Regina dei fiori

La madre italiana del floral design

di admin

Il film d’animazione Mulan lo insegna: “l fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti”: la storia di Cecilia Serafino, che per reazione a una discussione col padre divenne pioniera dell’arte floreale

 

di Marco D. Introini

Cecilia Serafino di Torino può essere considerata a pieno titolo una pioniera dell’arte floreale in Italia, avendo formato intere generazioni di fioristi sin dai primi anni Ottanta.

Chiunque abbia mai avuto a che fare con lei, vede il suo volto illuminarsi ogni volta che parla di arte e di fiori.

Cecilia, come hai iniziato la tua attività? Che cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo dell’arte floreale?

“Ho iniziato nel 1970 un po’ per caso, quando la mia famiglia, attiva nel settore florovivaistico, cedette gli spazi dove aveva operato sin dalla sua fondazione agli inizi del Novecento, il costruttore che rilevò i terreni offrì a mia madre la possibilità di avere in prelazione uno dei negozi che sarebbero stati edificati. 

Negli anni di scuola avevo vinto delle borse di studio e quindi potevo contare su quelle risorse che però erano affidate a mio padre. Quando gli chiesi di averle a disposizione, mi disse che la priorità era l’azienda di famiglia. Così io per reazione decisi che invece avrei avuto una azienda mia, perché vidi in quella tracotanza una mancanza di rispetto per tutto ciò che facevo nella nostra attività.

Quindi, con l’aiuto di mia madre, avviai la mia attività. Inizialmente il negozio fu un outlet aziendale per distribuire i prodotti dell’azienda di famiglia: il punto è che io avevo tutta una serie di competenze artistiche oltre che botaniche, avevo fatto uno dei primi corsi di Ikebana, per cui per me era contronatura mettere in esposizione le cassette di merce così come arrivavano dalla produzione, così iniziai a comporre tutto ciò che vendevo, finché si arrivò al punto che la merce rielaborata e confezionata da me era l’unica a essere venduta

Come ti sei formata, dato che non c’era internet non era facile reperire informazioni e le scuole di arte floreale erano pochissime in Europa?

In quegli anni ci fu un cambiamento storico nel modo di lavorare i fiori, perché venne importata in Italia la spugna floreale, e l’importatore per promuoverne l’uso mi affidò la realizzazione della prima brochure, dato che le mie composizioni esprimevano al massimo il concetto di arte. Avendo mutuato le tecniche dall’ikebana, i fiori erano lavorati non nello stile dell’epoca di facciata, ma con grande ariosità e tridimensionalità, con molta attenzione a forme e colori.

Nel 1980 poi con la nascita della Scuola Federfiori divenni insegnante, partecipai per anni ai workshop delle principali scuole europee, e infine nel 2000 fondai Scultura Fiori che tutt’ora è un punto di riferimento per chi si occupa di arte floreale. Anche il negozio cambiò più volte: dal primo iniziale mi spostai in Corso Vittorio a Torino, lo feci crescere e poi acquistai il negozio di barbiere di fianco a me, lo ristrutturai tutto in stile umbertino, ricevendo il plauso anche dal Comune per il prezioso intervento di recupero storico.

Scultura Fiori ora è anche un ambiente culturale dove, oltre alle attività legate al fiore si presentano libri e si svolgono spettacoli, infatti il nome nasce dalla S del mio nome legata alla parola Cultura”

Le tue impressioni sulla realtà contemporanea?

C’è stato un miglioramento sotto il profilo della ricerca, nel cercare di creare design sempre più attuali; il pubblico non era abituato a vedere lavori di un certo tipo, mentre ora con l’avvento di internet il pubblico è preparatissimo, talvolta anche un po’ soverchiante nel pretendere cose che non hanno nessun fondamento tecnico. Un tempo ci si affidava al professionista recependone i consigli e le abilità artistiche, oggi è tutto un po’ vacuo, nell’eterna rincorsa all’immagine scopiazzata da qualche social.”

Se dovessi dare un consiglio a chi si avvicina per la prima volta all’arte floreale che gli diresti?

Di essere motivato, d’innamorarsi e di sentirsi drogato di fiori. Il nostro è un lavoro che ti droga con una scarica di emozioni e adrenalina, quando inventi. Poi quando un progetto è finito senti subito di doverne iniziare uno nuovo per ri-emozionarti. A un giovane poi direi di non aver paura di osare.”

Quanta sapienza e quanta grinta! Grazie Cecilia.

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