Educare per prevenire

4 Novembre 2019
Educare per prevenire

Boom di consensi per il corso Contrastare il mobbing e le molestie (sessuali e psicologiche) sul luogo di lavoro, promosso dall’Università dell’Insubria con il sostegno dell’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Varese. A dirigerlo è la docente Paola Biavaschi, che ci parla di come andare oltre gli stereotipi

di Paola Biavaschi

La parità di genere è il grande tema del nostro tempo. Tra le sfide più complesse c’è infatti la necessità di risolvere i conflitti tra uomini e donne, che si palesano in una sensibile difficoltà di ridefinire i ruoli all’interno della famiglia e nel mondo del lavoro. Tali problematiche provocano gravi ricadute sociali, economiche, familiari fino a sfociare, talora, nei drammi della violenza, delle molestie, del mobbing sul luogo di lavoro, dello stalking e del femminicidio: tutte situazioni che possiamo toccare con mano quotidianamente per mezzo dei canali di informazione massmediatica.

Una società ormai mutata

Che tutto sia cambiato nell’organizzazione sociale è chiaro a chiunque abbia conosciuto l’Italia di 30-40 anni fa. Sono nate necessità impellenti che dovrebbero essere ormai questioni risolte: una capillare diffusione di asili nido a prezzi abbordabili, la possibilità di procurarsi baby sitter formate e affidabili, servizi di doposcuola accoglienti e sereni, mense scolastiche. Insomma, aiuti concreti per le famiglie. Ma questi temi sono solamente la punta dell’iceberg dell’enorme lavoro che va compiuto per agevolare la dovuta realizzazione lavorativa di tutti i componenti del gruppo famigliare: i servizi offerti dalle istituzioni per sostenere donne non più casalinghe rappresentano un ausilio imprescindibile, ma limitato, alla risoluzione di problemi concreti. Sappiamo benissimo che ben altro bolle in pentola. In particolare, la trasformazione non certo indolore da una società fondata sulla famiglia patriarcale, tra l’altro caratterizzata da rapporti di coppia tendenzialmente stabili e duraturi, a una basata sulla parità di genere e su dinamiche di coppia più instabili: tutto questo crea l’esigenza di ridefinire i ruoli dei generi in ogni contesto per scongiurare il cristallizzarsi del conflitto tra uomini, che hanno senza dubbio perso la loro tradizionale posizione di pater familias, e donne eternamente schiacciate dal peso di una faticosa conciliazione tra la vita lavorativa e quella famigliare. Difficile anche il rapporto tra donne e donne: quelle che hanno rinunciato alla famiglia e quindi sentono di avere maggior credito nel lavoro; quelle che mettono in campo tutta la loro ambizione per cercare di sfondare il cosiddetto “soffitto di cristallo”, senza curarsi talora di altre donne, più fragili, che vengono messe da parte e scavalcate; quelle che prendono i panni degli uomini, in un certo senso “travestendosi” e snaturandosi.

Una sfida positiva

Dal cambiamento epocale che stiamo vivendo negli ultimi decenni potrebbe, però, uscire un mondo nuovo, più ricco, dato che l’impatto del potenziale femminile in tutti i campi potrebbe essere esplosivo e portare uno straordinario valore aggiunto anche laddove la presenza delle donne è ancora marginale. Senz’altro la perdita del ruolo dominante tradizionale maschile sarebbe compensato ampiamente da una trasformazione dell’uomo contemporaneo in individuo più completo, maturo, responsabile, autonomo sia all’interno della famiglia, sia nel mondo del lavoro.

Tale trasformazione epocale, purtroppo, non avverrà di certo soltanto tramite l’emanazione di nuove leggi repressive o grazie all’inasprimento delle pene per punire i molteplici casi di violenza e discriminazione. Dal punto di vista normativo, l’Italia ha senz’altro lavorato molto su questi temi negli ultimi decenni. Tuttavia, il potere dissuasivo di tali provvedimenti non è sufficiente, come la cronaca ci insegna: bisogna agire in altro modo e al più presto.

La chiave per risolvere il problema

Come? Implementando tutto il silenzioso operato, diffuso su scala territoriale e nazionale, di coloro che si impegnano sul fronte dell’educazione dei fanciulli e dei giovani. Soltanto tramite un approccio educativo da parte dei docenti nelle scuole e da parte delle famiglie, volto alla totale estirpazione degli stereotipi e di ogni forma di giustificazione della violenza di genere, si potranno crescere generazioni che non hanno bisogno di essere convinte o dissuase. Bensì, comprenderanno sin dall’inizio l’essenzialità e le potenzialità della collaborazione tra donna e uomo, la forza della solidarietà e delle sinergie, la ricchezza relazionale, ma anche sociale ed economica, che può scaturire dalla realizzazione di una matura parità dei diritti, tramite la valorizzazione autentica delle differenze.

In foto: il rettore Angelo Tagliabue e la docente Paola Biavaschi (Ph Graziano Aitis – Foto club Varese)

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