L’economia della conoscenza

14 Settembre 2020
L’economia della conoscenza

di Chiara Milani

E’ una dura risalita, quella che ci aspetta dopo il lockdown. Compierla, step by step, è la sfida. Come poterlo fare lo abbiamo chiesto ad Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda e da quest’estate componente del consiglio di amministrazione dell’università Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza.

Nel suo ultimo saggio, Oltre la fragilità, lei ricorda che la crisi in cui ci troviamo anche in questo momento è un pericolo, ma è anche un’opportunità come sempre, invitando al coraggio e alla sostenibilità. Facile, in teoria, difficilissimo però in pratica, anche per un territorio storicamente a vocazione imprenditoriale come il nostro… Allora, come si può fare?

Intanto dobbiamo prendere atto con grande senso di responsabilità della portata della situazione, con la pandemia ancora in corso. Ci sono ancora adesso i morti, c’è preoccupazione… abbiamo preso atto che le nostre società complesse, interconnesse, globali, hanno rivelato una straordinaria fragilità. Non ce ne eravamo resi conto, in una sorta di delirio di onnipotenza. Però già prendere atto della fragilità significa cominciare a costruire gli strumenti della risalita. Siamo in piena recessione. Sono usciti i dati dell’Ocse che dicono che ci sono Paesi che stanno peggio di noi, come la Gran Bretagna con -20 per cento, ma anche l’Italia con –12% è messa in gravi condizioni di difficoltà. Lo dico per insistere sulla consapevolezza dei dati della crisi e per non rassegnarsi. Il libro dice Oltre la fragilità: la ripresa è ripresa possibile. Penso al territorio di riferimento di cui stiamo parlando: è un territorio molto manifatturiero che ha radici salde nella capacità delle imprese e sguardo internazionali. Ecco questa è una forza dell’Italia. Lo sguardo aperto è una leva straordinaria di cambiamento, a patto di puntare su alcuni elementi molto chiari: la formazione e il capitale umano, cioè le persone.

A questo proposito lei di recente ha ricordato che le nostre migliori università stanno scalando le classifiche delle eccellenze mondiali, ma perdono laureati proprio in un momento in cui l’economia della conoscenza è così importante. Gli atenei italiani sono davvero i grandi dimenticati?

Non so se siano i grandi dimenticati, ma so che sono uno dei punti di forza fondamentali di questo Paese: i grandi atenei, come il Politecnico di Torino e di Milano o la Bocconi, e le piccole università dinamiche come la Cattaneo qui a Castellanza. Che cosa dice il Recovery Fund messo in piedi dall’Europa? Bisogna investire su green economy e innovazione. Servono conoscenze e competenze aggiornate con una formazione di lunghissimo periodo. Il che è una sfida per le nostre università non soltanto rispetto ai giovani, ma anche rispetto alle generazioni più anziane che perdono lavoro e che devono crescere e studiare per trovare altri lavori. La formazione e’ una delle leve fondamentali per rimettersi in piedi e cominciare a crescere. Il guaio è che sulla formazione, la ricerca, l’innovazione questo Paese tradizionalmente ha investito e continua a investire poco. Confido che questo sia un governo con forti dosi d’intelligenza, nonostante alcune prove tutt’altro che brillanti, e sappia che o si lavora sulle persone e sulle loro conoscenze o noi non andremo avanti.

Lei la teme la seconda ondata del contagio?

Se dovesse arrivare, io credo che la seconda ondata troverà molte parti di questo Paese un po’ più preparate: è necessario non soltanto un intervento molto chiaro del governo e delle regioni sulla scuola, ma credo che sia indispensabile un forte senso di responsabilità dei cittadini. Lo so che è una cattiva abitudine italiana a dire ci deve pensare lo Stato. Ma no, una democrazia industriale avanzata funziona se i cittadini sono attori consapevoli e responsabili, se pretendono chiarezza da parte di chi governa, ma anche se si assumono responsabilità, comportandosi bene, dalle mascherine alle cose più serie. Evitare gli assembramenti è un atteggiamento di chi si prende cura degli altri.

in foto: Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda e da quest’estate componente del consiglio di amministrazione dell’università Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza, è stato il primo ospite della seconda stagione delle interviste tv di VareseMese, in onda dal lunedì al venerdì alle 20.05 su Rete55

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