Labirinto Segnico Infinito

Claudio Benzoni indaga origini scritture antiche, distruggendole per rigenerare simboli disarmonici e infiniti, in un processo digitale che unisce astrazione e riconoscibilità. Opere in resina e plexiglass trasparente catturano luce, rendendo materia vibrante e immateriale, un codice visivo che comunica oltre il decifrabile.

di Redazione VareseMese

All’apparenza sembrano scritture, ma in realtà sono segni di un’identità mutevole, che si moltiplica all’infinito. Claudio Benzoni definisce così la propria ricerca, fondata su un “alfabeto inesistente”, un linguaggio visivo che nasce da un processo di rottura e ricomposizione del codice linguistico.

Come nasce questo alfabeto e quali elementi lo compongono?
Ho iniziato indagando le diverse scritture – dai pittogrammi agli ideogrammi, fino al cuneiforme – per cercare un segno comune all’origine della scrittura. Distruggendo e contaminando la parola, l’ho rigenerata in altri segni, non da leggere ma da vedere. Sono simboli disarmonici, che si ripetono e differiscono all’infinito, muovendosi in uno spazio senza centro. Ogni immagine genera la successiva in un processo di creazione spontanea, che mantiene in sé la memoria dell’origine.

Nelle sue opere forma e segno sembrano dialogare costantemente. Qual è il rapporto tra gesto, ritmo e costruzione dell’immagine?
Le opere nascono al computer, quindi il gesto non è fisico, ma mentale. Il segno e il gesto coincidono nel modo in cui l’immagine viene concepita e costruita. Alcune opere hanno una struttura geometrica, altre un ritmo più libero: in entrambe il segno si prolunga oltre il visibile. Uso solo bianco e nero, colori che offrono stabilità e organicità, spingendo l’osservatore a una lettura più profonda.

La materia sembra avere un ruolo centrale nel suo linguaggio. In che modo sceglie i materiali?
Già nel progetto digitale considero il materiale finale, perché ogni supporto impone regole diverse. Amo la resina e il plexiglass trasparente per la loro capacità di catturare la luce: nelle mie sculture luminose la trasparenza unisce i segni e rende la materia vibrante, quasi immateriale.

Come si colloca il suo lavoro tra astrazione e riconoscibilità?
Cerco di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto nella scrittura. L’equilibrio fra astrazione e identificazione permette di riconoscere l’invisibile: un processo in cui la finzione si fa realtà, grazie alla forza stessa dell’opera.

Se dovesse scegliere una parola per definire il suo linguaggio?
“Alfabeto inesistente”. Un codice che non si può decifrare ma che comunica attraverso la sua stessa complessità, come un manoscritto antico che parla al di là del senso.

Claudio BenzoniInsegna al Liceo Artistico di Busto Arsizio ed è stato docente al Liceo Artistico di Varese. Illustratore e graphic designer, ha sviluppato un linguaggio personale che indaga il rapporto tra immagine e parola, contaminando segni, simboli e codici per dare forma a un linguaggio visivo in continua metamorfosi

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