I Guelfi Ribelli

L’unico movimento cattolico organizzato che sfidò apertamente il fascismo negli anni del consenso, fondato e guidato da Piero Malvestiti, antesignano di una Democrazia Cristiana federalista ed europeista.

di Redazione VareseMese

In questa intervista vengono ricostruiti con precisione i fatti, le idee e il ruolo storico del Movimento Guelfo d’Azione, dalla nascita clandestina fino al suo contributo alla Repubblica e all’Europa unita.

Qual era il Movimento Guelfo d’Azione?

Fu l’unico gruppo politico clandestino di matrice cattolica che condusse, tra il 1928 e il 1943, un’opposizione organizzata, continua e programmatica al regime fascista. Non un semplice circolo, ma un vero movimento con struttura, manifesti e diffusione capillare, che superò l’attendismo di gran parte delle gerarchie ecclesiastiche.

Chi fu il suo leader e quale fu il suo contributo?

Piero Malvestiti (1899-1964), reduce della Grande Guerra e militante dell’Azione Cattolica milanese, ne fu il fondatore, il direttore e l’anima.

  • Coordinò l’attivitĂ  clandestina e la redazione dei documenti.
  • Arrestato nel 1933 e condannato a cinque anni (scontati in parte a Pianosa), continuò a guidare il movimento.
  • Nel 1942 incontrò segretamente De Gasperi e fu tra i principali estensori del Programma di Milano del 25 luglio 1943, redigendo anche la presentazione che annunciava la confluenza nella Democrazia Cristiana.

Come nacque e chi ne fece parte?

Fondato a Milano da Malvestiti e Gioacchino Malavasi, si ispirava alla tradizione medievale guelfa come simbolo di libertĂ  popolare e anti-autoritarismo.

Principali esponenti:

  • Milanesi: Malvestiti, Malavasi, Armando Rodolfi, Gaetano Carcano, Enrico Falck.
  • Bresciani: Pietro Cenini, Andrea Cazzani, Angelo Pina, Oliviero Ortodossi.

Quali erano i suoi principi fondamentali?

  • Motto: «Cristo Re e il Popolo – il Popolo e Cristo Re».
  • Ideologia: antifascismo “da credenti e da liberi cittadini”, radicato nella dottrina sociale cristiana della Rerum Novarum.
Denunciava il fascismo come «un ordine apparente che cela il disordine piĂą distruttivo».

Quali furono le azioni piĂą coraggiose?

  • Nel maggio 1931, durante la crisi tra Chiesa e regime, distribuirono migliaia di manifestini in Piazza San Pietro a Roma per il 40° anniversario della Rerum Novarum, denunciando la tirannide fascista.
  • Nel 1932 diffusero tre manifesti programmatici e sull’educazione delle coscienze.
Continuarono l’azione anche dopo gli accordi del 1931 tra regime e Santa Sede.

Come reagì il regime?

Il 20 marzo 1933 l’OVRA arrestò il vertice del movimento. Nel gennaio 1934 il Tribunale Speciale condannò Malvestiti e Malavasi a cinque anni di reclusione. Fu uno dei primi processi esemplari contro cattolici organizzati.

Come si concluse l’esperienza guelfa?

Negli anni della radicalizzazione fascista elaborò i “Dieci punti guelfi” (azionariato operaio, regionalismo forte, europeismo, giustizia sociale). Nel 1942-43 confluì nella Democrazia Cristiana attraverso il Programma di Milano, fortemente influenzato dalle idee guelfe.

Quale fu il suo ruolo dopo la guerra?

Gli esponenti guelfi ebbero incarichi di primo piano: Malvestiti partecipò alla Resistenza nella Repubblica dell’Ossola, fu deputato, Commissario europeo e Presidente dell’Alta Autorità della CECA dal 1959 al 1963.

Qual è l’eredità storica del movimento?

Fu l’unico movimento cattolico antifascista organizzato prima della guerra: radicale, coerente e capace di resistere all’attendismo diffuso. Grazie a Malvestiti, diede alla DC una componente federalista, autonomista, socialmente avanzata ed europeista, contribuendo in modo decisivo alla nascita della Repubblica italiana e alla costruzione dell’Europa unita. Dimostra che una minoranza di cattolici seppe coniugare fede e libertà nei momenti più bui.

 

Elementi principali dei Dieci punti guelfi

  • Europeismo e federalismo — Creazione di una ComunitĂ /Federazione degli Stati europei retti a sistema di libertĂ , con un parlamento europeo espressione diretta dei popoli (oltre che dei governi), cittadinanza europea accanto a quella nazionale e disarmo generale.
  • Azionariato operaio e compartecipazione — Immissione progressiva dei lavoratori nella proprietĂ  e nella gestione delle imprese (compartecipazione agli utili, al capitale e alla direzione).
  • Sindacati liberi e riconosciuti — Sindacati di categoria autonomi, obbligatori e riconosciuti per legge, con libera organizzazione del lavoro e rappresentanza proporzionale.
  • Regionalismo forte (quasi federativo) — Ampio decentramento, autonomia e potenziamento delle Regioni con funzioni normative, amministrative e finanziarie.
  • ProprietĂ  come funzione sociale — Riconoscimento del diritto di proprietĂ  subordinato alla funzione sociale e coordinato con i diritti del lavoro.
  • Giustizia sociale e lotta ai monopoli — Difesa della piccola proprietĂ , cooperazione, riforma del latifondo, bonifica e intervento pubblico contro le egemonie capitalistiche.
  • Politica economica orientata alla solidarietĂ  — Superamento graduale dell’autarchia e inserimento dell’Italia in un ordine economico internazionale.
  • Ispirazione cristiana della vita pubblica — Indipendenza e sovranitĂ  di Chiesa e Stato, rispetto della coscienza religiosa, ispirazione cristiana dell’azione dello Stato.
  • LibertĂ  e istituzioni democratiche — LibertĂ  come fondamento di tutti gli istituti, rafforzamento della famiglia, governo parlamentare stabile, decentramento comunale e regionale.
  • Politica sociale e demografica — Tutela della famiglia, politica demografica ispirata alla morale cristiana, assicurazioni sociali, tutela del lavoro italiano all’estero.

Questi punti furono elaborati in piena guerra, quando il regime mostrava i primi segni di crisi, e costituirono il contributo originale dei guelfi alla nascita della Democrazia Cristiana.

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