Pem®, è record

3 Giugno 2019
Pem®, è record

La fotografia del 2018 scattata dall’Osservatorio della Liuc, presentate a Palazzo delle Stelline a Milano. In aumento nell’ultimo biennio i comparti Cleantech, primariamente indicativo per il green management, e Utilities, relativo alle rinnovabili. Due le operazioni che riguardano la provincia di Varese, entrambe di tipologia expansion

a cura della redazione

E’ stato presentato in una tavola rotonda a Palazzo delle Stelline a Milano, il diciottesimo rapporto dellOsservatorio Private Equity Monitor – PEM® della LIUC Business School. Questa realtà di ricerca pone in essere la sua attività grazie al contributo di EOS Investment Management, EY, Fondo Italiano di Investimento SGR, McDermott Will & Emery Studio Legale Associato e Value Italy SGR e da oltre quindici anni effettua un monitoraggio costante dell’attività di investimento in private equity. “Il settore del private equity conferma ed anzi consolida l’eccellente stato di salute già evidenziato ormai da un triennio. In particolare, il 2018 segna il record in termini di numero di operazioni: il dato di riferimento in tal senso, in precedenza, era rappresentato dalle 127 operazioni registrate nel 2008”, commentano all’unisono Anna Gervasoni e Francesco Bollazzi, rispettivamente presidente e coordinatore PEM® .

I buy out confermano la leadership di mercato

Dal punto di vista delle principali evidenze, lo scorso anno il mercato ha confermato la tendenza già registrata negli ultimi anni (dopo la parentesi del 2011 e del 2012), con una netta prevalenza delle operazioni di Buy out, che si attestano al 72% delle preferenze (in aumento rispetto al 67% dell’anno precedente). Non confermano i segnali di ripresa dello scorso anno gli Expansion, con una quota del 21% rispetto al 25% del 2017 (rappresentavano il 35% del mercato nel 2014). Anche se entrambe le operazioni che riguardano la provincia di Varese sono di questa tipologia: l’ingresso nel capitale di Eolo realizzato da Searchlight Capital e i nuovi capitali per lo sviluppo apportati dal Fondo Strategico Italiano in Missoni.

Le imprese familiari sono le più ricercate

In termini di deal origination, le imprese private e familiari, registrando anche un incremento delle preferenze (78% nel 2018, rispetto al 67% nel 2017), continuano a rappresentare larga parte delle opportunità di investimento.

La Lombardia sempre al top

Sul fronte della distribuzione regionale, la Lombardia, che da sempre risulta essere il principale bacino per gli operatori, nel corso del 2018 ha rappresentato il 34% del mercato. Seguono Emilia Romagna (17% del totale), Veneto (13%) e Piemonte (11%). Nel Mezzogiorno, si sono chiuse nove operazioni (quattro nel 2017), di cui quattro in Puglia, due in Campania e Sardegna ed una in Sicilia.

Prodotti per l’industria ancora ai primi posti

Per quanto concerne i settori d’intervento, si conferma l’ormai consolidato interesse degli operatori verso i prodotti per l’industria, comparto che attrae il 32% delle operazioni di investimento, in calo rispetto al 2017 (38%). I beni di consumo confermano la loro seconda posizione tra le preferenze degli investitori (20%), sostanzialmente in linea rispetto all’anno precedente (19%). A seguire, si rileva la presenza del settore alimentare, con il 13% (7% la quota del 2017), e di quello del terziario (servizi professionali ad eccezione di quelli finanziari, 10% vs 8% nel 2017). Al quinto posto, si conferma l’industria dei servizi finanziari (7%), grazie al notevole sviluppo delle fintech. Mantengono una certa stabilità ICT e Utilities, mentre registrano un calo i comparti del cleantech e del commercio all’ingrosso e al dettaglio. Ciò in termini relativi, anche se in quelli assoluti, i comparti Cleantech, primariamente indicativo per il green management, e Utilities, relativo alle rinnovabili, rispettivamente con 3 e 2 operazioni, sono in aumento, perché il mercato è il 42% in più di quello dell’anno precedente.

I commenti

“Anche nella prima metà del 2019 l’attenzione degli operatori finanziari rimane vivace, nonostante un aumento degli indicatori negativi, a partire dalla crescita zero dell’economia italiana fino alle guerre commerciali internazionali”, commenta Enrico Silva, responsabile per EY del settore Private Equity: “L’interesse ad investire in Italia è legato alle straordinarie caratteristiche di una parte delle imprese italiane che sono in grado di unire internazionalizzazione, innovazione tecnologica e dinamicità. Inoltre il mercato italiano offre opportunità uniche di business combination che per molti operatori sono uno strumento fondamentale di creazione del valore”. “In questo quadro, sarà importante assicurare condizioni favorevoli allo sviluppo di operatori vicini al tessuto delle medie e piccole imprese italiane”, aggiunge Marco Canale President – Ceo presso Value Italy SGR SpA . “Gli operatori internazionali hanno consolidato i propri impegni finanziari premiando, in particolare, i fondi Italiani con obiettivo di raccolta superiore ai 200 milioni. Nonostante qualche incertezza legata all’instabilità politica ed economica, gli investitori riconosco ai gestori italiani la capacità di creare valore aggiunto e di sfruttare il potenziale relativo al consolidamento della piccola e media impresa attraverso l’intervento del private equity”, sottolinea quindi Emidio Cacciapuoti, Partner McDermott Will & Emery. Quindi, la chiosa di Roberto Del Giudice Partner Comunicazione, Investor Relation e CSR Fondo Italiano d’Investimento: “Il 2018 è stato senz’altro un anno particolarmente brillante per il private equity italiano, a dimostrazione, da un lato, che l’appetibilità e l’interesse verso il nostro sistema delle piccole e medie imprese rimane alto e, dall’altro, che sta aumentando da parte di queste ultime la propensione ad aprire il capitale ad investitori professionali. In particolare, questo secondo aspetto ritengo che rappresenti una caratteristica ormai strutturale del sistema e che quindi, nonostante le naturali oscillazioni congiunturali, il mercato non potrà che continuare a crescere anche nei periodi futuri”.

Non resta che stare a vedere che cosa succederà.

Nella foto: tavola rotonda in cui è stato presentato il diciottesimo rapporto dell’Osservatorio Private Equity Monitor

 

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