VA che prospettiva! [VIDEO]

di Andrea Mallamo

Entro fine marzo la Camera di Commercio di Varese, con il supporto scientifico della Liuc, delineerà la strategia da seguire per lo sviluppo del territorio. Stakeholder chiamati a raccolta. Tra i punti-chiave c’è il rapporto con Milano

di Chiara Milani

Milano? Un’opportunità. Purché si sfrutti bene”. E’ un tris di risposte all’unisono, quello che abbiamo ricevuto a margine del primo appuntamento del progetto Varese in prospettiva, che si propone di rilanciare il territorio in 180 giorni. Tanti, infatti, sono quelli che si è data la Camera di Commercio che, con il supporto scientifico dell’università Cattaneo di Castellanza, intende entro fine marzo delineare le linee strategiche per lo sviluppo del Varesotto alla luce dei grandi cambiamenti in corso nel mondo.

Scenari globali e azioni locali

L’idea, infatti, è di procedere analizzando gli scenari globali per capire le azioni locali da intraprendere. E, in in un tale contesto, il vicino capoluogo lombardo non può che essere un punto di riferimento. Da più di un punto di vista.

Lunghi: “Possiamo trasformare i problemi in opportunità”

Ma è davvero possibile per un territorio riuscire a intercettare in anticipo le rivoluzioni in atto a livello planetario? Lo chiediamo al presidente dell’ente camerale, Fabio Lunghi, che è espressione del Commercio. “Se fosse possibile staremmo tutti meglio”, ci risponde: “Noi ci stiamo provando. La capacità analitica non ci manca. La nostra è una delle province più importanti del mondo sul versante economico, quindi dobbiamo avere questa voglia di farlo per noi e per le generazioni future. Perché ci sono problemi demografici, ambientali, legati alle tecnologie, ma dobbiamo trasformarli in opportunità”. Milano, con cui la nostra provincia confine, pare peraltro esserci riuscita in questi ultimi anni. “Io ritengo sia una fortuna esserle vicino”, commenta a tal proposito il “numero uno” della Cciaa di Varese: “L’Expo è stata un’opportunità incredibile, che anche il nostro territorio ha saputo sfruttare: è cambiato tutto dopo quell’evento. Io sono estremamente felice che Milano abbia saputo usare al meglio questa ondata post Expo per crescere e continuare a farlo. Ci sono delle grandi opportunità legate a questa esplosione del capoluogo di regione, che sta diventando metropolitano. Io immagino che i nostri figli, o i figli dei nostri figli, vivranno in una città metropolitana: noi dovremo capire come sfruttare questa ondata di sviluppo. Il nostro territorio ha tutte le potenzialità per farlo”.

Grassi: “Non dimentichiamoci l’indotto delle Olimpiadi invernali”

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente dell’Unione degli industriali della provincia di Varese, Roberto Grassi, che ci risponde così all’interrogativo se il capoluogo lombardo rappresenti un’occasione oppure un fratello maggiore troppo ingombrante: “Secondo me può essere una grande opportunità seguire questa accelerata che Milano ha avuto negli ultimi periodi, sotto tutti i punti gli aspetti, compreso quello di indotto turistico che deriva, per esempio dal fatto, che sia riuscita a portare a casa le Olimpiadi invernali 2026”.

Serati: “Il segreto di Milano? Ha fatto come noi”

Il perché ce lo spiega Massimiliano Serati, direttore della Divisione Ricerca della Liuc Business School: “Milano non ce lo ha raccontato, ma prima di Expo ha fatto un lavoro molto simile a quello che stiamo facendo noi oggi, che forse oggi è già datato, ma che è servito loro per avviare questa età dell’oro che stanno vivendo. Un’età dell’oro che dovrebbe ciclicamente essere già alla fine e invece continua. Il che ci fa pensare che il lavoro sugli scenari lo abbiano poi affinato ed evoluto in corso d’opera. E loro hanno affrontato proprio questi temi: la capacità di attirare cervelli, di essere produttivi, l’idea di internazionalizzarsi nel modo giusto, la sfida tecnologica, non indiscriminata, ma gestita. Concetti che noi ora, in maniera più adeguato ai tempi, stiamo provando a rilanciare”. Ma data la forte interconnessione tra le varie province lombarde, noi possiamo in qualche modo inserirci in questa età dell’oro? “Questo sarà proprio uno dei temi che affronteremo a gennaio: il rapporto tra il polo urbano di riferimento e le middle towns di contorno”, ci risponde l’economista: “E’ un rapporto che può avere diverse evoluzioni: la nostra scommessa è prenderci il buono, senza perdersi la nostra identità. Per far questo non possiamo lasciare andare le cose come stanno andando: dovremo pilotare il processo e, alla luce degli scenari e di quello che i tavoli metteranno a punto da qui a primavera, contiamo di poterlo fare”.

La prima reazione delle imprese: “Attenzione e spavento”

Fin qui, la proposta, ma qual è la prima reazione delle imprese? In sala, nelle varesine Ville Ponti, durante il primo appuntamento c’era “attenzione, ma anche spavento”, per dirla con le parole di Serati, che analizza: “E’ assolutamente normale. Viviamo continuamente bombardati da turbolenze socioeconomiche che gestiamo con la logica dell’emergenza: quando le rappresentiamo tutte assieme ce ne spaventiamo. Invece, questo deve essere uno stimolo per inquadrare meglio la realtà e affrontarla in modo più vincente”. Per avere veri e propri feedback, dunque, è presto. Ma i promotori li avranno intervistando le imprese da qui a primavera e coinvolgendo anche altri pezzi della società civile per capire quanto e come il messaggio sia stato recepito. Non resta che stare a vedere che cosa emergerà.

In foto:  la platea di skateholder riuniti a Ville Ponti

 

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