Strategia anti-Covid 19

1 Febbraio 2021
Strategia anti-Covid 19

Per anni è stato definito da HR Magazine uno dei 25 pensatori più influenti al mondo. Da Londra Wayne Clarke, fondatore del Global Growth Institute. dispensa alcuni consigli per chi ha perso il lavoro e per chi, anche in questo tempo così sfidante, vuole far crescere la propria azienda

di Chiara Milani

Semplice. Come l’uovo di Colombo. Almeno, a prima vista. Così appare la strategia di crescita anti Covid-19 che ci presenta Wayne Clarke, definito per anni da HR Magazine uno dei 25 pensatori più influenti al mondo. Fondatore del Global Growth Institute, in collegamento da Londra è stato ospite della nostra trasmissione d’interviste d’attualità Prospettive, in onda dal lunedì al venerdì alle 20.05 su Rete55 (canale 16 del digitale terrestre).

Visto il momento altamente sfidante – diciamo così – che tutti noi stiamo vivendo, qual è il suo consiglio per le aziende che, nonostante tutto vogliono, crescere?

Per mesi ci siamo interrogati sul fatto che alcune aziende andassero molto male, mentre altre molto bene. Abbiamo individuato sostanzialmente due fattori chiave. Il primo: le aziende che vanno bene sono state capaci di valorizzare il proprio personale. Prima del Covid-19 si pensava che la leadership fosse fondamentale, ma quando da un giorno all’altro ci siamo trovati di fronte al fatto è che nessuno sapesse con che cosa sarebbe accaduto da lì a poco, ecco che alcune aziende hanno capito che c’è un valore, di competenze, di conoscenze, d’intelligenza delle risorse umane della propria azienda e hanno saputo sfruttarlo al meglio. Il secondo fattore riguarda l’utilità: il valore oggi sta nel bisogno di un prodotto o un servizio. Ogni volta che c’è uno shock economico, c’è qualcosa che va su e qualcosa che va giù… Ecco, in questo momento abbiamo visto che se io vendo prodotti e servizi di cui le persone hanno bisogno, di cui vi è la necessità, essi hanno un valore. Molte aziende si sono trovate a dover cambiare velocemente: non è facile, ma se ci riusciamo avremo un buon risultato.

Ci sono anche tanti lavoratori, anche in Italia, che sono rimasti disoccupati e nei mesi scorsi lei ha offerto gratuitamente a 50 persone il suo corso per top manager a livello globale. Può condividere con noi qualche suggerimento?

Innanzitutto sono molto vicino a tutti coloro che hanno perso il lavoro in questo frangente. Sostanzialmente in questo caso sono due le cose da fare. La prima cosa cercare di rimanere attivi: per molto tempo magari si sono dedicate tutte le proprie forze e le proprie energie all’organizzazione in cui si lavorava e non si è coltivata abbastanza la parte di networking per quanto riguarda se stessi. Allora, questo è il momento invece di ripensare al proprio network. Ci sono dei siti, tipo LinkedIn, che sono molto utili da questo punto di vista. Se noi prima lavoravamo 10-12 ore al giorno per la nostra azienda, adesso possiamo investire alcune ore tutti i giorni, tipo 2 o 3, per cercare un nuovo posto di lavoro. Sappiamo tutti benissimo che più tempo passa dalla nostra ultima occupazione, più è difficile trovarne una nuova. E non è necessariamente una questione di posti di lavoro disponibili, ma proprio dalla nostra mentalità. Inoltre, tutti quelli che hanno viaggiato tanto nel mondo, sanno che ognuno è speciale. Ognuno ha un talento, una conoscenza di condividere. Ecco, questo è il momento per condividere le proprie conoscenze. Questo è anche un modo di rafforzare il proprio network, postando ciò che sappiamo e che ha un valore. Oggi non si può più fare a meno di saper comunicare anche davanti alla telecamera del telefonino. Magari uno deve provare cento volte prima di riuscire a fare qualcosa di decente, perché non ci ha abituato, non è nelle sue corde, ma oggi è imprescindibile.

Lei vive in Gran Bretagna e la sua attività ha sede sia in Inghilterra sia in Olanda. Che cosa ne pensa della Brexit? Vede più opportunità o problemi? Quali nuovi scenari si aprono?

Questa è la questione politica più scottante del momento da queste parti. Penso che a breve termine ci siano dei problemi, come questioni tecniche e burocratiche, ma a lungo termine opportunità. Anche in questo caso si tratta di migliorare il proprio network e poi di pensare alle generazioni future, che almeno un po’ in tutto il mondo Occidentale stanno anche studiando da casa: bisogna pensare anche a loro per costruire il futuro. Di certo loro hanno davanti grandi opportunità di business digitale che la nostra generazione non aveva.

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