L’impeto della preghiera

6 Maggio 2019
L’impeto della preghiera

Il San Francesco in meditazione di Caravaggio ci illumina anche su Leonardo. Tutti e due hanno cambiato per sempre la storia dell’arte e in occasione dell’esposizione a Lugano dell’opera di Michelangelo Merisi ci siamo chiesti che cosa i due avessero in comune: una domanda che può essere banale per un esperto del settore, ma non per gran parte del pubblico

di Daniela Gulino

Il dipinto
Proveniente da una collezione privata, mai stato esposto prima né in Svizzera né in Italia, è stato mostrato durante i festeggiamenti dei quattrocento anni della costituzione della confraternita di San Carlo Borromeo a Lugano ed è probabilmente il prototipo di alcune riproduzioni successive. Icona intensa e particolareggiata, commissionata nel periodo riformistico per il rilancio della fede, è il frutto di una genesi da approfondire, che fa riflettere attraverso i suoi simboli sul Santo che parlava agli animali, esempio di umiltà, di povertà e sulla vita dopo la morte. L’opera è il risultato dell’invenzione di un autore che ha sempre creato scompiglio e curiosità, il Caravaggio, artista ribelle ed invidiato perché famoso in vita, cosa difficile a quei tempi.

Il collegamento tra Caravaggio e Leonardo
Lo storico dell’arte e accademico Paolo Giansiracusa ci spiega: “E’ molto semplice ed è documentato: Caravaggio è allievo di Simone Peterzano, che dichiara di essere stato alunno di Tiziano, ma si forma nell’ambito lombardo e conosce la pittura veneta. In quel periodo, in Lombardia, sono in voga due cose: la “tecnica del fuoco” e il “tonalismo con lo sfumato”, tipici di Leonardo. Quindi Peterzano ha trasmesso a Caravaggio due caratteri tecnici che sono tipici del grande maestro da Vinci”. L’esperto però prosegue: “Sarebbe una forzatura dire che Caravaggio è l’erede di Leonardo perché alla fine, invece, matura uno stile tutto suo, completamente diverso da quello che è la pittura calibrata, strutturata del rinascimento. Lui è un’onda impetuosa, una folata di vento incontenibile, mentre Da Vinci è equilibrio, staticità, strutturalità e così via”.

Il diverso sentire
Claudio Metzger, amministratore di Aion e organizzatore della mostra aggiunge: “Non si sarebbero piaciuti Leonardo e Caravaggio. Avevano ben poco in comune, ma erano entrambi uomini nuovi, veri rivoluzionari che hanno marcato la fine di un secolo – il Quattrocento per il primo ed il Cinquecento per il secondo – varcando la porta dei secoli nuovi da giganti, dopo i quali nulla fu più lo stesso. In comune avevano lo spirito d’osservazione, la ricerca del vero e l’introspezione psicologica. Leonardo studiava, scriveva, disegnava e probabilmente il disegno lo soddisfaceva di più della pittura – che richiedeva spesso tempi lunghissimi – che venivano accettati solo nella speranza che almeno terminasse; progettava, sperimentava e poteva permettersi anche di sbagliare. Caravaggio, il tempo non l’ha mai avuto; dipingeva dal vivo, non vi sono bozzetti o modelli, spesso modificava in corso d’opera persino la composizione. Probabilmente dipingeva come pregava, con impeto. Non so se Leonardo pregasse, ma se lo faceva, certo con un po’ d’invidia per la perfezione del Creato”.

In foto: San Francesco in meditazione – Michelangelo Merisi da Caravaggio – collezione privata

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