I PITTORI DEL CARDINALE

Tre maestri della scuola lombarda – Cerano, Morazzone e Procaccini – protetti dal cardinale Federico Borromeo per interpretare l’arte sacra della Controriforma con dramma, realismo e devozione.

di Redazione VareseMese

Le vite e le opere dei pittori di Federico Borromeo mostrano come la loro arte abbia dato forma agli ideali della Milano post-tridentina, influenzando profondamente il Barocco lombardo. Analizzando i tre protagonisti, emergono le diverse formazioni, i percorsi stilistici e i capolavori realizzati per il Cardinale.

Chi sono i pittori del cardinale e qual era il loro contesto nella scuola lombarda del primo Seicento?

I “pittori del cardinale” sono Giovanni Battista Crespi detto il Cerano (1573-1632), Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone (1573-1626) e Giulio Cesare Procaccini (1574-1625). Non formavano una vera e propria scuola accademica, ma un trio di artisti coetanei scelti e protetti dal cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano. Furono gli interpreti ideali dell’arte sacra post-tridentina: drammatica, devota, realistica nelle emozioni e al servizio della catechesi popolare. Il loro stile segnò il passaggio dal tardo manierismo al primo barocco lombardo, con forti contrasti luministici, espressività patetica e intensa teatralità religiosa. 

Qual è stato il contributo del cardinale Federico Borromeo alla rinascita artistica milanese?

Federico Borromeo, cugino di San Carlo, fu l’artefice della rinascita artistica milanese dopo il Concilio di Trento. Arcivescovo dal 1595, fondò la Biblioteca Ambrosiana (1609), una delle prime biblioteche pubbliche d’Europa, la Pinacoteca Ambrosiana (1618) donando la propria collezione e l’Accademia Ambrosiana di pittura, scultura e architettura (1621), con il Cerano come primo presidente. Nel trattato De pictura sacra (1624) espose il suo ideale: arte chiara, dignitosa, moralmente elevata e capace di commuovere i fedeli senza eccessi. Commissionò ai tre pittori pale d’altare, affreschi e soprattutto i Quadroni di San Carlo (1602-1610) nel Duomo di Milano, per tradurre in immagini la Controriforma borromaica.

Quali sono i tre protagonisti – Giovanni Battista Crespi detto il Cerano, Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone e

Giulio Cesare Procaccini – con le rispettive formazioni, ruoli, stili e opere principali?

  • Giovanni Battista Crespi detto il Cerano: Figlio di pittore (Raffaele Crespi), si forma a Milano e accompagna Borromeo a Roma (1596). Influenze: Gaudenzio Ferrari, Pellegrino Tibaldi, manierismo romano e fiammingo. Direttore dell’Accademia Ambrosiana dal 1621, architetto e scultore (progetti facciata Duomo). Stile drammatico e visionario, figure robuste scultoree, forti contrasti chiaroscurali, realismo espressivo; identifica spesso San Carlo con Cristo sofferente. Opere principali legate al cardinale: Quadroni di San Carlo (Duomo) – Il Santo visita gli appestati, Il Santo vende il principato d’Oria; Madonna del Rosario (Brera, 1614); Battesimo di Sant’Agostino (San Marco, 1618); La Madonna libera Milano dalla peste (Santa Maria delle Grazie, 1631); pale per chiese lombarde e bozzetti per la famiglia Borromeo (Isola Bella).
  • Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone: Trasferito bambino a Roma, bottega di Ventura Salimbeni e Cavalier d’Arpino; ritorno in Lombardia nel 1598. Specialista di affreschi nei Sacri Monti, collaboratore dei Borromeo per i temi carliani. Stile il più infuocato e teatrale del trio: luci violente, colori accesi, figure in movimento vorticoso, forte drammaticità. Influenze: Gaudenzio Ferrari e manierismo romano. Opere principali: Cappella del Rosario (Basilica di San Vittore, Varese, 1598-1599); Cappella della Flagellazione (Sacro Monte di Varese, 1608-1609); Quadroni di San Carlo (Duomo) – Carlo Borromeo che rinuncia ai benefici, Carlo Borromeo incontra Emanuele Filiberto di Savoia; Madonna del Rosario (Certosa di Pavia); San Carlo in Gloria (Borgomanero, Inverigo).
  • Giulio Cesare Procaccini: Figlio di Ercole Procaccini il Vecchio, famiglia bolognese trasferitasi a Milano. Inizia come scultore al Duomo. Porta a Milano influenze emiliane (Correggio, Parmigianino) e, più tardi, rubensiane. Stile elegante, figure morbide, panneggi fluenti e languore sentimentale; meno drammatico del Morazzone, più raffinato del Cerano. Opere principali: scene di miracoli nei Quadroni di San Carlo; Ritratto del cardinale Federico Borromeo (Museo Diocesano); Sposalizio mistico di santa Caterina (Brera); numerose opere per committenti privati milanesi e genovesi (Giovanni Carlo Doria).

Cosa rappresenta il Quadro delle Tre Mani?

Il Martirio delle sante Rufina e Seconda (olio su tela, 192×192 cm, ca. 1622-1625, Pinacoteca di Brera), commissionato dal nobile Scipione Toso, è il manifesto della pittura borromaica. I tre artisti dipinsero ciascuno una porzione distinta della stessa tela, confrontando i loro stili in un’unica composizione unitaria. Procaccini: Santa Rufina inginocchiata e l’angelo che la conforta (eleganza e dolcezza emiliana). Morazzone: carnefice centrale con turbante, soldato nell’ombra, angioletto con palma (drammaticità e luci teatrali). Cerano: Santa Seconda decapitata a terra, cavaliere a sinistra, putto con cane (realismo scultoreo e pathos macabro).

Quali sono le caratteristiche comuni della pittura lombarda borromaica?

  • Temi: quasi esclusivamente religiosi, con enfasi su martiri, estasi, penitenza e vita di San Carlo.
  • Stile: chiaroscuro marcato, gesti espressivi, corpi robusti e realistici, composizioni dinamiche.
  • Funzione: arte al servizio della Controriforma, per educare, commuovere e confermare la fede cattolica.
  • Tecnica: grande uso di affreschi (Sacri Monti), tele di grande formato, bozzetti preparatori.
  • Differenze interne: Morazzone è fuoco e dramma; Cerano è visione e sintesi scultorea; Procaccini è eleganza e morbidezza emiliana.

Qual è l’eredità di questi artisti?

Il trio dominò la scena milanese fino alla peste del 1630. I loro allievi (Daniele Crespi, Carlo Francesco Nuvolone, Tanzio da Varallo) e la generazione successiva portarono lo stile verso il pieno barocco. Le opere restano nei Sacri Monti (patrimonio UNESCO), nel Duomo di Milano, nella Pinacoteca di Brera e nell’Ambrosiana: testimonianza vivente del progetto artistico di Federico Borromeo.

 

 

 

 

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