Il Cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, incarna la resistenza cristiana alla tirannia: per lui la libertà è il respiro stesso della fede e della dignità umana.
Chi è il Cardinale Joseph Zen?
Nato a Shanghai nel 1932, salesiano, vescovo di Hong Kong dal 2002 al 2009, creato cardinale da Benedetto XVI nel 2006. È la voce più forte della Chiesa cinese fedele.
Perché è considerato il grande difensore della libertà?
Ha marciato per la democrazia, commemorato Tiananmen, guidato le proteste del 2014 e 2019, difeso la Chiesa sotterranea e denunciato senza paura la repressione del regime comunista.
Qual è stata la sua posizione sull’accordo Vaticano-Cina del 2018?
Lo ha chiamato “tradimento” e “suicidio” della Chiesa autentica, accusando la Santa Sede di consegnare i vescovi al controllo del Partito e di legittimare uno scisma.
Cosa gli è accaduto nel 2022?
A novant’anni è stato arrestato per il Fondo 612 che aiutava i manifestanti pro-democrazia; condannato per mancata registrazione, gli hanno confiscato il passaporto.
Come continua oggi la sua testimonianza?
Nonostante le limitazioni, celebra Messa, scrive, visita i detenuti politici portando la Comunione, primo fra tutti a Jimmy Lai, e grida che la fede senza libertà è muta.
Perché la sua vita interpella tutta la Chiesa?
Zen dimostra che tacere davanti all’oppressione rende complici; la libertà di annunciare Cristo è condizione perché il Vangelo resti vivo e vero.

Jimmy Lai, 77 anni, è il fondatore di Apple Daily, il giornale più coraggioso di Hong Kong.
Fuggito bambino dalla Cina comunista, da operaio è diventato miliardario con Giordano, poi ha investito tutto per difendere la libertà.
Cattolico convertito, amico del cardinale Zen, dal 2020 è in carcere di massima sicurezza per “collusione con forze straniere”.
Rischia l’ergastolo sotto la Legge sulla Sicurezza Nazionale.
In isolamento, malato, continua a testimoniare: «La libertà è un dono di Dio che non si può barattare».
È il simbolo vivente della resistenza di Hong Kong.
