La ricerca prende lo slancio

di Andrea Mallamo

L’Università dell’Insubria investe in un laboratorio diffuso con attrezzature tecnologiche d’avanguardia: parla la nuova delegata alla partita, Flavia Marinelli

di Chiara Milani

Si chiama Criett, Centro di ricerca e trasferimento tecnologico, e avrà lo scopo di legare sempre più il mondo universitario a quello delle imprese. Trasferendo la teoria in pratica. E la novità in arrivo all’Università dell’Insubria, come spiega la nuova delegata alla Ricerca, Flavia Marinelli.

Innanzitutto che cosa significa laboratorio diffuso e come articolato?

La nostra università è localizzata su tre sedi: Varese, Como e Busto Arsizio. In tutte ci sono i laboratori attivi nella ricerca. Ora questa novità implica anche attrezzature tecnologiche d’avanguardia, sostenendo l’innovazione. Abbiamo un programma l’acquisizione di parecchi nuovi strumenti, che per i nostri ricercatori sono fondamentali.

Voi avete avuto un importante finanziamento da Regione Lombardia per un progetto da oltre 3 milioni e mezzo di euro, che non/sono pochi…

Infatti. E’ un’ottima iniziativa. Devo specificare il contributo di Regione Lombardia e pari al 47%. Il resto sarà finanziato dall’ateneo, a testimonianza del fatto che l’università aveva già previsto tutta una serie di attività che il finanziamento regionale ora ci permette di sostenere al meglio.

In che modo questi lavoratori diffusi vogliono facilitare il dialogo con il mondo dell’impresa?

Per noi è molto importante avere un dialogo col territorio. Quindi, diciamo, attivare tutte le iniziative di ricerca didattica, anche di divulgazione, che stimolano il rapporto delle nostre competenze e le eccellenze del territorio di riferimento. Quindi, questi strumentazioni saranno implementate nelle tre sedi: daranno la possibilità anche di attivare percorsi didattici.

A proposito di percorsi innovativi e ricerca scientifica, lei si occupa in particolare di Biotecnologie, che negli ultimi dodici mesi all’insegna del Coronavirus hanno dato un/contributo importante. Vogliamo ricordarlo?

Sì, diciamo che è appunto le Biotecnologie sono un po’ in questo momento gli strumenti per poter fare, per esempio, diagnostica per quanto riguarda l’attuale pandemia o per intervenire con la produzione di nuovi farmaci. Quindi, sono chiaramente un settore della ricerca molto importante.

Anche il nostro ateneo si è posizionato attivamente proprio nei progetti attuati per contrastare all’attuale problematica della pandemia.

Quindi, quali sono le prospettive?

Sono di maggiore rafforzamento, appunto. Penso che abbiamo capito tutti, in questa situazione, che la ricerca è veramente lo strumento per poter contrastare problemi, a volte imprevedibili, quale quello in cui stiamo vivendo. Quindi sono molto contenta che la Regione Lombardia sia sensibile e questo è proprio il motivo di queste iniziative: la motivazione era rilanciare il sistema economico-sociale e fronteggiare il momento negativo sul territorio lombardo derivante dall’emergenza sanitaria.

 

Infine, una curiosità: noi spesso ci siamo occupati del rapporto tra le studentesse e le cosiddette materie Stem, perché sappiamo che, rispetto agli studi tecnologici e scientifici, spesso le ragazze prediligano quelli umanistici. E il caso anche delle Biotecnologie?

No, nel caso delle tecnologie abbiamo una grossa adesione da parte delle giovani potenziali studiose. Quindi abbiamo assolutamente una parità di genere e, forse, tradizionalmente il numero delle ragazze è superiore al numero dei ragazzi che seguono questo percorso per fare questa professione.

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