Curare l’impresa

14 Settembre 2020
Curare l’impresa

Anna Gervasoni, docente di Economia e gestione delle imprese all’università Carlo Cattaneo di Castellanza e direttore di Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) sottolinea l’importanza di ripartire dai fondamentali dell’azienda

Settembre, è tempo di ripresa: con le cautele e i timori di un autunno incerto, gli operatori economici si trovano oggi a “curare” un anno complicato. Le imprese e le attività economiche in genere hanno reagito alla terribile crisi economica e agli effetti della pandemia cercando di sistemare, reinventare, riproporre. Ora serve una vera e propria cura. Curare la propria impresa, approfittare per sanare anche inefficienze del passato, che ora non sono più tollerabili.

E’ l’ora di un check-up aziendale

Prima, però, occorre una buona diagnosi. E’ tempo di fare un check up aziendale, partendo dalla stesura o dalla revisione del piano aziendale, il cosiddetto business plan, strumento fondamentale per razionalizzare le criticità e individuare nuovi spazi competitivi.

Non solo sanare…

Ripartire dai fondamentali dell’azienda, dalla propria posizione competitiva, dalle necessità di investimento, formulare ipotesi di crescita esterna o aggregazione avendo a mente che questo comporterà un cambio di approccio manageriale. Curare non è solo sanare, ma anche avere attenzione, migliorare. Ci saranno capitali a disposizione, messi sul tavolo dall’Europa, dal governo e dai privati. Serviranno a aiutare le imprese che hanno sofferto e soffrono solo se le stesse implementeranno dei piani di ripartenza, dei progetti di sviluppo. In molti casi sarà necessario un consolidamento, mettere insieme aziende compatibili per raggiungere dimensioni adeguate alle necessità dei mercati. Vedremo acquisizioni, fusioni, creazioni di nuovi gruppi, cambiamenti negli assetti proprietari. Vedremo cambiamenti nel management. Ma perché questi processi siamo ordinati e efficaci bisogna partire dal check up, dai bisogni, dai problemi, così come dalle valenze positive, dai proprio valori d’impresa e dalle opportunità che si presentano.

La lezione di Draghi

In questi giorni dedichiamoci a rifare i piani, analizziamo gli scenari e assumiamoci la responsabilità di decidere e soprattutto non dimentichiamoci dei giovani, della necessità di investire sulle competenze e sul capitale umano. il nostro investimento così potrà dare buoni frutti non solo all’impresa, ma a tutto il Paese. Guardando al sistema economico nel suo complesso, Mario Draghi, durante il Meeting di Rimini ad agosto, ha fatto una lucida fotografia della situazione del nostro Paese e ci ha ricordato che spendere non è necessariamente investire. Il debito che lui ha definito buono è quello contratto per investire: dobbiamo usare i capitali per puntare su crescita e innovazione, e il rinnovamento passa anche attraverso la valorizzazione dei giovani talenti che l’Italia possiede e ha il dovere di valorizzare. Alcuni imprenditori e manager stanno lavorando in questa direzione, si tratta di avviare un processo sistemico che coinvolga anche le Istituzioni e la politica. Se questo avviene ci troveremo con un sistema imprenditoriale più solido e moderno, e con un Paese migliore.

in foto: Un momento del convegno annuale con le prospettive per la seconda parte del 2020

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