RIGUARDANDO GLI ANNI ‘80

Matteo Inzaghi analizza il cinema americano del decennio più colorato e appariscente. Un “Flashback” carico di svolte, conflitti e presagi

di Redazione VareseMese

“Flashback – Il cinema americano come riflesso politico-culturale degli anni Ottanta”. Edizioni De Piante.

E’ il nuovo libro di Matteo Inzaghi, giornalista, direttore di Rete55, docente e storico del Cinema, che ha dedicato la sua ultima fatica a un’analisi di ampio spettro del decennio più sfarzoso, discusso (e da più parti rimpianto) del Novecento.

 Perché un libro sul cinema americano anni ’80?

Perché l’immaginario collettivo di un’intera generazione è ancora legato a quel decennio, caratterizzato da svolte storiche, culturali, estetiche, politiche che il cinema, più di ogni altra forma artistica, ha saputo raccontare e immortalare.

Non solo cinema, quindi.

Il linguaggio del cinema è, nello stesso tempo, riflesso e crocevia di quel periodo. In esso convergono e si incrociano politica, moda, musica, letteratura, teatro. Nel libro analizzo centinaia di film, ma anche serie televisive e artisti dal talento eclettico. Così come le tecnologie oggi diffuse e, in quegli anni, profetizzate.

 Cosa c’entra la politica?

Il cinema è arte e, in quanto tale, è politico. Nel senso che esprime un proprio posizionamento in relazione alla società e al presente nel quale si colloca. Può farlo in termini celebrativi o critici, interlocutori, fantasiosi, romantici o barocchi. Ma è comunque figlio (o figliastro) del suo Tempo.

Quindi parli anche di Ronald Reagan?

Certo che sì: è una figura politica e storica centrale, dirimente e, sul piano comunicativo, rivoluzionaria. Da ex attore comprese appieno l’impatto del Cinema sull’immaginario collettivo: cambiò l’approccio alla guerra del Vietnam e innescò una nuova fase, ricca di simboli che in parte permangono ancora oggi.

 Il tuo film preferito degli anni Ottanta?

Domanda difficile, quasi impossibile, anche perché personalmente ragiono per autori, più che per titoli. Però mi piace sottolineare le artistiche contrapposizioni di quegli anni. Un esempio? Pensate a Rambo 2 e a Platoon, o a Top Gun e Full Metal Jacket, oppure a Toro Scatenato e Rocky IV: contesti analoghi, narrazioni diametralmente opposte. In quella dialettica c’è il sapore degli anni Ottanta. E del mio libro.

 

Classe 1974, Matteo Inzaghi è giornalista professionista, direttore  di Rete55, docente a contratto all’Università dell’Insubria e storico del Cinema. Nel 2020 pubblica “Mai più così belli – il cinema della New Hollywood tra storia, arte e psicologia” e, nel 2021, “Lo chiamavano John Wayne, biografia estorta di Paolo Cherubino”. “Flashback”, edizioni De Piante, è il suo terzo libro.