La scienza vista da lei Otto ricercatrici dal laboratorio al palco

di Redazione VareseMese

Ha debuttato proprio nel giorno in cui, per la prima volta, in Italia l’incarico di Primo Ministro veniva conferito a un leader di genere femminile. Una coincidenza significativa, se pensiamo che lo spettacolo Feeling Scienze fa parte della rassegna varesina Parola di donna. Mettendo sotto i riflettori l’esperienza di 8 ricercatrici del JRC (Joint Research Center) di Ispra, che raccontano come affrontano – e come affronterebbero, se ne avessero di più l’opportunità – le sfide del mondo di oggi: dalla sostenibilità ambientale al dark web. Ma non solo. 

“Un esperimento teatrale coraggioso”

Un “esperimento teatrale coraggioso”, come l’ha definito Adriaan Eeckles, ideatore e organizzatore del progetto SciArt (Scienza e Arte) del Centro comune di ricerca europeo. Una realtà importante che da oltre 70 anni è presente sul territorio dell’Alto Varesotto. Pur essendo sempre rimasto una realtà un po’ a sé. Finché un gruppo di donne ha deciso d’iniziare un nuovo dialogo, con un nuovo linguaggio. Tra arte e scienza, appunto.

Dalla mitologia a oggi

C’è Sandra, biologa e tossicologa; Matina, che coordina importanti gruppi scientifici; Agnes, che lavora in amministrazione; Isabella, impegnata con computer quantistici; Alba, che crea modelli di controllo e gestione delle situazioni di pandemia e Naouma, ingegnere, che dopo oltre 25 anni di attività al JRC, da poco lavora proprio nel dipartimento SciArt. Come molte delle sue colleghe, quest’ultima non è nata in Italia. Nel suo caso, la culla è stata all’ombre del Partenone, ad Atene, in Grecia. Tanto che che ha scritto una trilogia dedicata a tre donne troppo “sottovalutate” in patria: Elena di Sparta, Penelope, moglie di Odisseo, e Clitennestra. Proprio alla mitologia greca si rifà molto Feeling Science, con tanto di riferimento attualizzato al labirinto e al Minotauro.

“Noi siamo molto orgogliose del nostro lavoro: ci piace anche divulgarlo e parlare con la gente di Varese e siamo molto contente che il nostro progetto sia stato approvato e supportato”, spiega l’ingegnere greca. 

Nuova collaborazione tra arte e scienza

Sottolineando quando queste ricercatrici si siano messe in gioco in prima persone, l’autrice, Angela Dematté, aggiunge: “Si tratta di un tentativo di andare a capire che novità possono portare queste donne della scienza dal punto di vista proprio della percezione, dell’ascolto al femminile del mondo, che è olistico, mediamente più completo di quello maschile, anche se naturalmente non facciamo un discorso di genere”. Quindi, chiosa la drammaturga: “Usiamo questo spettacolo non solo come messa in scena, ma come propulsore, affinché gli spettatori si facciano delle domande su che come arte e scienza possano collaborare davvero per trovare soluzioni nuove, perché siamo in un momento di grande cambiamento”. 

Uno spettacolo da vedere

Noi ci permettiamo di aggiungere che questo “esperimento teatrale”, che dopo il “tutto esaurito” al teatro Santuccio a Varese sarà replicato giovedì 1 dicembre al Lac di Lugano, dovrebbe essere mostrato alle giovani studentesse. In modo che capiscano non soltanto che, scegliendo di studiare le cosiddette materie Stem, non dovranno rinunciare alla propria femminilità, ma anche affinché comprendano che il mondo ha bisogno del loro contributo – umano, oltre che professionale – in ambito scientifico. Motivo, quest’ultimo, per cui – ci permettiamo di commentare – anche una bella messa in scena al Parlamento europeo non sarebbe male.

In foto: Naouma Kourti, ingegnere del JRC

 

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