Ormai o ancora?

4 Maggio 2020
Ormai o ancora?

La riflessione di monsignor Claudio Livetti, già prevosto di Busto Arsizio, che commenta: “Da vecchio provato dalla vita non voglio esprimere certezze. Non rinuncio però ad avere le mie opinioni”

di monsignor Claudio Livetti

Come siamo arrivati qui?

Non é capitato per un castigo di Dio. Dio manda solo il bene; permette il male sperando che produca un bene maggiore. Non é avvenuto perché i nonni, non condividendo la vita troppo facile dei nipoti, ripetevano spesso: ”Avrebbero bisogno di una guerra per imparare com’é la vita”. Condivido le parole dette dal Papa in una Piazza San Pietro deserta: ”Ci illudevamo di vivere sempre sani in un mondo malato”.

La tecnologia e le conquiste scientifiche ed economiche, fondamentali per un vero progresso, ci avevano dato l’illusione di un benessere (perfino opulenza nel mondo occidentale) sicuro e super garantito. Ci accorgiamo invece che la povertà bussa alla porta accanto e magari alla nostra stessa. Ci avevano promesso un’esistenza prolungata fino a 120 anni, ma ci si accorge che i più anziani sono i più vulnerabili, a maggior rischio della vita. Eravamo fieri di aver conquistato la luna e di aver portato nel mondo, coi viaggi intercontinentali, affari e turismo, ma abbiamo veicolato e globalizzato un minuscolo virus che mette tutti in ginocchio, in una impensabile esperienza collettiva di pandemia.

Che cosa lascerà di positivo?

Non criticheremo più la malasanità, visto l’eroismo dei medici e degli infermieri, infaticabili fino allo spasimo e al rischio della vita. In questa situazione inedita e drammatica qualche mio confratello, che era entrato in Seminario dopo aver fatto il medico, é ritornato a indossare il camice per ritornare in corsia. Benediremo l’isolamento sociale che ha favorito l’avvicinamento familiare, pesante se lo si vive per forza ma positivo se lo si prende con amore. Nessun adolescente ha potuto rinfacciare al proprio padre il ritornello ritrito: “Tu comandi, tu non mi lasci mancare niente, ma non ci sei mai”. Encomiabile l’impegno degli insegnanti per continuare le lezioni coi computer, dei parroci per essere vicini ai loro fedeli, impediti di partecipare alla Messa, e per impartire la benedizione ai deceduti, e delle autorità, coadiuvate dalla protezione civile, per adattare e creare nuove strutture di accoglienza delle persone travolte da questo improvviso ribaltone. Ci resterà un po’ di orgoglio italiano: siamo fantasiosi e tendenzialmente anarcoidi, ma abbiamo saputo fare squadra e accettare i sacrifici, rispettare le regole rinunciando ai propri interessi, diventare un esempio per altre nazioni. Commovente la generosità nel rispondere alla richiesta di fondi per far fronte all’emergenza: le grosse cifre di chi può, ma anche il piccolo obolo della vedova!

E dopo?

Ricordo mio padre, ex combattente della guerra del ‘15-‘18: mi raccontava la disfatta di Caporetto, ma poi la riscossa al Piave e la vittoria. Da ragazzo ho seguito con curioso interesse la resa (chiamata armistizio) dell’8 settembre 1943, ma poi ho visto la resistenza per arrivare alla libertà. Sono stato in Friuli dopo il  disastroso terremoto del 1976, ma l‘ho rivisto qualche anno dopo perfettamente ricostruito.

A me non piace il pessimistico “ormai”; preferisco l’ottimistico e speranzoso “ancora”. L’emergenza coronavirus finirà e la vita dovrà continuare. Molti sperano che le cose ritornino come prima e citano Pablo Neruda: ”Nascere non basta, é per rinascere che siamo nati”. Altri ripetono uno slogan diventato famoso: ”Non torniamo alla normalità, perché la normalità era il problema”. Certo qualcosa tornerà come prima, ma in qualcosa si dovrà voltare pagina. Noi vecchi, se sopravviviamo, non cambieremo più: Nicodemo aveva detto a Gesù: ”Un uomo non può rinascere quando è vecchio”. Il mondo degli adulti dovrà mettere in atto i valori personali e sociali di un nuovo umanesimo, con umiltà, col senso del limite e col rispetto del creato, fin troppo maltrattato. Guardo con simpatia ai ragazzi, rimasti per troppi giorni imprigionati in casa, e ai giovani. Se si libereranno dall’idea di una vita troppo comoda e facile e cercheranno la verità e la bellezza, usciranno temprati da questa batosta e saranno più forti, più belli e meno viziati.

In foto: La chiesa di San Michele a Busto Arsizio si staglia su un orizzonte rosa

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