Fisico e prete cattolico belga, ha cambiato per sempre il nostro modo di vedere l’origine del cosmo. La sua ipotesi sfida l’idea di un’eterna opposizione tra Chiesa e ricerca scientifica, mostrando invece un’armonia possibile.
Chi era davvero Georges Lemaître e perché è importante oggi?
Nato nel 1894 in Belgio, era un sacerdote e un ottimo scienziato. Dopo la guerra studiò fisica e matematica, arrivò al MIT e insegnò all’università cattolica di Lovanio. Nel 1927 pubblicò un lavoro che mostrava come l’universo si stia espandendo, influenzando persino Einstein, che all’inizio non ci credeva ma poi accettò l’idea.
Cosa propose esattamente con l'”atomo primordiale”?
Nel 1931 parlò di un “atomo primitivo”, un punto minuscolo, densissimo e caldissimo da cui tutto partì: spazio, tempo, materia. Da lì l’universo si espande ancora oggi. Era un’idea scientifica pura, basata su equazioni e osservazioni, non su testi religiosi.
Come reagì Einstein e cosa pensò la Chiesa?
Einstein lesse il suo articolo e disse che i calcoli erano giusti, anche se la fisica gli sembrava strana. Poi cambiò idea. Papa Pio XII nel 1951 vide nel Big Bang una conferma del “Fiat Lux” della Bibbia, ma Lemaître lo fermò: non bisogna mischiare i piani. La scienza dice “come” è nato l’universo, la fede spiega “perché” esiste.
Il termine “Big Bang” nacque per scherzo?
Sì, nel 1949 l’astronomo Fred Hoyle, che non ci credeva, lo usò in modo ironico alla radio per deriderlo, perché sembrava troppo vicino all’idea di creazione divina. Invece il nome restò e oggi indica proprio la teoria di Lemaître.
Come arrivò Lemaître a questa idea?
Nel 1927 pubblicò un articolo in cui, usando le equazioni della relatività generale di Einstein e le osservazioni di Edwin Hubble (le galassie si allontanano da noi, con velocità proporzionale alla distanza), dimostrò che l’universo si espande. Non è statico, come pensava Einstein all’inizio.
Poi, nel 1931, fece un passo logico ulteriore: se oggi l’universo si espande, riavvolgendo il film all’indietro (come una pellicola), tutto deve essere stato sempre più vicino, più compatto, più caldo e denso. Andando indietro nel tempo, l’universo diventa sempre più piccolo, fino a un punto iniziale unico, infinitamente denso: l'”atomo primordiale” (o “atomo primitivo”).
Quali elementi lo convinsero?
- L’espansione osservata (legge di Hubble-Lemaître).
- La seconda legge della termodinamica (l’entropia aumenta): un universo eterno avrebbe raggiunto un equilibrio morto, ma non è così.
- L’esistenza di elementi radioattivi a lunga vita (come l’uranio), che suggeriscono un’età finita dell’universo.
- Idee dalla meccanica quantistica: immaginò l’universo come un singolo “quanto” instabile di materia/energia (forse radiazione primordiale) che si disintegrò violentemente, producendo particelle, spazio e tempo in espansione.
Lemaître lo descrisse come un “atomo” radioattivo che esplose in frammenti (protoni, elettroni, particelle alfa), dando origine a tutto. Non era un’esplosione in uno spazio vuoto, ma la creazione stessa dello spazio che si espande.
Si può “vedere” oggi quell’atomo?
No, ma ne vediamo le tracce:
- L’espansione continua (misurata con telescopi).
- La radiazione cosmica di fondo (un “eco” termico del Big Bang, scoperta nel 1965).
- La distribuzione di elementi leggeri (idrogeno, elio) formati nei primi minuti.
In pratica, “individuare” l’atomo primordiale significa ricostruire matematicamente e osservativamente il percorso all’indietro fino al Big Bang, usando modelli come la relatività generale e la fisica delle particelle. Lemaître lo fece con carta, penna e calcoli pionieristici: oggi lo confermiamo con satelliti come Planck o James Webb. È un’idea nata dalla logica dell’espansione, non da una visione diretta.
