Donne & finanza

4 Novembre 2019
Donne & finanza

Il rosa dona agli affari. A spiegare il perché ai nostri lettori è Anna Gervasoni, professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese all’ateneo di Castellanza e direttore di Aifi (Associazione italiana del Private equity, venture capital e private debt)

di Anna Gervasoni

Professionalità, competenza, capacità organizzativa e di relazione. Però a volte non basta. Si parla di donne nel mondo del lavoro e se ne discute perché ancora oggi le differenze con gli uomini restano tante, a partire dalla remunerazione. Eppure, come ha scritto di recente Lucilla Incorvati su Il Sole 24Ore, citando un report di Credit Suisse The CS Gender 3000 in 2019, nelle aziende dove la loro presenza è maggiore, utili e perfomance sono più alti.

Trend in crescita

I dati dello studio riportano come la presenza femminile nei CdA in Italia è al 33% verso una media mondiale del 21%. La crescita, negli ultimi dieci anni è stata del 50% anche se rispetto a Usa e Asia, l’Europa può ancora fare molto nonostante grandi passi avanti siano stati fatti per migliorare la relazione della diversità di genere nei consigli.

L’importanza delle quote rosa

Le quote rosa hanno aiutato il Paese in questa crescita; lo studio riporta che dove è stato implementato lo strumento, come in Italia, Norvegia, Francia e Svezia la crescita è stata ovviamente sostenuta. Però ha portato delle buone prassi diffuse che oggi, a prescindere dal sistema regolatorio, fanno sì che sia apprezzata la cosiddetta diversity, in quanto arricchente soprattutto nel contribuire alla crescita duratura e sostenibile delle nostre imprese.

La ricchezza della diversity

In un mondo più attento alla responsabilità sociale, donne e uomini, indistintamente, devono poter lavorare nelle medesime condizioni e con le stesse soddisfazioni all’interno di un sistema meritocratico imparziale. Ai vertici dell’Unione Europea, della Banca centrale europea, del Fondo monetario internazionale, abbiamo visto avvicendarsi donne capaci, che possono dare un importante contributo forse in uno dei più complessi momenti storici ed economici che stiamo vivendo a livello internazionale. Compiti difficili quindi, sfide importanti.

Che signore!

Nelle banche, nelle istituzioni e nella finanza, qualche piccolo progresso lo si vede, anche se, non soltanto in Italia, questo mondo è ancora in prevalenza maschile. In Banca d’Italia, Alessandra Perrazzelli, è stata nominata vice direttore generale; avvocato, anni di attività nella finanza, a New York, Londra, Milano, ruoli come l’ultimo, country manager in Barclays, le hanno permesso di arrivare a ricoprire una posizione nel direttorio. Dove, in passato, un’altra donna illustre, Anna Maria Tarantola, aveva avuto uno spazio di spicco. Dopo una lunghissima carriera nelle istituzioni, passata alla presidenza Rai, oggi è presidente della fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice. In Consob il vice direttore generale è una donna, Tiziana Togna. Anche qui, grande e lunga esperienza professionale alle spalle.

Il private equity si tinge di pink

E nel private equity? Aifi, l’associazione che rappresenta i fondi di finanza alternativa, dal private equity, al venture capital al private debt, ha una struttura composta in prevalenza da donne: il presidente, Innocenzo Cipolletta, è supportato da una organizzazione quasi tutta al femminile a cominciare da chi scrive e dal vice direttore generale, Alessandra Bechi. Tra i soci, le donne non sono ancora molte, ma si fanno valere. Nel private equity troviamo, ad esempio, Silvia Oteri, partner di Permira, Roberta Benaglia a capo del fondo Style Capital, Luisa Todini, presidente di Green Arrow e consigliera di Aifi; nel venture capital ci sono Antonella Beltrame in Indaco sgr, Anna Amati in Meta Ventures, Diana Saraceni in Panakes, Lisa Di Sevo di Prana Ventures per citarne alcune; infine, nel private debt troviamo Barbara Ellero in Anthilia.

Il risultato si genera senza genere

Tutte donne preparate e competenti, manager che senza badare troppo alla diversità di genere, lavorano con gli uomini e pensano che il risultato finale debba essere merito di tutti, indipendentemente dal proprio genere.

In foto: Anna Gervasoni

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