Great resignation

2 Maggio 2022
<em><b>Great resignation</b></em>

Pubblicati i primi dati 2022 dell’Osservatorio BenEssere e Felicità, che offre misurazioni oggettive sulla popolazione italiana attiva, con cadenza annuale, per aiutare le organizzazioni a divulgare ed educare sul tema della felicità in ambito lavorativo

A cura della redazione

Siamo più soddisfatti del nostro lavoro dell’anno scorso (37,5% nel 2022 contro il 28,7% del 2021), ma “contagiati” dal fenomeno Great Resignation, che fa riferimento al significativo aumento delle dimissioni e vede un numero sempre più alto di persone lasciare il proprio posto di lavoro. E’ la situazione misurata dal secondo barometro della popolazione italiana attiva promosso dall’Osservatorio BenEssere e Felicità.  

Dai Millennials ai Baby Boomers

Tra i dati salienti, emerge che quasi il 40% dei lavoratori italiani ha in mente di cambiare posto di lavoro nei prossimi 12 mesi. La voglia di crescita personale e professionale unite alle limitate opportunità di carriera vissute nella propria organizzazione, spingono principalmente il 49% dei Millennials alla ricerca di nuove occasioni, ma anche il 17,9% di chi è prossimo alla pensione.

Alla ricerca della felicità

“La felicità è una meta-competenza scientificamente provata che può portare, attraverso l’inclusività e l’accoglienza delle molteplicità dei singoli, unito ad un puntuale ascolto attivo e una presa di consapevolezza dei reali bisogni secondo il ciclo di vita a un nuovo benessere organizzativo, ad un nuovo umanesimo delle organizzazioni”, ricorda Elisabetta Dallavalle, presidente dell’Associazione Ricerca Felicità.

“Più fiducia, meno controllo”

“Quello che ci interessa evidenziare sono le molteplici motivazioni di disagio intercettato dietro al fenomeno della Great Resignation: la mancanza di sviluppo personale, professionale e di carriera, seguono la mancanza di riconoscimento e la paura del Burnout, fattore ampiamente al primo posto tra gli imprenditori e manager, con oltre il 43%”, afferma Elga Corricelli, co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità, che prosegue: “Le aziende dovrebbero comprendere al più presto come limitare questo fenomeno, al fine di rimanere competitive nel mercato. Oggi e nel futuro, si relazioneranno sempre di più con persone che chiedono maggiore flessibilità, benessere e hybrid working, così da gestire in autonomia i propri orari lavorando per obiettivi condivisi e agendo sulle leve della fiducia, non del controllo. La nuova immagine del lavoro che sembra delinearsi racconta del desiderio di poter contribuire con valore, crescere secondo motivazioni meritocratiche e contare sulla collaborazione autentica di tutti”.

Un passo avanti verso il benessere della società

Anche secondo Sandro Formica, vice presidente e direttore scientifico dell’associazione, seconda edizione del barometro della felicità segna un passo avanti per collaborare con istituzioni, organizzazioni profit, non profit, scuole ed enti educativi per studiare assieme gli strumenti migliori per far evolvere il benessere e la felicità della società.

In foto: Elisabetta Dallavalle, presidente dell’Associazione Ricerca Felicità

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