Misteri del Castelasc

Ruderi imponenti su una collina varesina nascondono secoli di storia militare, da torri romane a battaglie medievali. Scoprite un sito unico, tra origini longobarde, lotte guelfo-ghibelline e un presente ancora accessibile.

di Redazione VareseMese

L’antico Castelasc di Cuasso al Monte continua a suscitare fascino per la sua posizione strategica e le vicende poco documentate. Le domande che seguono ricostruiscono con chiarezza la sua storia, la struttura e lo stato attuale.

Dove si trova esattamente il Castelasc e perché era così importante?

Il castello occupa l’intero crinale di una collina tra i 430 e i 455 metri di altitudine, a Cuasso al Monte, in provincia di Varese. La sua area misura circa 3.500 metri quadrati con un perimetro di 400 metri. La posizione su una gola ripida lo rendeva praticamente inespugnabile. Dominava la via storica da Milano ai passi alpini del San Gottardo e San Bernardino, controllava il lago di Lugano ed era vicino al fiume Cavallizza ricco di miniere. Faceva parte del sistema difensivo del Ceresio, in comunicazione con altri castelli come Morcote.

Qual è la sua storia dalle origini al Novecento?

La parte più antica è una torre di avvistamento gallo-romana del I-V secolo. In epoca longobarda (VI-VIII secolo) venne ampliato con una pianta insolita a ventaglio, forse da maestranze sassoni. Diventò presidio sulla via Como-Gottardo e fece parte del Contado del Seprio. Nel XIII secolo fu probabilmente possedimento dei da Besozzo, come caposaldo al confine con i Torriani durante le lotte guelfo-ghibelline. Dopo la vittoria dei Visconti perse importanza. Francesco Sforza ne ordinò la demolizione, ma era già abbandonato. Nel XVI secolo ospitò la parrocchia con due cappelle, poi divenne cimitero. Durante la Prima Guerra Mondiale fu riutilizzato nella Linea Cadorna come torre di osservazione. Oggi i ruderi sono invasi dalla vegetazione ma tutelati.

Com’era strutturato il castello?

Era orientato nord-sud e si sviluppava su quattro piani con tetto merlato alla guelfa. Il mastio aveva forma a prora di nave, visibile da 10 km, con parete sud priva di accessi. Sul lato ovest c’era una piccola torre con scala interna. La rocca nord-est, la parte più antica di origine romana, offriva vista sul lago. Il cortile si apriva a ventaglio con due cappelle (San Dionigi e forse Sant’Ambrogio), porta carraia, terrazzamenti e ruderi di magazzini. Le difese includevano mura, cortile protetto e probabile ponte levatoio.

Quali sono le caratteristiche uniche e le curiosità?

La pianta a ventaglio e il mastio a prora lo rendono paragonabile a pochi castelli europei, come Warkworth in Inghilterra. L’etimologia di Cuasso deriva probabilmente da covum (covo) più Sachsum (spada-sassone), legato ai Longobardi. Simboleggia la Varese nascosta, unendo storia romana, longobarda, medievale e moderna in un solo luogo.

I merli erano quadrati? Cosa significa “alla guelfa”?

Sì, il tetto era merlato alla guelfa, con merli quadrati tipici dello stile guelfo (a differenza di quelli a coda di rondine ghibellini). Questo dettaglio emerge da incisioni di Giuseppe Elena del 1835, tracce sui ruderi e descrizioni storiche. Non prova con certezza l’appartenenza politica, ma si inserisce nel contesto di confine con i Torriani guelfi.

Come si presenta oggi e come visitarlo?

I ruderi sono in discreto stato ma soggetti a degrado vegetativo. La vegetazione viene liberata in occasioni come le Giornate FAI. L’ingresso è gratuito e informale, senza orari fissi. Si raggiunge a piedi da Via Castello o Via Roma, con scarpe da trekking per il terreno ripido. Le recensioni lo definiscono poco accessibile ma magico. È inserito nei Luoghi del Cuore FAI. Nelle vicinanze si possono abbinare cascate del Cavallizza, oratorio di Maria dei Campi e sentieri escursionistici.

Perché vale la pena conoscerlo?

Rappresenta un simbolo potente della storia locale, tra mistero e accessibilità. Un sito che unisce epoche diverse in un paesaggio suggestivo, ideale per chi ama scoprire angoli nascosti della Lombardia.

 

 

Ricostruzione con AI sulla base della documentazione storica esistente.

 

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