Empowerment politico: va meglio, ma non bene

9 Novembre 2020
Empowerment politico: va meglio, ma non bene

Non è soltanto lavorativo, il divario di genere che l’Italia deve colmare. Pure dal punto di vista dell’empowerment politico, infatti, nonostante qualche passo avanti fatto negli ultimi tempi, la disparità tra maschi e femmine rispetto ad altre nazioni europee resta evidente. Basti pensare che anche se oggi qui 1 parlamentare su 3 sia donna, il governo Conte abbia 7 ministri di questo genere e nel 2018 sia entrato in carica il primo presidente del Senato femmina, sempre stando al Gender gap report 2020 del World economic forum, il nostro Paese si posiziona assai peggio di Germania (dove Angela Merkel è al quarto mandato) e Svezia (che ha un parlamento composto dal 47,3% di donne contro una media europea del 32,1, anche senza aver mai avuto un Capo di Stato donna, a differenza di altri Paesi nordici). 

La scarsa rappresentatività non aiuta

Una situazione che certo non aiuta il Belpaese a prendere decisioni all’insegna dell’uguaglianza di genere in tutti i campi. Compreso quello del lavoro. Con tutte le conseguenze negativo che ciò comporta anche a livello economico. Per tutti.

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