l’occasione di riflettere

9 Novembre 2020
l’occasione di riflettere

L’importanza del blue deal, ma anche la riscoperta del paesaggio, dei luoghi storici, degli elementi naturali che magari, fino a prima del Covid-19, nella quotidiana frenesia urbana tendevamo a dimenticare o a dare per scontati. Ne parliamo con Costanza Pratesi del Fondo per l’ambiente italiano

di Chiara Milani

Costanza Pratesi, responsabile della Ricerca, dell’ufficio Paesaggio e del patrimonio del Fai, ci risponde da Villa Necchi a Milano. Un contesto splendido, così come quello del film sul cambiamento climatico realizzato per TEDx Varese Countdown e girato a Villa Panza proprio grazie alla partnership col Fondo per l’ambiente italiano. Un video trasmesso ad ottobre sul sito dell’evento e di cui è stata una degli speaker.

Lei ha parlato dell’importanza del Blue deal, ossia un patto per la gestione integrata ed efficiente del patrimonio idrico del Paese, che è strategico all’interno del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, legato al Recovery Fund. In questo momento in cui tutti sono così impegnati a salvare vite umane, perché è importante ricordarsi anche di salvare un patrimonio come quello idrico?

Perché l’acqua è essenziale alla vita, è fondamentale per ogni essere umano, come per ogni forma di vita sulla terra, ma anche perché noi siamo fatti di acqua, a seconda dell’età. Siamo abituati in Italia ad avere un’abbondanza di acqua da bere, salvo alcune zone sempre più siccitose, che soffrono già della minore disponibilità d’acqua. Noi qui in Lombardia e ci siamo abituati a uno spreco di uso dell’acqua. Questa risorsa sta diventando scarsa, soprattutto se pensiamo scala globale, ma anche locale. I cambiamenti climatici, l’aumento della popolazione del globo e tanti altri fattori portano a una riduzione della disponibilità di acqua e possibili conflitti pure sul suo utilizzo. Quotidianamente, a momenti di grave siccità si alternano altri momenti meteorologici estremi, con grandissime piogge che cadono in una densità tale che la terra non è in grado di riassorbire: le alluvioni causano grandissimi problemi, con perdite di vite umane. E gli eventi meteorologici estremi purtroppo sono destinati ad aumentare.

Ecco, di recente purtroppo il fenomeno delle alluvioni ha colpito anche il nostro territorio, che peraltro è un po’ la “culla” della Fai, in quanto il Monastero di Torba è stato il primo bene del Fondo per l’ambiente italiano, giusto?

Giusto, è stato donato dalla nostra presidente onoraria (Giulia Maria Crespi, ndr), mancata di recente, e tutti noi lo portiamo nel cuore. E’ anche emblematico, visto che il territorio ha visto molto banalmente l’abbandono delle pratiche di silvicultura, delle pratiche rurali, ed è un fenomeno che in tutto il Paese si va diffondendo: diciamo che tutta l’area di pianura viene lentamente abbandonata sia dall’agricoltura sia dalla cura del bosco che una volta, magari in piccoli appezzamenti, apparteneva a famiglie che, avendo attività, ne assicuravano di queste parti la cura, rendendoli in grado di rispondere a eventi climatici estremi. C’è infatti bisogno che un territorio sia curato, come in passato, perché sono tutti territori antropizzati. Noi del Fai iniziamo a intervenire anche con gli enti territoriali contro il dissesto idrogeologico, attraverso forme di pianificazione e di ripristino della sicurezza dei territori.

A questo proposito possiamo dire che quello che stiamo vivendo ci sta forse portando a riscoprire l’importanza del paesaggio, dei luoghi storici, degli elementi naturali che magari, fino a prima del Covid-19, nella quotidiana frenesia urbana tendevamo a dimenticare, a dare per scontati… Possiamo paradossalmente dire che, almeno da questo punto di vista, la pandemia ci sta un po’ guarendo?

Io credo sia nostro quasi dovere sfruttare l’occasione di una crisi così drammatica anche per pensare, per riflettere, per capire cosa ci stavamo magari perdendo e che cosa possiamo migliorare, in quale direzione possiamo andare per essere domani più resilienti e quindi anche più preparati ad affrontare il futuro…. Sicuramente, io parlo da cittadina urbana anche di una metropoli. Questo allontanamento dagli elementi naturali di vita, anche molto frenetico, che penso sia abbastanza diffuso in Lombardia, ci ha allontanato molto spesso da quella cura di noi che passa necessariamente attraverso la cura dei luoghi e degli elementi naturali che ci circondano. Siamo in un momento in cui temiamo giustamente per la nostra salute e per quella dei nostri cari. Allora questa riflessione deve portarci anche a un momento di risveglio, alla consapevolezza sul valore che per la qualità della nostra vita hanno certi aspetti. Quindi, alla grande responsabilità nei confronti della salute del pianeta e alla necessità di tramandare alle future generazioni un pianeta vivibile, si aggiunge anche questa consapevolezza che dobbiamo tramandare anche la cura dei luoghi di cultura che formano la nostra identità. Abbiamo visto che allontanati dai luoghi, così come allontanati dalla natura, soffriamo.

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