Ritorno in oratorio

2 Settembre 2019
Ritorno in oratorio

Come evitare di crescere “anime perse”. A breve riaprono anche i luoghi dove i ragazzi possono praticare attività ricreative e sportive, ma soprattutto ricevere insegnamenti per non naufragare nel mare grande della vita: con le scuole, riprendono infatti il cammino pure le Agenzie educative complementari delle parrocchie. Ce ne parla monsignor Claudio Livetti, già prevosto di Busto Arsizio

 

di monsignor Claudio Livetti

 

La formazione catechistica

Tempo fa leggevo un articolo di critica ai catechismi, partendo dall’osservazione che tutte le parole che finiscono in “ismo” hanno prodotto danni nella storia: basta ricordare nazismo, fascismo, fondamentalismo, femminismo, clericalismo… L’autore criticava certi catechismi noiosi che mummificano e rendono tediosa la persona di Gesù, che invece è vivissima e interessantissima. Constatava poi che, dopo diversi anni di catechismo, i ragazzi, quando giungono all’età della Cresima, non sono preparati a vivere l’impegno di apostolato, ma a scegliere una “pratica apostasia”: Cresima = Capolinea e abbandono.

Purtroppo questo accade, ma non per colpa del Catechismo. Un ragazzo dell’Oratorio osservava: “La catechista mi ripete sempre che Gesù è il mio migliore amico, ma io non mi accorgo che Gesù sia amico nella mia famiglia: è completamente assente”. La catechista è una coraggiosa, come Giovanni Battista

voce che grida nel deserto”. Purtroppo non viviamo più in un contesto di cristianità universale e molte famiglie si sono lasciate travolgere da un clima secolarizzato che in quest’ultimo ventennio ha visto eclissarsi duemila anni di storia, di arte, di bellezza, di tradizione, di solidarietà e di fede. La Catechesi oratoriana, anche se difficile, è oggi più importante di una volta.

 

L’educazione al bene

Antoine de Saint Exupéry dice: “Se vuoi costruire un’imbarcazione, non preoccuparti di adunare uomini per raccogliere legname, preparare attrezzi, affidare incarichi e distribuire lavoro; vedi piuttosto di risvegliare in loro la nostalgia del mare e della sua sconfinata grandezza”. Queste parole mi ritornano alla mente in questo secondo centenario della poesia “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. Ai ragazzi si deve prospettare il mare grande della vita, luogo dove, seguendo una rotta, si arriva ad approdi sicuri, ma anche dove, purtroppo, si può naufragare o persino affondare. È penoso vedere certi ragazzi che diventano sempre più “anime perse”: sbandati, annoiati, in psicoanalisi, in crisi depressiva, malati di vuoto. Sono il prodotto di una cultura che ha cancellato e silenziato quelle forme di iniziazione culturale, religiosa e morale che fanno maturare i giovani nei valori umani e cristiani. Così alcuni soffrono un deficit allarmante di conoscenza dei valori autentici e di ciò che significa impegno, virtù, sacrificio, bene.

Susanna Tamaro ha scritto: “Il male è una scorciatoia, il bene invece è un percorso. Un percorso solitario, aspro, difficile, spesso impopolare, un percorso pieno di cadute”. I buoni educatori sanno che invogliare i ragazzi al bene non significa pretenderli subito perfetti, arrivati, ma accompagnarli in un lungo e impegnativo percorso. Un pedagogista lo descriveva: “Una serie di cadute in avanti fermate dal passo che segue”.

In foto: Monsignor Claudio Livetti

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