Modus op(e)randi

4 Marzo 2019
Modus op(e)randi

Il polo nazionale delle indicazioni per il primo ciclo nel Nord Italia è l’istituto comprensivo di Cunardo, retto dalla varesina Luisa Oprandi: “In seconda elementare ho preso più note di quante fossero le settimane scolastiche. Oggi una scuola così non ha più senso”. L’auspicio: “Servono più insegnanti uomini”. Al ministro Bussetti: “Le parole sono come pietre”

di Chiara Milani

L’eccellenza nel Varesotto c’è”. Non ha dubbi, Luisa Oprandi, reggente dell’istituto comprensivo di Cunardo e dirigente in quello di Varese 1, nel commentare come mai la nostra provincia sia l’unica in Italia ad avere entrambi i poli nazionali per la didattica nella propria area. Grazie a un bando vinto esattamente un anno fa, la realtà retta da Oprandi è infatti il riferimento per le regioni del Nord per quanto riguarda il primo ciclo, così come per il secondo lo è il liceo Crespi di Busto Arsizio, diretto da Cristina Boracchi.

Quello che le donne dicono… e fanno

Entrambe le scuole di riferimento, peraltro, sono a guida “rosa”. Un aspetto su cui Oprandi riflette così: ”Io mi sto augurando che aumenti il numero dei docenti uomini nelle scuole dell’infanzia e devo dire che ho la fortuna di averne diversi alle elementari. E’ chiaro che la prevalenza di donne nel corpo docente può influire, anche se per quanto riguarda la provincia di Varese i dirigenti scolastici maschi sono tantissimi”. Come hanno fatto dunque queste due signore a distinguersi? “Ho sempre detto che riesco a fare molte cose perché ho studiato il latino e ho avuto un bravo docente di matematica. Credo che la capacità di risolvere situazioni, così come te la forniscono questi studi, sia una risorsa. Poi ho avuto la fortuna di avere sempre sfide da affrontare, considerando ogni volta che anche un problema debba diventare un’opportunità. Questa attitudine mentale credo possa essere tipica delle donne. Chiamatelo modus operandi o modus Oprandi, come volete…”.

La sfida: cittadinanza e cultura digitale

Intanto, il mese scorso a Milano si è svolta una due-giorni coordinata proprio dall’istituto di Cunardo per formare docenti e dirigenti su Cittadinanza e cultura digitale. “Il tema più importante per il primo ciclo è una scuola che lavori per lo sviluppo di competenze. Cioè, prenda come ricchezza quello che l’alunno è, ne potenzi i talenti e li sviluppi, in modo che ciò che uno è, sa e sa fare diventi il patrimonio del successo formativo di questa persona e lo renda capace, in una situazione nuova, di valorizzare queste competenze e saperle spendere. La sfida è quella di avere un corpo docente che parta dalla centralità dell’alunno, quindi con una metodologia e ambienti di apprendimento innovativi, che non vuol dire sostituire i capisaldi della scuola, ma parlare anche il linguaggio della modernità, che è quello più vicino agli studenti oggi.

Niente più scuole come prigioni

Eppure Daniele Silvestri ha appena portato al Festival di Sanremo 2019 una canzone che paragona la scuola a un carcere che “corregge e prepara una vita che non esiste più da almeno vent’anni”. Lo facciamo notare a Oprandi, che sottolinea: “Ecco, la scuola che lavora per competenze è chiamata a fare esattamente il contrario. Le faccio un esempio: stamattina un docente di Lettere stava giocando a scacchi con un alunno… come preside ho solamente detto: che bello, vengo anch’io settimana prossima! Questa è la scuola. Tu hai un punto d’arrivo e giungi attraverso la via più adatta a quel determinato ragazzo. Quindi la strada per sviluppare le sue competenze logiche è quella d’imparare da una didattica in situazione, che è l’altra grande sfida: i compiti di realtà rendono l’80% in più che lezioni frontali”.

Generazione web: migliaia di docenti sui banchi

Detta così, sembra quasi più difficile preparare i docenti, che educare gli alunni. “Qualche resistenza c’è, anche se devo dire siamo 5 scuole della provincia di Varese capofila di Generazione web, un progetto per la formazione degli insegnanti sulle nuove tecnologie applicate alla didattica. Abbiamo formato circa 8mila docenti nel giro di 4 anni e siamo state premiate dalla Regione Lombardia”, spiega la direttrice didattica: “C’è un’alta risposta, anche se poi certo rendere applicativo il tutto richiede dei passaggi”.

Sbagliato generalizzare”

Quanto poi alle tanto contestate dichiarazioni sul Sud del ministro dell’Istruzione varesino, Marco Bussetti, Oprandi commenta: “Il modello di relazione tra insegnanti e studenti oggi è diverso da quello a cui la mia generazione era abituata. Io mi dovevo sedere nel banco. In seconda elementare ho preso 52 note e non c’erano neanche 52 settimane di scuola, perché chiacchieravo. Lo scriva pure. Una scuola così non ha più senso. Detto ciò, credo che non si possa mai misurare la qualità del lavoro dei professori sulla base dei risultati degli studenti: è questo parallelismo che è sbagliato”. Quindi, incalza: “Io direi che le generalizzazioni fanno sempre male: il parlare della scuola in questi termini attribuendo agli insegnanti – e non me ne voglia il ministro – termini quali necessità di maggior impegno e maggior lavoro credo davvero sia una lettura che è stata da moltissimi interpretata in una maniera diversa da quella che poi Bussetti ha voluto spiegare e sono del parere che ciò non faccia bene alla scuola. Del resto, noi sappiamo che nella società della comunicazione le parole diventano pietre”.

Genitori, basta critiche sui social”

A tal proposito, l’invito finale della preside è rivolto proprio al dialogo con i genitori: “Quello che serve tantissimo oggi è un rapporto di collaborazione costruttiva con le famiglie, che in molti casi c’è, ma in altri si perde in piccole o grandi questioni personali, che diventano un po’ giudizi impropri sulla scuola stessa. Credo che una delle necessità più importanti sia quella di avere madri e padri che facciano sempre più squadra e che il dibattito sulla scuola smetta di essere fatto sui social media in maniera inopportuna”. Una lezione difficile da imparare.

In foto: Luisa Oprandi

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