Talento (in)visibile

4 giugno 2018
Talento (in)visibile

Oltre 100 milioni di visualizzazioni su Youtube a Facebook, un tour internazionale e il sogno di tornare in Italia a fare concerti con il suo Fingerstyle percussivo e la chitarra che ha inventato: abbiamo raggiunto negli Stati Uniti Luca Stricagnoli, il giovane virtuoso della musica che ha lasciato qui un pezzo del suo cuore

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I suoi video hanno oltre 100 milioni di visualizzazioni tra Youtube e Facebook. “Ho smesso di contarle”, ci dice Luca Stricagnoli da Malnate. Lo raggiungiamo via social in un hotel di Indianapolis, mentre si prepara a ripartire subito per il Michigan. Ogni giorno, un concerto in uno stato diverso. Del resto, negli ultimi 3 anni ha suonato in 15 nazioni, dagli Usa alla Russia, dal Canada alla Cina. Per vederlo esibire, c’è chi fa 7-8 ore d’auto. Eppure qui, nella “sua” Italia, il suo nome non ha ancora sfondato. E dire che basta guardare come muove le dita sulla chitarra, che lui stesso ha inventato, per capire quanto questo 26enne sia davvero un virtuoso. E’ stato persino invitato in università nel Milwaukee a tenere una masterclass. Del resto, per dedicarsi al fingerstyle percussivo – genere che chiamiamo così, ma che ancora non è stato neppure definito in modo universale, tanto è innovativo – ha abbandonato la cintura quasi nera di judo e si è messo appunto a viaggiare il mondo. Anche se, sentendolo parlare, si capisce che non si è montato la testa.

Hai voglia di suonare in Italia?

Moltissima. Manco dal settembre scorso e tornerò a distanza di un anno, per almeno un paio di date: Colle Pietra e Verona. Non vedo l’ora di avere un tour. Il problema sono il sistema musicale, le sale da concerto, l’abitudine della gente a uscire, la promozione… E’ un discorso di cultura musicale e anche di crisi economica. Devo dire però che m’intenerisce che molti italiani mi dicano che sono onorati che io rappresenti all’estero la nostra nazione: sento forte supporto da parte della gente…

Del resto, tu sei stato creato come fenomeno musicale dalle persone, visto che è stato il popolo del web a farti da talent scout

Sì, tutto ciò che è capitato nella mia carriera musicale, iniziata nel 2015, è venuto dalla gente. Grazie al riscontro su internet hanno parlato di me La Repubblica, Radio Deejay, Radio Kiss Kiss…. Io non ne sapevo niente. Non ho né scritto né avuto un agente: hanno visto i miei video. Oltre 100mila visualizzazioni fanno proprio effetto e ciò mi fa pensare a quanto sia richiesto a un artista per diventare davvero popolare al giorno d’oggi. In Italia, Gabbani con gli stessi numeri tutti lo conoscono. Io, avendo un pubblico internazionale, posso suonare dappertutto, ma devo sempre lavorare parecchio…

Per i giovani che come te vogliono fare musica, quali sono dunque difficoltà e opportunità?

La difficoltà maggiore è l’invisibilità. Ho anche fatto un video che parla di questo mia versione di Bitter, sweet symphony, in cui suono in un parco di divertimento: la mia intenzione era mostrare anche quando fai qualcosa di veramente difficile, complicato, artistico, se non hai l’amplificazione, la gente non ti sente ed è distratta da altre cose, non si ferma. E’ una rappresentazione videografica musicale di ciò che avviene nella realtà. Un giovane talento può fare un video, ma se nessuno lo guarda… Però grazie a Internet è possibile vivere in ogni luogo del mondo e aprirsi porte per fare qualsiasi cosa.

Che cosa ti manca di più di qui?

Gli amici, la famiglia, parlare Italiano. A Varese sono davvero riconoscente. Il mio amico Dede ha girato i miei primi video. Varese dei talenti, di Leandro Ungaro, nel 2012 è stata una delle mie prime occasione di confronto con pubblico e giuria. Avevo deciso di smettere per sempre di suonare e l’ho fatto per tre anni, dai 16 ai 19, per dedicarmi al judo. E’ stato uno dei miei amici della Robur et fides a mostrarmi il video di Andy McKee che mi ha cambiato la vita: ho deciso di imitarlo e quando, a casa del nostro maestro, mi sono esibito, sono rimasti così colpiti da dirmi che mi volevano bene, ma che evidentemente io dovevo fare questo… E poi al Festival Microcosmi di Vittorio Cosma, quando sono tornato a suonare, si sono presentati con cartelloni giganti tipo allo stadio.  

C’è qualche artista italiano con cui ti piacerebbe collaborare?

E’ difficile scegliere. Francesco Gabbani, di cui la mia ragazza (Meg Pfeiffer, ndr) ha fatto una cover di Occidentali’s Karma, che tra l’altro ha anche come autore il gallaratese Luca Chiaravalli. E poi gli artisti preferiti di mia mamma, papà e fratello: Claudio Baglioni, Luciano Ligabue e il rapper Clementino. Mi piacerebbe tanto suonare nell’orchestra di Sanremo o accompagnare qualche cantante con la chitarra…

Quali sono intanto i tuoi prossimi programmi?

Un tour internazionale molto lungo che inizierà a settembre e poi vorrei continuare a pubblicare tanti video e spingere i limiti della chitarra il più lontano possibile. Il mio sogno di vita è di contribuire allo sviluppo di questo strumento a livello internazionale, innovare nella musica e suonare in tutto il mondo. Vorrei essere un diffusore di emozioni positive.


Due cuori e un palco

“Il mio trasferimento è dovuto principalmente all’amore”. Lo dichiara così, con romantica semplicità, Luca Stricagnoli, il virtuoso varesino che si è trasferito all’estero con la chitarra in spalla. “Non sono andato a vivere a New York: Meg (Pfeiffer, ndr) vive in Germania, in un paesino di duemila persone, e io volevo davvero stare con lei. Mi dà un sacco di forza”, prosegue: “Certo, per il mio lavoro sarei comunque via molti mesi, ma potrei vivere in Italia e prendere qualche aereo in più”. Chissà, un giorno forse potrebbe anche tornare: “Meg vuole imparare la nostra lingua, ama il nostro cibo e la compagnia degli italiani. Magari un domani potremmo anche farlo”, spiega, anche se l’ideale sarebbe andare in qualche città dove “le cose capitano”.

Intanto, Luca e Meg si esibiscono assieme nel mondo ed evitano i talent show: “Ci sono pro, ma anche contro: l’artista vale come il numero che ha sulla maglietta. Io capisco i tempi televisivi, ma pensiamo al sound check in due minuti… me lo hanno proposto, ma ho detto di no”.

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