Talento (in)compreso

30 Agosto 2021
Talento (in)compreso

Andrea Ravo Mattoni, artista nato a Varese e ora richiesto in tutto il mondo per le sue opere con le bombolette spray che riproducono sui muri splendidi dipinti classici, parla di come abbia trasformato la sua carriera in un capolavoro dopo aver abbandonato al secondo anno il liceo artistico della Città Giardino

di Chiara Milani

Che Einstein andasse male a scuola pare sia una leggenda. Gli studenti non particolarmente brillanti possono però ora consolarsi col fatto che uno dei più importanti e più noti artisti italiani viventi sia stato bocciato al liceo artistico di Varese. A parlarcene è lui stesso, che ha come sogno (finora) proibito proprio la possibilità di dipingere su un muro vicino a quell’istituto. Perché il talento in questione è Andrea Ravo Mattoni, che ha poi trasformato la sua carriera in un vero e proprio capolavoro. A colpi di bombolette spray. Tramutando pareti anonime in opere apprezzate ovunque, grazie al coraggio di non demordere al primo tentativo andato male. Come ha fatto con la sua vita. “Io ne ho avuti tanti di fallimenti nella mia carriera e tutti quelli che ho collezionato sono semplicemente un tassello che mi ha fatto scalare e conquistare i miei obiettivi”, ci spiega infatti l’artista italo-svizzero nato nella Città Giardino, consigliando ai giovani che sognano di vivere d’arte di “credere nelle proprie capacità, ma non avere la presunzione di arrivare subito perché questo sì vorrebbe dire peccare di presunzione”.

Gli esordi come writer inseguito dalla polizia

I suoi primi passi, del resto, sono stati umili. Basti pensare che ha iniziato a lavorare come writer sui treni milanesi, scappando dalla polizia: “E’ vero, non lo rinnego, all’inizio ho operato anche nell’illegalità, perché le bombolette spray s’imparano sulla strada, visto che non ci sono scuole che le propongono”, ricorda il nostro interlocutore, puntando l’indice contro una lacuna che dovrebbe far riflettere nell’ambito del dibattito sui graffiti urbani: ”Io cerco di mostrare l’uso di questi colori in una maniera, passatemi il termine, “accademica”, riproponendo sui muri grandi opere d’arte”, commenta.

Un tour cicloturistico tra le sue opere?

E’ proprio così che è riuscito riuscito a trasformare la sua passione in una professione. Arrivando fino al Louvre a Parigi e venendo chiamato ovunque, fino a essere richiesto in Brasile e in Giappone. “Un sogno diventato realtà”, commenta. Mentre sogna Mosca o New York, da dove già ha ricevuto proposte. Senza dimenticare però il territorio da cui proviene. E che ama, “perché ci vivo bene, anche senza le mie opere, visto che abbiamo un patrimonio naturalistico e culturale meravigliosi, che io spero di poter contribuire a rendere ancora più belli”, sottolinea Ravo Mattoni. Che si augura, un domani, che nel Varesotto si possa fare “un tour cicloturistico” tra le sue opere. Rivelando in tal modo una sensibilità ambientale molto attuale.

Il recupero del classicismo nel contemporaneo

Del resto, proprio il recupero del classicismo nel contemporaneo è il progetto che porta avanti sui muri delle città del Varesotto e del mondo dal 2016. Anno in cui, grazie a Ileana Moretti, presidente dell’associazione culturale varesina WgArt, ha cominciato il suo percorso di successo con la Cattura di Cristo di Caravaggio sotto il ponte di viale Belforte a Varese. Di lì, un quinquennio di successi che l’emergenza Covid ha rallentato, ma non ha cancellato. Portandolo questa estate ha recuperare il tempo perduto a causa dei ripetuti lockdown con un super lavoro, all’insegna di grandi omaggi: da quello a Leonardo a Lonate Pozzolo (dopo Parigi e Roma) al lavoro ispirato a Dante a Cervia, per il settecentenario del Sommo Poeta. Per non parlare del suo primo tributo a Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone. Un altro autore del territorio di cui è stato particolarmente lieto di riprodurre un dettaglio della Caduta degli Angeli Ribelli (in foto, ph Matteo Milani)a Lavena Ponte Tresa, nell’ambito di Mad (Muri Artistici Diffusi) 21037, dal codice postale della cittadina lacustre di confine.

Sogni nel cassetto

Se però potesse chiedere che gli venisse commissionata un’opera, nel Varesotto chiederebbe “la Tamar di Giuda di Francesco Hayez conservata al meraviglioso museo del castello di Masnago”, rivela. Mentre, rimanendo sempre in provincia, se potesse scegliere un luogo dove dipingere, sceglierebbe appunto “il muro di fianco alle Poste a Varese, dove andai al liceo artistico, anche se in realtà io feci soltanto due anni, perché mi bocciarono e così finii all’Ipsia, però questa è un’altra storia”, conclude: “Quel muro, che all’interno custodisce una nota catena di ristoranti, mi piacerebbe particolarmente poiché è una facciata cieca e quando vedo le facciate cieche per deformazione professionale vedo già dei dipinti”.

Una prospettiva di speranza

Chissà: speriamo che, un giorno, gli studenti dell’Artistico possano davvero vedere su quella parete un dipinto di Ravo Mattoni. Sarebbe un bel modo per offrire loro una prospettiva di speranza di cui, oggi più che mai, i giovani hanno bisogno per trasformare anche le loro vite in opere d’arte.

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