Le sfide del futuro

9 Novembre 2020
Le sfide del futuro

Le giuste attenzioni alla salute, alla scuola e al lavoro non debbono avvenire a scapito della famiglia. Ne è convinto monsignor Claudio Livetti, già prevosto di Busto Arsizio, che ricorda l’importante ruolo della donna nella coppia e nella crescita dei figli

di monsignor Claudio Livetti

La cura della famiglia

Le giuste attenzioni alla salute, alla scuola e al lavoro non debbono avvenire a scapito della famiglia. Quando si parla di terza guerra mondiale a pezzi, io non penso soltanto ai conflitti armati tra le nazioni, diffusi  geograficamente a macchia di leopardo, ma anche ad altri conflitti sociali e culturali. Mi ha un po’ allarmato lo scritto di un sociologo che paventava il rischio di una società post-familiare e diceva che la cultura del benessere ha corso troppo, a tal punto che in alcuni luoghi la famiglia é come una macchina che ha esaurito la benzina e sta perdendo le ruote, ma l’equipaggio quasi non se ne accorge e continua vanamente a discutere di viaggio, di strada e di meta. Non sono così catastrofico, ma constato la fragilità dei legami, specialmente nel mondo giovanile e i frequenti divorzi, i cui contratti sono firmati con le lacrime dei figli. Le donne hanno un compito importante nel rinsaldare la coppia e la famiglia. Si dice che il marito é il capo, ma la moglie é il collo e il capo va dove  lo porta il collo. Sarebbe una catastrofe se si perdesse l’idea di famiglia stabile naturale (papà e mamma) da sempre fondamento della società civile.

La coltivazione del dialogo

Ciò che identifica l’essere umano é la parola. Gli animali comunicano, ma non parlano. Solo l’uomo parla. Venire al mondo non é solo venire alla luce, ma accedere alla parola. Don Primo Mazzolari osserva: ”Le grandi parole riescono forse ad esaltarci, ma sono le parole che hanno il sapore delle labbra materne quelle che ci tengono veramente su il cuore”. Da ragazzo ho avuto la fortuna di sentire racconti dai nonni: gente semplice che narrava le vicende di una vita lunga, irta di difficoltà, ma nonostante tutto serena, degna ed onesta. Da adulto ho visto che il camino dei racconti veniva sostituito dalla televisione. Essa ha tolto la parola e non solo. Pier Paolo Pasolini negli anni Settanta denunciava l’influsso prepotente della televisione: ”E’ attraverso la televisione che si manifesta lo spirito del nuovo potere. Non c’é dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo”. Da vecchio assisto al triste spettacolo dei ragazzi attaccati ore ed ore al telefonino. È una voce più accattivante di quella dei genitori e degli insegnanti. Ma questi devono dialogare molto più di prima, perché questi mezzi social sono come gli idoli di cui il Salmo 115 dice: ”Hanno bocca ma non  parlano”. Comunicano messaggi vacui, se non pericolosi e fuorvianti.

La trasmissione dei valori

Quest’estate di fronte all’escalation di atti vandalici e violenti commessi da adolescenti aggregati in branchi nelle ore serali e fino a tarda notte, spesso si é sentito dire: ”Ma dove sono i genitori?” Non si deve mai generalizzare, ma si rende sempre più urgente che nelle famiglie i padri scrivano le regole e le madri organizzino le riparazioni. Soprattutto che diano testimonianza. In un contesto in cui non c’é più rispetto per nessuno, un ragazzo impara il rispetto degli altri da una madre che é attenta e rispettosa del marito, dei figli piccoli e dei grandi, dei nonni e dei vicini. In un mondo di egoisti che badano solo a se stessi i ragazzi imparano l’altruismo e la gratuità da una madre che provvede a tutti e si mette all’ultimo posto, che continua per anni a cucinare non curandosi di chi mugugna prima di mangiare ma poi vuota il piatto e di chi, finito il pranzo, ha sempre qualche critica da fare: non c’é pericolo che si lodi la  fatica vissuta ai fornelli. Tante volte mia madre mi ha insegnato che si deve fare il proprio dovere non in previsione dei vantaggi o  per la paura dei castighi: si fa quello che é giusto fare e si è gratificati dall’averlo fatto con amore. Non era un insegnamento facile da attuare, ma dietro le parole vedevo un impegno materno che collaudava le parole. Se le cose te le spiegano forse le capisci. Se le vedi le impari e sei invogliato a farle. Più che nell’insegnamento scolastico questo principio vale nell’educazione in famiglia.

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