I 3 ostacoli da saltare

3 Maggio 2021
I 3 ostacoli da saltare

Monsignor Claudio Livetti, decano di Busto Arsizio riflette su salute, economia e vita sociale

di monsignor Claudio Livetti

A tutti è capitato di correre per non perdere il treno e, all’ora di educazione fisica, di correre per il salto degli ostacoli o prendere la rincorsa per il salto in lungo. Questo è tempo di ridiventare atleti.

La salute è ancora minacciata

Negli Ospedali continua incessantemente il lodevole impegno del personale, col vantaggio di un anno di esperienza. I medici di famiglia stanno curando a domicilio i positivi al Covid 19. Le Case di Riposo hanno blindato gli ospiti, con misure difensive che evitano i danni dell’anno scorso. Anche i cittadini, volenti o nolenti, hanno accettato i limiti imposti per frenare gli effetti devastanti del minuscolo nemico invisibile. È un ostacolo non ancora superato. I molti ricoveri e il picco di morti, che lo scorso 8 aprile ha superato la cifra di 700, lasciano ancora nello sgomento e  nell’incertezza. Si impone la corsa ai vaccini e soprattutto alla loro somministrazione, per mettere in sicurezza gli anziani, i fragili e tutta la popolazione. Infonde speranza il responsabile nazionale, un gerarca militare, che smuove dal passo di lumaca a quello di bersagliere. Saranno poi da rincorrere i pazienti oncologici, cardiopatici e affetti da qualche patologia che è stata trascurata a motivo della pandemia.

L’economia è compromessa

Siamo tutti stanchi, ma alcuni sono esasperati: la chiusura delle fabbriche, l’azzeramento dell’industria dello straniero (il turismo), la riduzione delle attività commerciali, la perdita per alcuni dell’unica fonte di reddito familiare ha messo molti in ginocchio. Piccoli negozi e imprese artigianali hanno dovuto chiudere forse per sempre. Qualche padre di famiglia ha sfamato i suoi figli col pacco della Caritas o della San Vincenzo, con l’umiliazione di non  poterlo fare col pane guadagnato da lui, come prima della pandemia. Si è cercato di mettere in atto, seppur con difficoltà, una serie di misure di emergenza per evitare  il peggio o un collasso totale: con ristori, cassa integrazione, blocco dei licenziamenti, politiche monetarie non convenzionali. Si è allargata la forbice delle disuguaglianze. Qualcuno nella pandemia perfino si arricchisce, ma il ceto medio diventa povero e il povero finisce in miseria. Si è evidenziata la differenza di conduzione tra le regioni d’Italia per l’accesso alla sanità, all’istruzione, alla disponibilità di risorse. Occorre una rincorsa e un balzo in avanti per raggiungere un traguardo accettabile, con un’azione virtuosa che agisca congiuntamente su lavoro, ambiente, diseguaglianze e senso del vivere. Sì, anche questo, come ricorda il principio del bene comune e l’articolo 3 della nostra Costituzione: creare le condizioni per la fioritura della vita umana di tutti, a partire dagli ultimi e dagli scartati.

La vita sociale è mortificata

Abbiamo subito perdite formative e tempi di vita sociale difficilmente recuperabili. Guai se l’anno scolastico continuasse con la didattica a distanza e non finisse in classe: il bambino ha bisogno di incontrare i compagni della scuola dell’infanzia, il ragazzo vuole sentire il profumo della maestra e ammirare la sua eleganza, l’adolescente vuole interfacciarsi col prof dalle maniere burbere ma bravissimo a spiegare, il maturando ha diritto di avere un esame non da burla. I ragazzi del catechismo devono tornare all’Oratorio e sperimentare l’animo amichevole e paterno del Don, intravisto solo sul computer. Gli sportivi devono tornare in piscina e in palestra, gli amici devono potersi intrattenere al bar a litigare per lo sport e la politica, le donne curiosare sulle vetrine dei negozi riaperti e farsi belle al centro estetico, gli anziani tornare finalmente in Chiesa per la Messa. Gli amanti dello spettacolo, dell’arte drammatica e dei concerti vogliono saziare una fame che li ha tenuti digiuni per più di un anno, i soci dei club ritornare ad incontrarsi e sorridere senza lo schermo della…museruola. Per arrivare a ricostruire la vita aggregativa e sociale, gravemente compromessa da un anno, non basterà un piccolo balzo, ma occorrerà una rincorsa decisa ed energica.

Saltati questi tre ostacoli non pretendiamo di arrivare al paradiso terrestre. Ci basta recuperare il più in fretta possibile una sana normalità.

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