La nuova finanza d’impresa

di Milani

Il panorama finanziario è mutato moltissimo negli ultimi vent’anni anche per effetto della tecnologia. Anna Gervasoni, docente dell’Univerità Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza, ripercorre per noi le tappe fondamentali di questa veloce trasformazione

di Anna Gervasoni

Il mondo corre. Pensiamo un attimo a cosa è successo alla finanza italiana negli ultimi cinquant’anni: cambiamenti normativi, nuovi assetti economici e internazionali hanno fatto assumere forme diverse al sistema bancario e finanziario. Ma dagli anni Novanta hanno avuto una accelerazione, dovuta anche alla spinta dell’integrazione europea. Fino ad arrivare alle piattaforme di trading, l’home banking, il robot advisoring. Soltanto per citare alcune novità.

L’addio alla “Borsa delle grida”

La “Borsa delle grida” è diventata totalmente telematica nel 1996 ed è stata privatizzata l’anno successivo. Il processo è stato completato con il suo ingresso, nel 2007, nel London Stock Exchange Group.

La ridefinizione del sistema

Nel 1998 è stato redatto il testo unico della finanza che insieme al testo unico delle banche del 1993 – che ha abolito la distinzione tra aziende e istituti di credito, a breve e a lungo termine – ha ridefinito il sistema della nostra intermediazione.

Il mercato europeo

Nel 2002 abbiamo pensionato la Lira in favore dell’Euro. Oggi il nostro mercato è europeo, con una unica moneta, regole comuni e medesime prassi, nonostante la Brexit. Come noi, anche i capitali possono muoversi liberamente in tutta Europa; è del 1986 la prima direttiva europea che regolarizzava la libera circolazione di capitali in tutta la comunità europea.

L’inflazione ridotta a un decimo

L’inflazione, che da qualche anno ormai oscilla al di sotto del 2%, negli anni Settanta e Ottanta era attorno al 20% ed è scesa sotto il 10% solo nel 1985. Erano gli anni in cui le nostre imprese si sono affermate grazie alle esportazioni, con tanta fatica e il supporto delle banche. Investire in titoli di Stato era un ottimo affare.

Le nuove frontiere

Oggi abbiamo fondi di private equity che possono fornire capitale di rischio per le acquisizioni, abbiamo il private debt per finanziare gli impieghi industriali, il venture capital per supportare le startup, le piattaforme digitali per finanziare il credito commerciale. Il tutto senza sostituirsi ai vecchi prodotti bancari, ma iniziando a dare alle imprese uno spettro più ampio all’interno del quale scegliere come finanziarsi. E questo va di pari passo con un nuovo modello di impresa che sta cambiando velocemente nelle dinamiche competitive. Adesso abbiamo un altro periodo di forte discontinuità di fronte a noi: l’innovazione tecnologica e i nuovi strumenti di finanza d’impresa mettono le aziende di fronte a nuovi scenari. I fondamentali restano gli stessi, le imprese devono sempre cercare capitale per crescere, investire e per cambiare modello di business. Per presentarsi però al mercato finanziario ora ci sono regole diverse, e sono quelle che derivano dalle migliori prassi dei mercati internazionali prima ancora che dalle norme, e non possiamo prescindere da ciò. Ma abbiano anche tantissime nuove opportunità, nuovi operatori, nuovi strumenti, nuovi mercati.

 

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