Vagabonda digitale

1 Marzo 2021
Vagabonda digitale

Donne che sfidano loro stesse alla ricerca della libertà. Luisa Cozzi, direttore responsabile di Poetando Video Poesia (in onda su Rete55), racconta la storia di Cristina Rolfini che, giunta quasi al mezzo secolo di vita, ha lasciato un lavoro stabile per viaggiare

di Luisa Cozzi

Ho viaggiato parecchio nella mia vita, durante le vacanze, come tanti, ma questa volta era diverso. Volevo provare a vivere viaggiando e, le collaborazioni editoriali, per fortuna trasportabili, soprattutto in certe fasi, sarebbero venuto con me, computer nello zaino”. Cristina Rolfini ha studiato a lungo e, dopo un percorso di formazione filosofica, è entrata in casa editrice nel 1994, a 29 anni. Vi è rimasta fino a quasi 50, crescendo moltissimo lì dentro, umanamente e professionalmente. Poi, zaino in spalla, ha lasciato tutto per diventare una nomade digitale: “Ricordo l’emozione della prima solitaria in Svezia. Mi sono trovata a lavorare negli eleganti bar di Stoccolma, nella biblioteca di vetro della cittadina medievale di Visby sull’isola di Gotland così come nell’ostello innevato di Abisko, in Lapponia”.

Scegliere di abbandonare la tua vita tranquilla e soddisfacente per abbracciare una sfida che aveva poche possibilità, come ti ha fatto sentire?

Avevo un ruolo di responsabilità in un’azienda solida, ottimi colleghi. Ero al sicuro ma intimamente ferma; a un certo punto mi sono accorta di aver smesso di evolvere, di imparare. Riflettendo in profondità ho maturato un forte desiderio di cambiamento. E le cose, soprattutto a cinquant’anni, o si fanno o non si fanno, ho dato le dimissioni. Dovevo provarci, e questo mi faceva sentire forte.

Organizzare il lavoro mentre dalle Canarie ti sposti sulle Baleari, per poi volare in Sardegna, e di lì in Armenia, Sud Africa, Svezia e infine approdare alle Canarie come è possibile? Non perdi i pezzi?

Da allora mi sono appassionata ai viaggi solitari e ho imparato a lavorare ovunque. Un tavolo e un wifi non bastano però. Ci vogliono organizzazione e una certa disciplina per scandire gli impegni lungo la giornata e non mancare le scadenze.

In quest’ultimo anno il Covid ti ha fermata?

Ho iniziato il 2020 viaggiando tra l’Armenia e la Serbia, prima dell’inizio della pandemia e l’ho concluso alle isole Canarie. Ho trascorso il lockdown a Cremona e subito dopo mi sono rimessa in movimento, con le dovute precauzioni.

Forse la ricerca della felicità sta proprio nello sfidare se stessi nel momento di maggiore realizzazione … certamente ci vuole coraggio e una sana dose di autostima; un po’ ti invidio. La tua ricetta?

Un passo alla volta e la consapevolezza di ciò che ci fa bene. La maturità mi ha portato più coraggio, è vero, ma soprattutto una certa leggerezza.

Quante credi possano essere le donne che più o meno segretamente stanno pensando, mentre leggono queste righe, di sfidare le loro vite perfette?

Non bisogna cambiare per forza, è una bella sensazione stare bene dove si è. Non necessariamente si è felici nel viaggio, nell’andare ci può essere anche fatica, a volte solitudine. Ma se si avverte un’inquietudine dentro di sé è giusto non ignorarla, esplorarla, interrogarla.

Dato che vorremmo seguirti d’ora in poi, almeno digitalmente, hai un blog nel quale ci racconti del tuo andare?

Dopo tanti anni di taccuini privati, nella mia ultima solitaria alle Canarie è nato il blog Pensieri Nomadi, dove ho piacere di condividere esperienze, racconti di viaggio, riflessioni di una vita in movimento: https://pensierinomadi.it/

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