Emergenza giovani

7 Dicembre 2020
Emergenza giovani

Anna Gervasoni, docente di Economia e gestione delle imprese alla Liuc di Castellanza e direttore di Aifi (Associazione italiana del private equitity, venture capital e private debt), analizza l’imperativo dell’anno che verrà

di Anna Gervasoni

Uscire dall’emergenza con maggior attenzione ai giovani e al loro percorso di crescita. Questo deve essere l’imperativo del 2021.

Cosa è accaduto quest’anno? Il lockdown di primavera, secondo i dati di uno studio Inapp, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, ha mandato a casa 330 mila giovani, su un totale di 430mila occupati. Del totale di questi ultimi, circa 100 mila è stato poi assunto altrove, sempre secondo lo studio, ma la fascia maggiormente penalizzata è stata quella degli addetti con età compresa tra i 15 e i 34 anni. Se vogliamo affrontare con serietà il tema del rilancio del nostro sistema imprenditoriale, dobbiamo focalizzarci sulla crescita professionale e l’inclusione dei giovani, che sono la risorsa del futuro. Devono potersi inserire nel meccanismo produttivo e dare il loro contributo in termini di conoscenza, apporto di nuovi punti di vista e paradigmi di pensiero. A oggi il nostro Paese non ha ancora una vera e propria politica per loro: bisogna accelerare il dialogo tra sistema formativo e impresa per creare i presupposti per una fluida accessibilità al mondo del lavoro, indirizzando i percorsi formativi verso le reali esigenze del mondo delle imprese e delle professioni e creando le condizioni perché i nuovi lavoratori siano portatori di innovazione e abbiano le competenze per inserirsi rapidamente. Fondamentali son anche i percorsi di crescita all’interno del mondo del lavoro, dove è centrale la possibilità di scambio e di visione con chi ha maggior esperienza. Un connubio di esperienze, che valorizzi la diversità generazionale, può aiutarci a superare il momento di discontinuità che stiamo vivendo. I giovani, del resto, sono il nostro più importante investimento: l’Europa ce lo dice con il programma di Next Generation EU, sottolineando, tra le varie iniziative, quanto sia importante investire nella transizione verso il digitale così da creare nuove figure professionali da affiancare a quelle esistenti. Non si parla si sostituzione, ma di affiancamento. L’Eduscopio della Fondazione Agnelli, che di recente fa ha pubblicato la classifica annuale sullo stato di salute della nostra istruzione e delle nostre scuole, sottolinea come il nostro Paese abbia percorsi pubblici di formazione italiana competitivi e di eccellenza, grazie anche alla classe degli insegnanti preparati e in grado di trasmettere conoscenza e strumenti che poi, unita alla passione e dall’intraprendenza giovanile, sono la chiave di tanti successi imprenditoriali. Ma questo deve intersecarsi con le esperienze e le competenze che i meno giovani possono e devono trasmettere. Innovazione è anche trovare nuove modalità di lavoro in team e di valorizzazione di carriere secondo schemi che prevedano incentivi alla collaborazione intergenerazionale. Quindi pensiamo a organizzazioni che prevedano approcci orizzontali, meno gerarchici e orientati a obiettivi, che coniughino diverse età, generi, competenze e professionalità diverse, con modalità di lavoro ibride, che abbiamo sperimentato. Attenzione al capitale umano vuol dire valorizzare la crescita dello stesso e predisporre nuovi schemi operativi in grado di valorizzare i differenti contributi. In questo processo gli Istituti di formazione superiore e le Università devono avere un ruolo, avvicinando le imprese e le professioni, realizzando progetti congiunti, stimolando l’offerta di stage e indirizzando gli allievi verso l’approfondimento dei temi che possono garantire un più facile ingresso nel mondo del lavoro. Nello stesso momento vanno mantenuti e potenziati gli incentivi per il reclutamento dei giovani, anche per evitare che i migliori scappino all’estero.

 

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