nel 1878 ribattezzò l’isola “Isolino Virginia” in onore della moglie Virginia Pigna (1832-1907).
Qual è lo status attuale dell’Isolino Virginia?
Nel 1962 i nipoti Anna e Giorgio Ponti donarono isola e museo al Comune di Varese. Nel 2011 è stato inserito dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” (scheda CH-IT-08), uno dei 111 siti complessivi e uno dei 19 italiani.
Cosa costruì Ponti a Varese città?
Acquistò nel 1838 il complesso di Biumo Superiore. Tra il 1858 e il 1862 vi fece edificare l’imponente Villa Andrea (detta anche Villa Ponti) in stile neorinascimentale veneziano, su progetto dell’architetto Giuseppe Balzaretti (lo stesso dei Giardini Pubblici di Milano). Il parco all’inglese di 56.000 m² conserva cedri del Libano, magnolie, tassi secolari e un laghetto sorgivo.
Quale episodio risorgimentale coinvolse le sue ville?
Il 26-27 maggio 1859 la contigua Villa Napoleonica fu quartier generale di Giuseppe Garibaldi durante la battaglia di Varese contro gli austriaci.
Qual è il lascito complessivo di Andrea Ponti al territorio varesino e all’Italia?
Trasformò una palude malsana e privata in un bene pubblico, debellò la malaria con decenni di anticipo, salvò e valorizzò il più antico sito palafitticolo alpino, creò un museo che anticipò di mezzo secolo l’archeologia moderna e dimostrò — 160 anni fa — che un fallimento industriale può diventare la più grande opera di rigenerazione ambientale, sanitaria e culturale di un intero territorio. Un modello di straordinaria attualità.
