Studiare il futuro

6 Aprile 2021
Studiare il futuro

di Chiara Milani

Laura De Biaggi, docente di Matematica e Fisica, esperta di coding ed educazione robotica, così come direttrice di IdeaLab, spiega in che modo far appassionare fin dalla più tenera età gli studenti e le studentesse alle discipline scientifico-tecnologiche

E’ una questione annosa, quelle delle materie Stem, ossia scientifico-tecnologiche, che da sempre attirano di più i ragazzi che le ragazze, anche se offrono poi più sbocchi professionali. Per cercare d’invertire la tendenza, però, non si può aspettare le superiori. La sfida, oggi, è far appassionare gli alunni – sia maschi sia femmine – a certe discipline fin dalla più tenera età.

Ne abbiamo parlato con Laura De Biaggi, docente di Matematica e Fisica, nonché direttrice di IdeaLab, il laboratorio per l’occupabilità della provincia di Varese che lo scorso mese di marzo ha promosso la seconda edizione di Women Up. Con sei speaker di alto profilo e la partecipazione di studenti dell’Istituto Dalla Chiesa di Sesto Calende e dell’Ite Tosi di Busto Arsizio. Quest’ultimo, del resto, è l’ente capofila di una rete di 20 scuole che, assieme a diverse realtà, hanno dato vita a un’iniziativa dove è possibile sviluppare le competenze necessarie per il futuro. Quindi, da un lato le cosiddette soft skills, sempre più rivalutate in ambito lavorativo. E, dall’altra, quelle capacità tecniche di cui oggi c’è molta richiesta.

Lei è anche un’esperta di coding e di educazione robotica, tanto che collabora pure con i lunedì digitali di un’importante casa editrice nazionale. Quindi, sapendo di parlare anche con una mamma, le chiedo: come si fa a far appassionare i propri figli fin da piccoli a queste materie, quando magari i genitori in realtà ne masticano ben poco?

Forse la via più naturale con cui poter far avvicinare i bambini a queste discipline è il gioco: io penso che grazie a un approccio giocoso alle discipline scientifiche si possa far nascere una vera passione per questi argomenti. Infatti, anche il coding e la robotica

educativa, che sono due discipline a cui io sono appassionata e su cui faccio anche molta ricerca, danno veramente la possibilità di approcciare la matematica, le scienze, la fisica in maniera meno tecnica e più ludica, in modo che siano appassionanti e diventino poi parte della vita “da grandi”. Mentre un approccio troppo tecnico e strutturato rischia in qualche modo di rovinare il fascino di queste discipline, che invece non soltanto nella scuola primaria, ma anche negli anni successivi, dovrebbero essere affrontate veramente come materie che permettono di sviluppare la creatività e l’immaginazione.

Può dare qualche consiglio pratico per i genitori da sfruttare quando le scuole sono chiuse?

Cercare di essere vicini ai propri figli, ma anche comunque dare

fiducia. Secondo me i bambini hanno delle grandi risorse e quindi sono capaci di adattarsi quasi sempre alle nuove situazioni molto più di noi adulti. Per cui bisogna fornire loro delle informazioni precise sull’utilizzo delle tecnologie, cercando di viverle in sicurezza. Quindi, di certo dando norme rispetto all’utilizzo di questi strumenti, anche in termini temporali. Bisogna dunque alternare l’uso della tecnologia, soprattutto quando tutte le mattine seguono le lezioni tramite la Didattica a distanza, a momenti a un pochino più di pochino più di svago. E’ quindi utile anche stare pure all’aperto e magari fare i compiti insieme in un giardino, terrazzo o balcone, per distogliere un attimino l’attenzione dalla tecnologia stessa, che già pervade molto la loro vita. Bisogna, insomma, creare un giusto equilibrio.

GUARDA L’INTERVISTA

Ph. Paolo Cascone – Foto Club Varese APS

Articoli Correlati